Lo scontro fra Lazio e Sardegna sui tamponi Covid ai turisti

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Da Roma chiedono che vengano fatti prima degli imbarchi per rientrare in terraferma.

Ma dall’isola replicano: “eravamo puliti, sono stati i vacanzieri a portare qui il virus”. Oggi i nuovi casi sono stati 44

Meno di tre mesi fa, sotto gli sguardi di un’Italia attonita, sfiancata da mesi di lockdown e ansiosa di andare in vacanza dal virus, si consumava uno psicodramma che vedeva opposti da una parte i lombardo-veneti e dall’altra parte le Isole maggiori sull’opportunità o meno di ospitare sulle spiagge sarde e siciliane turisti provenienti dalle aree più duramente colpite dall’epidemia. Ora, a vacanze quasi concluse, la scena si ripete, ma a parti invertite e con un nuovo protagonista, la Regione Lazio.

Il Lazio chiede test prima degli imbarchi

In buona sostanza, dopo un paio di mesi di spiaggia, feste e qualche eccesso nelle località turistiche della Sardegna, il Lazio teme i contagi di ritorno e a dare voce a tutta la preoccupazione della Regione è l’assessore alla Sanità che lancia un candido appello “affinché la Regione Sardegna possa fare i test agli imbarchi” per evitare “il propagarsi del contagio all’interno delle navi e dei traghetti, che sarebbe complicato rintracciare successivamente”. Il riferimento è alla rotta Olbia-Civitavecchia, la più battuta dai vacanzieri che non ne hanno voluto sapere di limitare bagni di sole e di mare al litorale laziale e ora – è il timore di Alessio D’Amato – tornano carichi di virus in una regione che, tutto sommato, nei momenti peggiori se l’è cavata abbastanza bene.

A dargli manforte arriva il presidente della Regione e leader del Pd, Nicola Zingaretti: “il Ministero della Salute e la Regione Sardegna devono urgentemente predisporre controlli con tampone agli imbarchi dei traghetti” scrive in una nota. E a sostegno della sua richiesta cita dati secondo cui “i positivi asintomatici agli sbarchi sono moltissimi, ma coloro che vengono eventualmente contagiati in viaggio non e’ possibile intercettarli allo sbarco perché il contagio si manifesta solo dopo alcuni giorni”.

A dargli ragione sembra venire il caso di Bracciano dove 12 ragazzi di ritorno dalla  della movida di Porto Rotondo sono risultati positivi e dal quale D’Amato prende spunto per rincarare la dose: “Ci aspettiamo un notevole incremento dei casi legato ai rientri soprattutto dalla Sardegna. Ribadisco la necessita’ di fare i test rapidi antigenici agli imbarchi”. I dati sul contagio nella regione sono effettivamente preoccupanti: record di nuovi casi dall’inizio dell’epidemia con 215 (ma zero decessi), di cui il 61% sono link di rientro.

La dura replica dall’Isola

Dai e dai, a Cagliari finiscono per perdere la pazienza: “Forse, sarebbe il caso che facessero loro i tamponi agli imbarchi da Civitavecchia per la Sardegna e non il contrario, perche’ la nostra Isola era ‘pulita’” dice all’AGI l’assessore regionale della Sanita’ Mario Nieddu, “Ricordo anche all’onorevole Zingaretti che i ragazzi romani che sono ritornati positivi nel Lazio, non si sono sicuramente infettati in Sardegna, ma probabilmente prima di arrivare qui si sono girati mezza Europa, in posti a rischio. Sono loro che hanno portato nell’Isola in virus e non il contrario”.

Per poi rincarare: “Quando noi avevamo chiesto di fare quest’operazione ci hanno presi in giro, a cominciare dai ‘compagni’ di Zingaretti, ma anche illustri e autorevoli esponenti del governo. Adesso che, invece, lo propongo loro, pensano che sia una genialata”.

A questo punto D’Amato decide di scendere a più miti consigli e di cercare una mediazione. “La reciprocità è la migliore tutela per i turisti” dice, “test rapidi antigenici, quelli validati dallo Spallanzani che stiamo utilizzando negli aeroporti romani e che danno una risposta in 30 minuti, agli imbarchi da e per la Sardegna sono tecnicamente la soluzione più efficace per garantire che positivi asintomatici non viaggino in maniera promiscua sulle navi. Nessuna polemica con la Sardegna, ma solo una collaborazione per la tutela della salute pubblica e per garantire la sicurezza della stagione turistica che e’ ancora lunga”.

Le reazioni a catena

Ma la miccia è stata innescata da troppo tempo e l’esplosione a catena coinvolge personaggi dello spettacolo e della politica. Su tutte si leva la voce di Rita Dalla Chiesa che scende in campo in difesa della Sardegna. “Basta aggredirla” tuona, “Siete andati tutti lì in vacanza perché sapevate che era uscita ‘pulita’ dal Covid. E voi, con la vostra incoscienza, l’avete infettata. Siete voi gli unici colpevoli. Se l’aveste rispettata la gente avrebbe potuto continuare a lavorare…”, scrive la giornalista e conduttrice televisiva in un accorato post su Twitter.

Ma c’è chi va oltre, come Ugo Cappellacci, deputato e coordinatore regionale di Forza Italia-Sardegna, che annuncia di aver presentato denuncia “contro il Governo Conte per epidemia colposa affinché vengano accertate le responsabilità dell’esecutivo sul ‘no’ ai tamponi prima delle partenze verso la Sardegna”.
“Spero che il governo centrale non consideri noi sardi untori, al più vittime di contagi non provenienti dalla nostra isola, e che inizi un dialogo costruttivo con il presidente e la giunta regionale della Sardegna, senza imposizioni o voltandosi dall’altra parte” incalza la consigliera regionale della Lega Salvini Sardegna, Sara Canu.
E intanto parlano i numeri: sono 44 i nuovi casi di coronavirus in Sardegna.Complessivamente, dall’inizio dell’emergenza, sono stati registrati 1.653 i casi di positivita’ al Covid-19. Oggi, non e’ stato comunicato alcun nuovo decesso: le vittime restano 134.

(Agi)

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