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Criticò Xi, «un pagliaccio»: 18 anni di carcere al miliardario «Cannoniere» 

Criticò Xi, «un pagliaccio»: 18 anni di carcere al miliardario «Cannoniere» 
Settembre 23
04:39 2020

Criticò Xi, «un pagliaccio»: 18 anni di carcere al miliardario

Accusato ora di corruzione, era sparito da marzo Ren Zhiqiang, immobiliarista vicino all’establishment del partito. A febbraio aveva scritto un pamphlet sulla gestione della pandemia da parte del governo

 

L’accusa è di «corruzione, concussione e appropriazione indebita» e gli costerà, oltre a diciotto anni di carcere, anche una multa di 4,2 milioni di yuan (circa 530 mila euro). Ma dietro la condanna per l’immobiliarista cinese Ren Zhiqiang, preceduta dalla sua inequivocabile sparizione – da marzo – ci sarebbe senza dubbio un suo pamphlet, scritto in inverno, in cui a proposito della gestione della pandemia scriveva che «non c’è nemmeno più davanti a noi un imperatore nudo (il riferimento è alla celebre favola “I vestiti nuovi dell’Imperatore”, ndr) ma un pagliaccio che, oltre a essere nudo, si crede imperatore». Xi Jinping non era mai nominato, ma sembrò il vero destinatario del saggio; la voce di Zhiqiang, che è figlio di un grande immobiliarista statale, viceministro negli anni Cinquanta e a sua volta imprenditore nel settore, è doppiamente fuori dal coro in quanto proveniente da una personalità «di famiglia» nella cosiddetta «nobiltà rossa», cioè nell’establishment del partito. Che lo ha subito sospeso per «pensieri anticomunisti» e messo sotto inchiesta.

Già nel 2016 il suo account Weibo — 37 milioni di seguaci — era stato sospeso per una critica a Xi, e lui era soprannominato «il cannoniere» per l’abitudine di esprimersi criticamente contro il Partito. Ora la condanna. Il tribunale popolare di Pechino ha trovato Ren Zhiqiang colpevole di avere accettato tangenti per 1,25 milioni di yuan (150 mila euro) e avere sottratto 50 milioni di yuan (6,5 milioni di euro). Lui avrebbe reso una «confessione spontanea» e rinunciato a ricorrere contro la sentenza.

 

Da anni il Partito Comunista cinese conduce una «lotta alla corruzione»: nel 2016 Xi vantò di avere già condannato «un milione di pubblici ufficiali» a vario titolo. Nel 2019, riportava la Suprema Procura del Popolo (organismo giudiziario che riferisce però al parlamento), erano state comminate 29 mila condanne per corruzione o concussione; il 90% in più dell’anno precedente. Sono in molti a denunciare che la «lotta alla corruzione» sia il pretesto per vere e proprie purghe. Il caso di Ren Zhiqiang in questo senso sarebbe esemplare.

(Corriere della Sera) 22 settembre 2020

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