Quel ramo… del Lago di Bracciano che guarda al futuro

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Parla Renato Cozzella, presidente del Consorzio di navigazione

E’ al secondo mandato come presidente del Consorzio di navigazione del lago di Bracciano Renato Cozzella, avvocato, classe 1975, sposato, un figlio di sei anni.
Cosa significa essere presidente di un consorzio come quello da lei presieduto?
«E’ particolare, partendo da diversi punti di vista e presupposti. Preliminarmente si pensa, e questo tendo a sottolinearlo, che uno lo faccia per ragioni di lucro e ciò non è, in quanto attualmente gli incarichi di presidenze di amministrazioni dei consorzi di Enti pubblici sono onorifici, quindi non consentono alcuna remunerazione. E’ un titolo assolto in maniera assolutamente gratuita. Si ricopre il ruolo per solidarietà, per volontà di partecipare all’attività della Pubblica amministrazione. Premesso questo va detto che è un ruolo molto gratificante, perché si hanno tante responsabilità, vedi per esempio la motonave, le assicurazioni, i permessi, qui si ha a che fare con il trasporto di persone, quindi si deve avere le relative norme di sicurezza, serve stare attenti a ogni dettaglio, curare la sicurezza, essere sempre puntuali. Sono grandi responsabilità. Ma si ha anche l’opportunità di fare esperienze importanti, ho avuto modo di conoscere ragazzi che vengono con le scuole per le classiche gite culturali; ci si relaziona con le pubbliche amministrazioni, con le università che hanno studi e interessi legati al lago; si ha a che fare con associazioni di ogni genere, culturali, gastronomiche, territoriali, enti di promozione turismo, perché comunque si deve essere a disposizione di tutto il territorio che vuole comunque lavorare, crescere e mettersi a disposizione per collaborare insieme e realizzare qualcosa di positivo. Si, tutto sommato è una discreta soddisfazione».
Di quanto è stata frenata in questo ultimo anno l’attività del consorzio?
«Per lo meno di un settanta per cento, e per una serie di motivazioni: la motonave, che poteva portare a bordo un numero limitato di passeggeri, l’imbarcazione stessa che non poteva viaggiare tutti i giorni; e l’equipaggio, che frequentando persone che hanno avuto il Covid è stato messo in quarantena fiduciaria, per cui è capitato di tenere ferma la motonave, che per obblighi di legge può circolare con non meno di tre elementi dell’equipaggio a bordo, e parlo del comandante, del capomacchina e del marinaio… Ecco, vede, se uno dei tre era insostituibile, la nave non poteva partire. Ma pandemia a parte negli ultimi anni c’era stato un calo dell’attività. Nel 2017 complice il repentino abbassamento del livello dell’acqua, e nel 2018 per lo stesso motivo non abbiamo potuto navigare, visto e considerato che quel livello si era ulteriormente abbassato; e ancora, nel 2019 ci si stava riprendendo ma abbiamo dovuto spendere denaro non tanto per garantire la navigazione, visto e considerato che il livello dell’acqua era risalito, ma non avevamo opportunità di attracco dove l’acqua continuava a essere bassa, per cui abbiamo dovuto eseguire lavori di adeguamento dei pontili e quant’altro per una stagione che è stata comunque ridotta. Nonostante tutto, questo è un consorzio che serenamente e dignitosamente continua a svolgere la sua attività».
Nato in Sardegna, napoletano d’adozione… dunque con radici marinare. Come direbbero nella sua Napoli… “che ci azzecca” un uomo di mare con il lago?
«Per tutte le attività inerenti al lago un po’ c’entro qualcosa… la barca a vela, la canoa… in età giovanile ho praticato entrambi gli sport, sia in mare che sul lago. Qui, al consorzio, mi ci sono ritrovato dopo aver letto un bando di concorso, partecipai, ritennero che il mio curriculum era adeguato e venni nominato».
Dal 2016, anno della sua prima nomina, fino ad arrivare a oggi. Quale è stato il momento bello e quale quello brutto, magari di quelli in cui viene in mente la classica frase del “chi me l’ha fatto fare?”.
«Un momento brutto risale al 2018, quando la navigazione era impossibilitata, col lago due metri sotto lo zero idrometrico. Più che non navigare non potevamo muoverci, visto che non avevamo gli attracchi. Fatti due calcoli avevamo bisogno di fondi ingenti, e quando riuscimmo a trovarli non sapevamo ancora se la stagione sarebbe stata gratificante e idonea a farci quanto meno riacquisire le somme investite. Fu un momento di grande preoccupazione. Ma uscimmo da quel momento negativo con discreta soddisfazione. Uno dei momenti più belli è rappresentato dalla manifestazione del giugno dello scorso anno, nonostante la pandemia, che comunque in quel momento appariva sotto controllo e aveva concesso una liberalizzazione delle “chiusure”, alcuni ristoranti erano aperti e c’erano soprattutto le norme sugli spazi aperti che consentivano maggiore libertà. Ecco, con questi presupposti fu organizzato il primo torneo di pallanuoto sul lago, protagoniste quattro squadre under 18 che partecipano ai campionati nazionali. Fu un momento importante, vissuto seguendo tutte le direttive imposte dalle regole indotte dalla pandemia, e nonostante questo la partecipazione fu gratificante. Fu gratificante vedere la gioia dei ragazzi, quella dei genitori. Talmente appagante che quest’anno potremmo replicare l’iniziativa».
Figlio, un giorno tutto questo sarà tuo. Se dovesse esternare questa frase davanti alle nuove generazioni, cosa lascerebbe per quel che riguarda il consorzio?
«Premesso che il consorzio ha più di trent’anni di storia alle spalle, per cui è sempre sopravvissuto e ha sempre avuto la sua attività… beh… mi auguro di potergli dire che negli anni in cui il presidente Cozzella ha diretto il consiglio di amministrazione ci sono state, nonostante le gravissime difficoltà di anni particolari, migliorie a livello tecnico, funzionale e logistico dell’attività. E, insieme ad altre istituzioni come l’Ente parco e i Comuni, stiamo cercando di dare una tutela concreta a livello ambientale a questo lago».
Abbassamento del livello dell’acqua del lago. E’ un problema che esiste ancora oggi?
«Adesso il problema è parzialmente rientrato, partendo dal presupposto che sono cessate le cause preliminari che causarono l’abbassamento del livello repentino e improvviso. La fonte di approvvigionamento dell’acqua per il lago, che non ha emissari ma che, come dicono alcuni esperti, potrebbe avere fonti sotterranee provenienti da sfoghi del vulcano, è la pioggia. Quest’anno la stagione non è stata eccessivamente piovosa, ma non ci possiamo lamentare rispetto agli anni precedenti. Il lago è risalito di un metro e venti, un metro e trenta, per cui dai due metri sotto lo zero idrometrico, attualmente ci troviamo a un 65…68… Per cui sono riprese regolarmente all’ottanta per cento tutte le attività. Sono rimaste interdette alcune zone ancora, come l’attracco all’Aeronautica militare, perché la banchina è ancora troppo distante, non abbiamo i fondali e soprattutto si è creato un avvallamento per cui non c’è l’opportunità di accedervi. E alcune zone non hanno ancora ripreso piena funzionalità. Ma quest’anno, covid permettendo, potremmo vivere una stagione più che discreta».
Quando guarda il lago prima di tornare a casa, la sera, cosa pensa?
«Speriamo stanotte non succeda qualcosa di devastante. Il lago è calmo e pacifico, ma un paio di volte all’anno si scatena e la sua furia fa impressione. Nell’arco di poche ore può accadere di tutto. E poi penso anche che sarebbe meraviglioso trascorrere la vita qui, a svolgere il mio ruolo di presidente, staccando la spina da tutto il resto».
Di che ha bisogno di questo lago?
«Da un lato ha bisogno di niente. Dall’altra, per esempio sotto il punto di vista turistico, ha bisogno di tante cose. Questo lago ha una fortuna, quella di essere un’area protetta, del resto fa parte del Parco naturalistico di Bracciano e Martignano. Ma questo è probabilmente anche un limite, perché non consente di svolgere determinate attività perché la burocrazia impera; ogni evento, ogni manifestazione necessita di una serie di autorizzazioni che rendono l’idea di partenza molto farraginosa. Il consorzio ha rapporti diretti con le amministrazioni, ma servirebbe una maggiore agilità per svolgere una serie di attività che agevolerebbero certe situazioni».
C’è un lago che l’ha impressionata al punto da dire “vorrei che il lago di Bracciano fosse come questo lago”?
«Quando ho avuto la possibilità, anche con la famiglia, di “visitare” altri laghi, mi muovo per andarli a vedere, anche per confrontarli col lago di Bracciano. Diciamo che il lago di Stresa mi ha particolarmente impressionato».
Massimiliano Morelli

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