LAGONE

L’Italia condannata dalla Corte di Giustizia Ue per le polveri sottili

L’Italia condannata dalla Corte di Giustizia Ue per le polveri sottili
Novembre 12
11:00 2020

L’Italia ha violato sistematicamente e in modo continuativo tra il 2008 e il 2017 la direttiva europea sull’inquinamento atmosferico, in particolare sulle concentrazioni di particelle PM10 nell’aria di alcune città. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea oggi, a seguito di un procedimento partito dalla Commissione europea nel 2014.

“Dal 2008 al 2017 incluso, i valori limite giornaliero e annuale fissati per le particelle PM10 sono stati regolarmente superati nelle zone interessate”, si legge su una nota della Corte. La Corte ha specificato che è “irrilevante che l’inadempimento risulti dalla volontà dello Stato membro al quale è addebitabile, dalla sua negligenza, oppure da difficoltà tecniche o strutturali”.

Le violazioni dei limiti tra il 2008 e il 2017

Nel 2014, spiega la Corte di Giustizia Ue, la Commissione europea ha avviato un procedimento per inadempimento nei confronti dell’Italia in ragione del superamento sistematico e continuato, in un certo numero di zone del territorio italiano, dei valori limite fissati per le particelle PM10 dalla direttiva “qualità dell’aria”.

Secondo la Commissione, infatti, da una parte, dal 2008 l’Italia aveva superato, “in maniera sistematica e continuata, nelle zone interessate, i valori limite giornaliero e annuale applicabili alle concentrazioni di particelle PM10“, ai sensi della direttiva “qualità dell’aria”. D’altra parte, la Commissione muoveva censure all’Italia “per non aver adempiuto l’obbligo ad essa incombente” di adottare misure appropriate al fine di garantire il rispetto dei valori limite fissati per le particelle PM10 nell’insieme delle zone interessate.
Ritenendo insufficienti i chiarimenti forniti in proposito dall’Italia nel corso della fase precontenziosa del procedimento, la Commissione, il 13 ottobre 2018, ha proposto dinanzi alla Corte un ricorso per inadempimento.
Nella sentenza pronunciata oggi, 10 novembre 2020, la Corte, riunita in Grande Sezione su domanda dell’Italia, ha accolto il ricorso.
La Corte dichiara che l’Italia non ha manifestamente adottato, in tempo utile, le misure in tal senso imposte.

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