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Referendum taglio parlamentari, le ragioni del ‘sì’ spiegate dal M5s

Referendum taglio parlamentari, le ragioni del ‘sì’ spiegate dal M5s
Agosto 22
05:06 2020

L’appello del M5s per il referendum sul taglio dei parlamentari: “Su 50 milioni di elettori il Referendum è stato chiesto cioè dallo 0,000013% degli aventi diritto.

Ma il referendum si farà lo stesso perché 71 senatori hanno richiesto di sottoporre la riforma al vaglio popolare. Alcuni di questi sono senatori della Lega. E allora andiamo in massa a dire

“Il 20 e 21 settembre andiamo a votare per confermare la nostra riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari: da 945 a 600. Il MoVimento 5 Stelle vota Sì”. Lo scrive il M5S sul blog, parlando del referendum per la riduzione del numero dei parlamentari (che passerebbero da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato).

La consultazione si sarebbe dovuta svolgere lo scorso 29 marzo, ma è stata rinviata per via dell’emergenza coronavirus. È stato deciso l’accorpamento con le elezioni regionali in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle D’Aosta e Veneto, ma la Corte Costituzionale il prossimo 12 agosto potrebbe accogliere i ricorsi dei promotori del ‘no’ al referendum. Secondo i ricorrenti un election day, come quello del prossimo 20 e 21 settembre, potrebbe viziare l’esito del quesito referendario. Una campagna elettorale, che riguarda appunto 6 Regioni su 20 e  1149 Comuni su 7982 oltre potrebbe condizionare fortemente il risultato del referendum. Inoltre, dicono ancora i promotori del no, nella situazione di distanziamento sociale imposto dall’emergenza coronavirus è difficile organizzare una informazione adeguata per i cittadini durante il periodo pre-elettorale.

“Per noi il referendum – scrivono i pentastellati – è lo strumento più nobile a disposizione del popolo per incidere sulla vita politica, siamo gli alfieri della democrazia diretta.

Ma non possiamo non ricordare che i cittadini che hanno messo la firma per tenere questo referendum sono stati 669, a fronte delle 500.000 firme richieste dalla Costituzione. Su 50 milioni di elettori il referendum è stato chiesto cioè dallo 0,000013% degli aventi diritto. Ma il referendum si farà lo stesso perché 71 senatori hanno richiesto di sottoporre la riforma al vaglio popolare. Alcuni di questi sono senatori della Lega”, sottolineano i Cinquestelle.

“E allora – prosegue il post sul blog – approfittiamo di questa occasione per mandare un messaggio chiaro di rinnovamento e partecipazione: andiamo in massa a dire Sì, vogliamo rendere più efficienti la Camera e il Senato, perché sono le assemblee che rappresentano i cittadini, i titolari della sovranità popolare. Perché la riforma rende più efficienti il Parlamento? Vediamo un esempio: oggi alla Camera ci sono 14 commissioni permanenti, divise per materia e ognuna è composta da quasi 50 persone. Poi tutti i 630 deputati lavorano in Aula. Ognuno di essi è un legittimo portatore di emendamenti, istanze a volte di ordine generale a volte particolaristiche. Sono troppi! Così è difficile lavorare, il rischio di un dibattito infinito e troppo frastagliato è sempre dietro l’angolo”.

“Inoltre, quasi 1000 parlamentari in totale portano inevitabilmente ad una maggiore frammentazione tra svariati gruppi parlamentari, che a volte non rappresentano le principali forze politiche presenti nel paese ma gruppetti che servono solo a organizzare la sopravvivenza sulla poltrona.

Un numero più ragionevole di parlamentari obbliga invece ad avere meno gruppi politici, auspicabilmente solo quelli che corrispondono a partiti e movimenti votati dai cittadini. Per questo abbiamo proposto e approvato il disegno di legge che fa nascere una Camera da 400 eletti e un Senato da 200. È una riforma che porterà efficienza e quindi rafforzerà il Parlamento”, conclude.

La vicenda del referendum rischia di intrecciarsi con la polemica sul bonus 600 euro previsto dal decreto Cura Italia, richiesto da 5 parlamentari all’Inps (a quanto si apprende sono 3 della Lega, uno del M5s e uno di Iv). Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha twittato così: “Volete che facciano fuori i nomi dei 5 (dis)onorevoli del bonus 600euro? Vi capisco. Anche io. Allora appassionatevi anche al Referendum 2020 sul taglio dei parlamentari”

(fanpage)

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