LAGONE

“Social media. Opportunità e rischi per i giovani…

“Social media. Opportunità e rischi per i giovani…
Settembre 15
06:33 2020

…legati all’utilizzo della Rete”

 

Un articolato progetto presentato dal Dott. Gianluca Di Pietrantonio, esperto dal lungo curriculum, phd, collaboratore de L’agone

 

 

Premessa

L’avvento di internet, cambiando il nostro modo di studiare, di cercare lavoro e di lavorare, di fare acquisti, in poche parole, ha cambiato la nostra vita.

La comparsa di Facebook, social network per eccellenza, il gigante che recentemente ha dimostrato la sua fragilità, ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare ed entrare in relazione.

Da quando i telefoni cellulari si sono diffusi tanto capillarmente, consentendo l’accesso alle piattaforme social in maniera rapida, semplice, veloce e dinamica, questo modo digitale di comunicare è entrato nelle nostre abitudini e trascorriamo così tanto tempo online che diventa arduo fare una distinzione tra la vita dentro e la vita fuori dalla rete.

Ovviamente, questo stato di cose che coinvolge praticamente tutti senza distinzioni geografiche, di età, sesso, gradi culturali, espone chiunque ad una gradazione di rischi e problematiche, maggiormente, però, anziani e giovani. I primi in relazione al fatto che non essendo nativi digitali, si sono dovuti adattare alla comunicazione 2.0 con una disconoscenza quasi totale della rete e dei sistemi informatici; i secondi in quanto, nonostante la quasi naturale predisposizione all’interazione digitale, non ne conoscono comunque l’assetto e il funzionamento esponendosi con tutta la loro endemica vulnerabilità di personalità ancora in fase di strutturazione.

Di recente, nel Safer Internet Day, Telefono Azzurro ha considerato Internet “una trappola per ragazzi” lanciando l’allarme sicurezza in quanto, secondo uno studio recente dell’associazione per la difesa dei minori, per il 40% degli adolescenti il web rappresenta un luogo di minaccia e quasi il 40% ha paura del cyberbullismo.

A questo si aggiunga che la linea 1.96.96 già nel 2017 ha gestito cica un caso al giorno di problematiche riconducibili a Internet. Purtoppo non possono essere divulgate le statistiche dei fatti che, costituendo reato,  pervengono nelle varie Procure della Repubblica.

Se per i più piccoli i pericoli della Rete restano la pedopornografia, il cyberbullismo,  l’adescamento, la sextortion (o ricatto sessuale, consiste nel minacciare di rendere pubbliche le informazioni private di una vittima a meno che questa non paghi dei soldi all’estorsore) il grooming (Adescamento di un minore in Internet tramite tecniche di manipolazione psicologica volte a superarne le resistenze e a ottenerne la fiducia per abusarne sessualmente), non da meno sono i pericoli per gli altri utenti della Rete, in particolar modo i giovani, maggiori utilizzatori: le ricerche recenti consolidano il timore di divenire vittime inconsapevoli di una pericolosa esposizione ad uno strumento indubbiamente utile ma incontrollato e di cui, pertanto, aver paura. Gaming (un’esperienza videoludica estremamente soddisfacente), denaro, sessualità, ricerca di informazioni, contenuti personali, violenza e prevaricazione, contenuti lesivi/inadeguati veicolati attraverso lo streaming, il live e le stories. Internet permea la vita di bambini, adolescenti e delle loro famiglie, incidendo significativamente sulle abitudini e sulle relazioni.

Si aggiunga a tutto ciò lo sconfinato mondo delle fake news ovvero delle notizie o informazioni false che stanno trasformando la Rete dall’originario veicolo di conoscenza a un sottomondo di distorsione della conoscenza.

Sono allarmanti, poi, i dati relativi ai tempi di utilizzo di Internet da parte dei giovani e giovanissimi: un terzo degli adolescenti dedica al web più di 6 ore al giorno, nella fascia 8/11 anni lo fa oltre il 20%.  Le statistiche riportano che 1 ragazzo su 4 (25%) è sempre on line, il 45% si connette più volte al giorno, 1 su 5 è affetto da vamping ( nuova moda diffusa tra gli adolescenti che rimangono svegli fino all’alba per condividere foto, post e quant’altro sui social network – tra le frasi più lette nelle ore notturne sui social c’è “I used to sleep”, cioè “avevo l’abitudine di dormire).

Non meno inquietanti sono i dati raccolti relativamente ad altri aspetti:

1 ragazzino su 2 risulta iscritto a Facebook prima dei 13 anni, il 71% dei bambini riceve in dote uno smartphone a 11 anni, 4 genitori su 5 dichiarano di utilizzare i social network per comunicare quotidianamente coi figli, 4 ragazzi su 5 (il 73%) dichiarano di frequentare costantemente siti pornografici (il 28 % di esserne dipendente), il 12 % di esser stato vittima di cyberbullismo, il 38% di comprare regolarmente su Internet con la carta di credito dei genitori.

Indubbiamente c’è di che esser preoccupati, il che non dovrebbe esimere le Istituzioni, le professionalità competenti e le famiglie a correre ai ripari ognuno per la parte di rispettive competenza.

Lo scienziato Albert Einstein sosteneva che “Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma di coloro che osservano senza fare nulla”.

         Bisogna fare qualcosa, dunque.

 

Quello che segue è il nostro contributo proposto per correggere, nei tempi e nei modi ritenuti adeguati, l’uso scorretto della Rete e le conseguenze rischiose che una sua utilizzazione impropria può generare.

La prima parte del progetto si prefigge di far comprendere il funzionamento di una rete informatica, fornendo elementi semplificati di provider, identificativo ID ovvero la nostra traccia di identità digitale, componenti hardware e tipologie di trasmissione, problematiche e vantaggi d’utilizzo, gestione, trattazione e conservazione dei dati, cenni alle normative di riferimento e accenni alle responsabilità civili e penali.

Per il prosieguo non appaia banale fare un brevissimo accenno alla definizione letterale del termine “virtuale”, che è usato con diversi significati: dal latino virtus, in riferimento alla virtù nel senso di forza, in campo filosofico e scientifico viene usato come sinonimo di potenziale, che può accadere; in informatica è il significato di simulato, non reale. In senso strettamente letterale, che è in potenza e non in atto / rispondente a una volontà o a un progetto ma privo di riscontro reale o di manifestazione concreta; immaginario.

Il presente impianto progettuale prosegue, quindi, dalla chiarificazione dei concetti di realtà e virtualità, evidenziando i vantaggi dell’interazione virtuale e dell’utilizzo dei social network, analizzandone e valutandone la psicologia della manifestazione in rete.

Internet ha letteralmente rivoluzionato le nostre vite.

Il 30 aprile 1986 ha fatto il suo debutto in Italia e da quel momento in poi si è sempre più velocemente evoluto. Alla sua comparsa Internet è stato considerato un mero mezzo per svolgere delle attività e comunicare, ma nessuno, al tempo, immaginava potesse letteralmente sostituirsi ai rapporti fatti di “carne e ossa”, concreti, reali. E invece fenomeni di cyberbullismo, relazioni nate o finite in rete, gogne mediatiche sono esperienze all’ordine del giorno sul web.

Il fine è, pertanto, quello di valutare le implicazioni psicologico/comportamentali nell’utilizzo dei social network, con specifico riferimento alla possibilità di derive violente e/o devianti che vanno prevenute e corrette anzitempo alla loro repressione.

La difficoltà su cui intervenire è fondata proprio sulla natura digitale dei giovani che manifestano una difficoltà a discernere tra virtuale ed attuale e possibile e reale ritenendole modalità dell’essere contemporaneamente presenti.

Possibile e virtuale hanno chiaramente un tratto in comune, ed è il motivo per cui spesso vengono confusi: sono entrambi latenti, non manifesti. Il reale e l’attuale invece sono entrambi presenti, manifesti.

In fondo è l’antropologicamente convalidata necessità dell’uomo di indossare una maschera, trasfigurare la propria identità nel tentativo perenne di voler apparire diverso. Il travisamento ci rende liberi, riduce o annulla le nostre inibizioni e ci fa fare cose che non faremmo mai.

Con la maschera digitale, diventa arduo tratteggiare il profilo della personalità del comunicatore virtuale in virtù di un cambiamento radicale delle regole e delle abitudini di comunicazione tanto da non riuscire più a distinguere i comportamenti on line dagli altri.

Eppure quando le motivazioni e le responsabilità vengono traslate nello sconfinato mondo digitale, alcune caratteristiche psicologiche della comunicazione si modificano.

Nelle interazioni in internet ognuno può essere chi vuole, la maggior parte degli individui si costruisce e sostiene on line una versione in qualche modo accresciuta di sé stesso.

Questo voler apparire diversi da come realmente si è, va ad alimentare la parte narcisistica dell’individuo che se esasperata, può sconfinare in accessi patologici e spesso illeciti.

Una parte del piano di lavoro affrontata un altro aspetto: l’assenza della corporalità, se addirittura è preclusa l’immagine, la distanza e la garanzia (almeno apparentemente percepita) dell’anonimato, annulla la capacità empatica rendendo spesso gli individui totalmente insensibili all’afflizione degli altri riducendo, se non facendole trascurare del tutto, le conseguenze delle proprie azioni e l’impatto che producono nel prossimo.

La letteratura scientifica ha ormai dimostrato che il mezzo tecnologico pur essendo un “mezzo freddo” non determina l’annullamento degli aspetti emotivi dell’essere umano, anzi la Rete è diventata letteralmente un mondo a sè stante, un “come se”. Il virtuale si sta sempre più sostituendo al reale, con tutte le conseguenze del caso: disturbi internet-correlati, disturbi del comportamento, dipendenza, depressione, suicidi, alassetimia, comportamento compulsivi. Questi ultimi si basano, purtroppo, sul principio del piacere per cui basandosi su una sensazione fondamentale, sono molto difficili da estinguere.

Nel corso di questo progetto affronteremo gli aspetti emotivi, psicologici, relazionali e psicopatologici dell’utilizzo della Rete. Per poter scegliere consapevolmente bisogna conoscere tutte le diverse sfaccettature, tutti i diversi effetti che l’uso del mezzo può causare.

La Consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento e in un’era digitale così veloce e fugace, dove le risposte sono talmente facilmente e velocemente accessibili che quasi non ci si domanda più nulla, è difficile per i ragazzi fermarsi e riflettere, magari in silenzio, magari concentrati ad esplorare la propria mente e le proprie emozioni. In questo progetto faremo anche questo, aiuteremo i ragazzi a fermarsi a riflettere, a sentire, a percepire consapevolmente qual’é la strada migliore da percorrere.

Saranno successivamente forniti accenni di psicologia della comunicazione, proposti con esperienziali di immediata comprensione; sarà evidenziato come l’interazione virtuale può essere difficile in quanto vengono a mancare elementi indispensabili nella comunicazione. Basti pensare a tutti i segnali non verbali (la postura, il contatto visivo, le espressioni del volto) che non possono essere configurati in una comunicazione telematica. Questo può non trasmettere, e quindi lasciar interpretare a chi legge, le modalità di dialogo affidando all’inferenza, e non alla rilevazione, la distinzione dei toni aggressivi da quelli remissivi, assertivi, provocatori, conciliatori e via via di tutte le declinazioni intenzionali che affidiamo alle espressioni, al tono della voce, alla mimica affinché il nostro messaggio possa essere efficiente.

Il tracciato che ci occupa si snoderà, perciò, nella chiarificazione del fenomeno di prepotenza cibernetica nota come “cyberbullismo”, analizzando il fenomeno (tristemente in crescita secondo le ultime rilevazioni epistemiologiche) sotto il profilo dinamico, psicologico e giuridico. Saranno spiegate le ragioni alla base degli atteggiamenti di sopraffazione con un accesso alla biologia e all’etologia onde consentire la comprensione degli snodi disfunzionali.

Alla luce delle considerazioni conclusive in premessa, poi, appare del tutto inadeguato non integrare un lavoro di formazione, informazione e confronto senza coinvolgere le famiglie dei ragazzi, parte costituente imprescindibile per correggere in maniera consapevole eventuali abusi e usi incoscienti della Rete.

Se fino qualche anno fa, la cameretta di casa poteva essere considerato il posto più sicuro per i nostri figli, oggi è proprio qui che si nascondono le insidie maggiori.

Da ciò, quindi, la ritenuta necessità di affiancare ai progetti di formazione della scuola, un modulo previsto per il confronto con le famiglie, spazio deputato alle chiarificazioni eventualmente necessarie, ai suggerimenti e, se del caso, al supporto.

L’idea è pertanto quella di prevedere alcuni momenti, ovviamente in tempi extrascolastici, in cui poter offrire anche alle famiglie degli studenti il sostegno professionale eventualmente necessario per poter monitorare l’utilizzo della Rete dei propri figli e saperne garantire al meglio i tempi e le modalità funzionali.

Momento prezioso in cui permettere alle famiglie di confrontarsi con professionisti esperti che la scuola avrebbe il modo di offrire quale servizio integrativo a quello della didattica tradizionale.

La parte progettuale dedicata ai genitori prevede quindi argomentazioni in grado di placare le comprensibili ansie di fare o non fare abbastanza, agire nel modo corretto, proteggere i propri figli in modo valido, controllare in maniera adeguata senza sconfinare nell’invadenza che porterebbe al rifiuto fornendo nozioni di natura tecnica e settoriale.

Analogo sostegno specialistico potrà essere fornito per convalidare il rapporto fiduciario genitori/figli, per saper accogliere eventuali esperienze negative comunicate dai figli gestendo le proprie reazioni emotive senza ricorrere alla censura che porterebbe alla chiusura e all’incomunicabilità, acquisire le necessarie capacità di accoglimento della rabbia e della paura dei ragazzi, sostenendone l’autostima e i fisiologici smarrimenti identitari endemici dell’adolescenza, calibrare i confini tra vita privata e vita pubblica fino a poter offrire le più opportune strategie di risoluzioni nei casi (scongiurabili) di esperienze negative.

“Che nessuno sia solo” potrebbe essere il titolo di quest’area tematica.

L’intero impianto progettuale, studiato dai professionisti indicati in relazione alla loro preparazione dottrinale e alla rispettiva esperienza professionale lumeggiata a margine, sarà supportato da immagini e filmati e sostenuto da materiale inedito a grande impatto emotivo.

La realizzazione del programma passerà attraverso un linguaggio semplice e comprensibile gradato all’età e alla maturità dell’uditorio, all’interazione e alla sensibilizzazione emotiva, del che si garantisce il comprovato assorbimento e coinvolgimento.

Si consideri parte appendice al programma una serie di laboratori di confronto e verifica con i quali potranno essere testate le inclinazioni, le attitudini e gli apprendimenti; momento importante durante il quale potranno essere apportate eventuali calibrature e revisioni di eventuali disfunzionalità di utilizzo, facendone insieme l’analisi delle improprietà e le eventuali possibili conseguenze sotto i profili emotivi e giuridici.

Esperienza suggerisce che alla base dei comportamenti sconvenienti e delle degenerazioni di un utilizzo improprio della rete, ci sia sempre una quasi assoluta disconoscenza e una pessima etica informatica, oltre ovviamente alle inclinazioni deviate dell’individuo.

Quindi non si può prescindere dalla conoscenza il più possibilmente accurata dello strumento utilizzato per poterne consentire l’utilizzo affidando al libero arbitrio di ognuno la capacità di saper scegliere tra il giusto e lo sbagliato, tra ciò che è bene per sé e ciò che può essere male per sé e per gli altri.

Per tale imprescindibile considerazione, si è rivolto il riguardo ad una pianificazione didattico/esperienziale strutturata sulla possibilità di comprendere al meglio sé stessi e il funzionamento della rete e degli strumenti con cui interagire con la rete, attingendo e condividendo con i ragazzi le conoscenze fornite da diverse discipline scientifiche quali psicologia, antropologia, sociologia, etologia, informatica, giurisprudenza e filosofia.

La peculiarità dell’elaborazione progettuale può pertanto essere individuata nella modalità in cui la conoscenza viene condivisa con i ragazzi consentendone la funzionale acquisizione attraverso una prima parte prettamente divulgativa e didattica e una successiva convalida di sperimentazione pratica che comprovatamente coinvolge gli interessati sotto il profilo non solo acquisitivo ma anche emotivo e relazionale.

Non sfugga, infine, la sottesa e conseguenziale finalità del progetto di monitoraggio e contenimento di eventuali casistiche di criticità che, gestite con la professionalità e la riservatezza necessarie, consentirebbero alla scuola l’attuazione delle ritenute misure di contenimento, gestione e risoluzione.

 

 

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Il dott. Gianluca Di Pietrantonio è Psicologo della Devianza e dell’Analisi Criminale, Criminologo Forense, Analista Comportamentale, Sessuologo.

percorso di studi:
  • Laurea Triennale in Scienze delle Investigazioni [indirizzo giuridico e psicologico], Laurea Magistrale in Psicologia di Analisi Criminale, Laurea Magistrale in Psicologia della Devianza, specializzazione in Sessuologia Clinica – presso l’Università degli Studi de L’Aquila-
  • Master di I livello “Intervenire sulla scena del crimine; nuove strategie per la gestione delle vittime di violenza e abuso” conseguito presso l’Università Unicusano di Roma;
  • Master di II livello “Antropologia Filosofica e Forense, Criminologia e Tecniche Investigative Avanzate conseguito presso la Pontificia Facoltà Teologica S. Bonaventura con acquisizione della qualifica di Analista Forense;
  • Master di Alta Formazione Scientific Intelligence e Analisi Comportamentale Criminologica presso l’Università Link Campus di Roma con acquisizione della qualifica di Analista dei Reati commessi in Rete;
  • Dottorato di ricerca presso l’Università Tor Vergata di Roma, settore di Medicina Legale con acquisizione di titolo di Analista Comportamentale;
  • Specializzazione in Specializzazione in Psicologia Giuridica conseguita con Patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Roma;
  • Qualifica di conduttore di Training Autogeno, metodo Shultz – conseguita presso il Centro Italiano di Promozione alla Salute di Roma.)

Investigatore ed esperto di Sicurezza della Polizia di Stato (in questa sede si trascura di riportare le molteplici specializzazioni e qualificazioni professionali), lavora a ridosso dei fenomeni di abuso e sopraffazione di genere da oltre 25 anni.

Dopo una lunghissima esperienza investigativa presso la Squadra Mobile e la Criminalpol, ha fatto parte per 10 anni del pool istituito per il contrasto ai reati di genere dalla Procura di Roma e coordinato dal Procuratore Aggiunto, d.ssa Maria Monteleone.

Docente a contratto di Analisi Comportamentale presso la facoltà di Psicologia  dell’Università de L’Aquila, cattedra del prof. E.A. Jannini.

Docente a Contratto presso la Facoltà di Giurisprudenza e diversi Master della Link Campus University, cattedra della prof.ssa P. Giannetakis.

Fa parte del tavolo scientifico dell’Osservatorio e Ricerca coordinato dal prof. Iavarone (CNR) sui fenomeni di violenza di genere, di Bullismo e CyberBullismo, nonchè nel campo delle aree disfunzionali nei comportamenti deviati.

Nell’ambito di un progetto di ricerca di dottorato, ha condotto una ricerca epistemiologica e di analisi dei comportamenti disfunzionali a carattere predatorio sotto pulsione sessuale, studio acquisito da autorevoli Istituzioni dello Stato.

E’ Accademico Corrispondente della Pontificia Accademia Tiberina di Roma,  Accademico Onorario presso la Moscow University Sancti Nicolai – Accademia di Russia e Accademico Corrispondente  nell’Accademia degli Incolti di Roma;

Fa parte dell’Area Criminalistica dell’Accademia di Scienze Forensi fondata dal dott. Garofano, con sede a Modena;

E’ membro del tavolo scientifico dell’Associazione “Vite Sospese” per il fenomeno delle persone scomparse, patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Interno;

Fa parte del tavolo scientifico dell’Associazione “Amore è Rispetto” occupandosi di formazione e convegnistica relativamente al fenomeno della violenza di genere, bullismo e violenza agita;

Nel 2017 è stato ideatore di un esteso Progetto presentato dal Comune di Canale Monterano e realizzato nell’Istituto Comprensivo di Canale M. e Manziana “Realizzazione di azioni di rilevazione e strategie educative rivolte alla prevenzione, alla gestione e al contrasto del fenomeno del bullismo e del cyber bullismo” finanziato dalla Regione Lazio.

Tiene seminari sugli aspetti giuridici, psico-comportamentali e antropologici della violenza di genere in contesti universitari, scolastici, centri di formazione ed è relatore a convegni in ambiti istituzionali sui temi della sopraffazione giovanile e di genere.

Svolge attività di volontariato presso il Sovrano Militare Ordine di Malta del quale è Donato di Devozione.

Ha fatto pubblicazioni relative alle aree di pertinenza.

 

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