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Beirut, arrestato il direttore del porto. Sulla sponda dell’enorme cratere generato dall’esplosione

Beirut, arrestato il direttore del porto. Sulla sponda dell’enorme cratere generato dall’esplosione
Agosto 08
04:38 2020

Al posto dell’hangar 12 del porto di Beirut, dove erano stipate le 2750 tonnellate di nitrato di ammonio che hanno generato un’esplosione devastante lo scorso 4 agosto, ora c’è un cratere invaso dall’acqua: da un’estremità all’altra ci sarebbero almeno 200 metri di distanza.

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Arrestato il direttore del porto. Scontri vicino al Parlamento, polizia usa lacrimogeni

Nell’ambito dell’inchiesta sulla terrificante esplosione avvenuta martedì 4 agosto che ha provocato almeno 154 morti e 5.000 feriti, il direttore del porto, Hassan Qureitem, è stato arrestato dalla polizia militare dell’esercito libanese dopo essere stato interrogato sotto la supervisione del procuratore che guida le indagini. Nei giorni scorsi 16 membri del personale portuale erano già stati arrestati: si tratta di 16 impiegati.

La protesta sociale

E ora l’esplosione del porto si trasforma in una protesta sociale e diventa un caso politico. Le forze dell’ordine libanesi hanno usato gas lacrimogeni per disperdere decine di manifestanti che protestavano dopo la gigantesca esplosione nel porto di Beirut, un episodio diventato il simbolo dell’incompetenza e corruzione delle autorità locali. I manifestanti hanno vandalizzato alcuni negozi e lanciato pietre all’indirizzo gli agenti nell’area del parlamento.

Alcuni manifestanti sono rimasti feriti durante le azioni della polizia. Sabato è prevista una grande manifestazione antigovernativa nel Paese dei Cedri, da anni in preda a una crisi economica senza precedenti.

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Il presidente Aoun: “Non escluso sia stato un missile o una bomba”

“La causa dell’esplosione a Beirut è ancora sconosciuta e c’è la possibilità che si sia trattato di un intervento esterno attraverso un missile, una bomba o qualcos’altro”. Lo ha dichiarato, secondo quanto riportano i media locali, il presidente libanese, Michel Aoun: “Non copriremo in nessun modo chi è coinvolto nell’esplosione”, ha assicurato il capo di Stato.

L’incendio nel cratere

Un incendio di limitate dimensioni si è sviluppato al porto dei Beirut, vicino al luogo dell’esplosione che ha distrutto una vasta area della città. Lo apprende il corrispondente dell’Ansa in Libano.

L’Onu chiede un’indagine indipendente

L’ufficio per i diritti umani delle Nazioni unite chiede un’indagine indipendente sull’esplosione di Beirut, insistendo sul fatto che “le richieste delle vittime che i responsabili siano individuati, devono essere ascoltate”. Il portavoce dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, Rupert Colville, ha citato la necessità che la comunità internazionale “si faccia avanti” per aiutare il Libano, sia con una risposta rapida sia con un impegno costante. Il Paese, ha detto, sta affrontando la “triplice tragedia di crisi socioeconomica, Covid-19 ed esplosione del nitrato di ammonio” che ha devastato la capitale. Colville ha anche chiesto che le persone più povere e i vulnerabili vengano rispettate, mentre Beirut e il Libano si ricostruiscono, e ha esortato i leader libanesi a “superare le situazioni di stallo politico e affrontare le lamentele della popolazione”. Il riferimento è alle grandi proteste scoppiate in Libano nell’ottobre scorso.

Il Papa invia un primo aiuto di 250mila euro

Il Papa ha inviato, tramite il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, un primo aiuto di 250.000 euro “in sostegno alle necessità della Chiesa libanese in questi momenti di difficoltà e di sofferenza”. Lo riferisce il Vaticano. L’aiuto è stato trasmesso tramite la Nunziatura Apostolica a Beirut e servirà per soccorrere le persone colpite dalla terribile esplosione. “A fronte delle urgenti necessità, è stata immediata la risposta di soccorso da parte delle strutture cattoliche, mediante centri di accoglienza per gli sfollati, unitamente all’azione di Caritas Libano, Caritas Internationalis e varie Caritas sorelle”, conclude la nota della Santa Sede

(La Repubblica)

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