(La Repubblica) – Capacità di monitorare la situazione, di fare tamponi, indagini epidemiologiche e tenuta dei servizi sanitari. Sono questi gli elementi indicati nel decreto firmato oggi dal ministro della Salute Roberto Speranza in base alla quale, una volta in Fase 2 si torneranno a chiudere certe aree del Paese se l’epidemia dovesse ripresentarsi.
Il documento, presentato ieri alle Regioni, prevede uno schema in tre punti all’interno del quale sono elencati 20 indicatori. Il primo riguarda “indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio” e valuta la capacità di tenere sotto controllo almeno il 60% dei casi notificati, sia di positivi che non vanno in ospedale, sia di ricoverati. Poi è necessario inviare ogni settimana ad almeno il 50% delle Rsa delle checklist, per valutare. Il secondo riguarda “indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti”. Prevede la valutazione della percentuale di tamponi positivi effettuati, e anche della velocità nello svolgere i test, per far scattare l’allerta nel caso di aumento di pressione sull’ospedale. Tra i sintomi e il tampone, si dice, non devono passare più di 3 giorni.
Poi c’è la capacità di garantire risorse per il contact-tracing, l’isolamento e la quarantena. In questo caso bisogna anche avere organici di personale adeguati. Il terzo punto riguarda “indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari”. In questo caso si valuta l’andamento del contagio, valutando la situazione nelle ultime due settimane, anche attraverso il numero di riproduzione, che deve restare sotto l’1.
Vanno tenuti sotto controllo anche gli accessi al pronto soccorso e la pressione sulle terapie intensive (i casi Covid devono occupare meno del 30% dei posti) e dei reparti di area medica (meno del 40% dei posti). I vari indicatori vanno inviati quotidianamente, ogni cinque o sette giorni o anche mensilmente a seconda del tipo. Si parte dal presupposto che dopo le prime aperture ci sarà comunque un incremento di contagi, che va però tenuto basso. Alla fine della circolare ci sono due algoritmi basati sui vari indicatori che servono a decidere se chiudere di nuovo alcune zone.


