Programmare e non improvvisare

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I dati diffusi dall’Istat descrivono una autentica catastrofe sociale. Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus a gennaio 2021, in Italia, si è registrato un crollo occupazionale del 4,1% con la perdita di 945.000 posti di lavoro. Nel Lazio, una serie di studi di settore raccontano di un 2020 segnato da 42.000 contratti a tempo indeterminato e 142.000 a termine in meno rispetto all’anno precedente. Si tratta di numeri impressionanti destinati, quando sarà superato il blocco dei licenziamenti, a impennarsi tragicamente. Il terziario è il settore più penalizzato. Nella nostra regione, nell’ultimo anno si è registrata la perdita di 62.000 unità tra commercio, ristorazione, attività sportive, ludiche e ricreative, filiera turistico-ricettiva. Nel territorio della Tuscia romana, caratterizzato da un’economia basata sul terziario, si assiste al crollo di tante attività che rischiano di chiudere o che sopravvivono a fatica.
I “ristori”, nonostante il cambio del nome, continuano a non rappresentare la soluzione. Nelle ultime settimane, in tutta la penisola, la rabbia sociale si è manifestata attraverso una serie di iniziative di mobilitazione e protesta, animate dai soggetti più colpiti dalle misure di contenimento della pandemia. Il Governo, pressato dal crescente malcontento, ha deciso di allentare le misure restrittive dal 26 aprile. Si tratta di provvedimenti, a mio giudizio, segnati da molteplici contraddizioni, tanto da suscitare perplessità e un diffuso dissenso testimoniato dal legittimo proseguire delle proteste.
Si continua a scontare improvvisazione e totale assenza di capacità programmatoria. Paradigmatica è la decisione di tornare alla didattica in presenza generalizzata per tutte le scuole di ogni ordine e grado. Come denunciato dai Presidi e dalle Organizzazioni Sindacali di categoria, larga parte delle strutture scolastiche non hanno condizioni per garantire quelle distanze previste dalle norme anticovid. Così come, in quasi tutti i centri di media e grande dimensione, il ritorno nelle scuole andrà ad appesantire la già preoccupante condizione di sovraffollamento dei mezzi di trasporto pubblico. Perché il Governo, visto che continua nella pratica degli “scostamenti di bilancio”, non investe per consentire una ripresa davvero in sicurezza, destinando le risorse necessarie per il potenziamento del trasporto pubblico e per l’edilizia scolastica? Ma soprattutto, cosa si aspetta per riaprire massicciamente ospedali, potenziare la medicina territoriale e raddoppiare il personale sanitario, visto che alla base della tragedia che stiamo vivendo – in termini di morti, sofferenze e attività ferme – vi è il tema dell’inadeguatezza, dopo oltre 30 anni di tagli, del Sistema Sanitario nel fronteggiare l’emergenza. Queste sono soltanto alcune cose da fare, per programmare riaperture in sicurezza, totali e definitive, accompagnandole con un maggior rispetto per gli equilibri della natura al fine di evitare ulteriori varianti del Covid 19 e nuovi spillover.
Cesare Caiazza

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