Deposito nazionale rifiuti radioattivi, si farà

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Entro dicembre la mappa sarà pubblica

Il governo si impegna a risolvere con il Recovery Fund una questione dirompente che da vent’anni nessun esecutivo ha mai voluto affrontare per evitare la perdita del consenso elettorale nei territori candidati. Il progetto del Mise prevede nel 2020 il nulla osta e questa volta peserà il vincolo europeo

 

“Si prevede una durata dal 2021 al 2026, ipotizzando il nulla osta alla pubblicazione a fine 2020”. Sono due righe contenute in una pagina del progetto inviato dal Ministero dello Sviluppo Economico al Dipartimento per le politiche europee in vista del Recovery Fund. Appena un passaggio che ri-spalanca una questione annosa, con radici nel referendum del 1987 che spense le centrali nucleari italiane, e mai risolta: la creazione del Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi

(La Repubblica, 19/09/2020)

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Sogin: “Non solo centrali nucleari, sono 350 i produttori di rifiuti radioattivi”

In Italia il tema dei rifiuti nucleari non è solo quello delle centrali, ingombrante eredità del passato, ogni giorno in attività industriali e medicali se ne producono e devono essere gestiti in sicurezza. In tutto ci sono “350 produttori di rifiuti radioattivi”. Lo dice l’amministratore delegato della Società gestione impianti nucleari (Sogin spa), Emanuele Fontani, rispondendo alle domande nel corso della sua audizione alla Commissione ‘Ecomafie’.

Si tratta di materiali non omogenei fra loro per caratteristiche, si va dallo iodio usato per cure alla tiroide, “che decade in 75 giorni”, a carbonio e tritio, la cui “pericolosità è bassa ma i cui tempi dimezzamento sono lunghi”, spiega Fontani. Poi c’è “il fluoro prodotto in ospedale con i ciclotroni medicali”, che fa parte di materiali che “decadono in pochissimo tempo e non sono rifiuti, ma producono rifiuti”, sostanzialmente consistenti in altri materiali e strumenti con il quale entrano in contatto.

Ma anche i macchinari con cui si producono le sostanze radioattive medicali a un certo punto diventano rifiuto da gestire, e in Italia ci sono “50 ciclotroni medicali da sostituire”, spiega l’ad Sogin, citando “i casi di Napoli e Milano” dove si dovrà procedere a “smantellare dei ciclotroni medicali”.

I rifiuti prodotti dal nucleare civile “vengono collazionati dalla rete del Servizio integrato che li raccoglie, li trasferisce all’impianto Nucleco a nord di Roma, dove vengono trattati e condizionati, compatti e cementificati, e poi messi in un deposito”, spiega l’amministratore delegato Sogin, Emanuele Fontani.

Questa la situazione attuale, ma “ci sarà necessità del Deposito nazionale”, ricorda Fontani, è “una necessità del Paese”. In prospettiva, il deposito vedrà “il 60%” di occupazione dallo smantellamento degli impianti nucleari, mentre “il restante 40%” sarà a disposizione dei rifiuti del nucleare civile”, conclude.

(Dire, 16/06/2020)

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