LAGONE

Olanda. Amsterdam in piazza per Floyd: ora è allarme contagio Covid

Olanda. Amsterdam in piazza per Floyd: ora è allarme contagio Covid
giugno 04
05:23 2020

«Non pensavo che intervenissero così tante persone».

Queste le parole, affidate al quotidiano olandese AD, del sindaco di Amsterdam, Femke Halsema, (partito di sinistra GroenLinks) in risposta alle accuse sulla manifestazione contro il razzismo che si è svolta nella sua città, con circa 5.000 persone stipate nella piazza Dam. «L’organizzatore e la stessa polizia non se l’immaginavano prima che la notizia dell’evento cominciasse a diventare virale via Twitter e Facebook.

Non ho chiesto l’intervento delle forze dell’ordine per frenare l’afflusso per timore che fra la folla potessero esserci degli infiltrati provocatori, i quali avrebbero potuto trasformare una protesta pacifica,

com’è rimasta, in guerriglia. Inoltre molti indossavano la mascherina». Una difesa inaccettabile per il personale sanitario e i cittadini da mesi sottoposti a tanti sacrifici per rispettare le regole imposte per frenare l’epidemia da coronavirus. Il Partito della libertà ne ha chiesto le dimissioni. Il ministro della Salute De Jong ha invitato i partecipanti a sottoporsi al tampone in caso di sintomi riferibili al Covid-19.

La qual cosa fa ancora più rabbia, in quanto è solo da pochi giorni che finalmente i test potranno essere richiesti da chiunque pensi di essere entrato in contatto con il virus. Tanto che il Ggd, il Centro per la salute pubblica, è stato subissato da telefonate: 323.000 il primo giorno. I centralini sono andati in tilt e si sono potuti fissare meno appuntamenti di quanto era stato promesso. Il problema della mancanza dei tamponi, dovuto al fatto che l’Olanda ha sottovalutato la portata della pandemia, ha fatto sì che non venisse chiusa subito una fabbrica per la macellazione e lavorazione della carne quando tempo fa i dipendenti erano stati colpiti dal virus. Solo in seguito sono state chiuse due fabbriche simili dove il contagio aveva colpito un gruppo di migranti bulgari e rumeni privi di ogni tutela, «moderni schiavi», li ha chiamati un sindaco locale, portati al lavoro con piccoli bus sovraffollati.

Il premier Mark Rutte ha detto che proprio per evitare problemi il corteo di ieri a Rotterdam (sempre contro il razzismo) è stato interrotto dalla polizia.

Anche quello precedente si sarebbe potuta rimandare a quando i Paesi Bassi avranno fatto chiarezza sui dati reali della trasmissione del virus, di sicuro superiori a quelli emessi dal Ministero della sanità, (come il numero dei deceduti), la cui certezza si può avere solo con i tamponi. Purtroppo ora dovranno essere probabilmente utilizzati per affrontare una seconda ondata di contagi. Che si poteva evitare.

(Avvenire)

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