LAGONE

“Homo homini lupus”, una riflessione di Claudio Cappabianca

settembre 03
09:00 2019

Homo homini lupus

Questa antica frase, coniata per la prima volta da Plauto e successivamente utilizzata con significati più o meno similari, sta a definire la natura umana pervasa di egoismi in stretta relazione con il naturale istinto di sopravvivenza.
Perché questa introduzione? Le recessioni economiche, sempre esistite e con cadenza periodica, hanno natura certamente non casuale ma hanno il fine di riequilibrare mercati e poteri economici di pochi oligarchi su scala mondiale. Anche da una lettura poco approfondita della storia dell’umanità, si può evincere come le guerre hanno tutte il fine di predominio di una popolazione su altre, solo ad esclusivo beneficio del vincitore: per giustificare la guerra si fa ricorso alle differenze di religione, colore della pelle, tradizioni e quant’altro possa giustificare morte e genocidi. Anche la tecnologia ha dato anche man forte per annientare il senso di colpevolezza dei singoli soldati: droni che possono seminare morte a chilometri di distanza, missili teleguidati etc, etc.
Senza andare molto indietro nel tempo, possiamo ricordare come l’Europa conquistando l’America sterminò intere popolazioni, indio, aztechi, e arricchì nazioni varie nazioni che così beneficiarono di tesori, espansioni territoriali e risorse naturali. Oggi che l’incremento demografico e il fabbisogno di materie prime sono in crescita esponenziale, le nazioni industrialmente più avanzate richiedono ancora una volta sacrifici a quelle più deboli. Le richieste prevedono sia uno sfruttamento di territori per fini estrattivi o per produzione agroalimentari, vedi l’acquisizione di aree del centro-sud Africa e dell’America Latina, sia di mano d’opera a costi ridotti, moderna forma di schiavismo.
Per il primo caso, vediamo l’indifferenza nel distruggere la foresta amazzonica, ogni anno sparisce un’area pari all’Austria, oppure installazioni di pozzi petroliferi in zone protette dell’Alaska. Da fonte New York Times risulta che i controlli nel corso del 2019 sono diminuiti del 20% rispetto allo scorso anno;  nel 2009 con la legge che abbatté la deforestazione escludendo dai crediti agevolati i contadini e gli allevatori delle zone più depauperate si ebbe un calo notevole degli incendi fuochi. Dal 2015 si  è invertita la tendenza a deforestare, secondo l’Earth Innovation Institute, per coprire l’aumento mondiale della domanda di olio di palma, carne e soia, ovviamente per i paesi “ricchi”.
Il secondo caso, la deportazione di masse lavorative da zone depresse è stato causato per sopperire al progresso industriale basato sul consumismo: vedi le navi “negriere” che hanno trasportato persone senza alcun diritto, per il progresso industriale italiano abbiamo assistito allo svuotamento del Sud Italia per alimentare le fabbriche del nord. Anche in questo caso, solo di rado si è verificato un processo di inserimento di persone culturalmente molto lontane: case non affittate ai meridionali, salari inferiori. Terminato il boom industriale italiano, assieme al fabbisogno di ulteriore manodopera, la maggiore scolarizzazione degli italiani alcuni settori, quali agroalimentare e terziario, la manovalanza è stata sostituita con immigrati.
Il fenomeno dell’immigrazione è divisibile in: immigrazione da zone di guerra e immigrazione di tipo economico e ambientale. Le guerre sono in genere un’altra contraddizione dei paesi ricchi che fomentano odio, corruzione pur di fare guadagnare le proprie industrie belliche. Analogamente, il non rispetto alcuno per l’ambiente ci permette di esportare le nostre produzioni più inquinanti ma anche i nostri rifiuti.
Assistiamo taciturni e molto spesso supini, a un dilagare di false informazioni e a un taglio netto della vera cultura, a un linguaggio dei nostri rappresentanti politici pieni di slogan, vuoti di ogni significato, ma pieni di insulti per coloro i quali non sono allineati. Pensiamo di esternare il nostro dissenso, non con manifestazioni pubbliche e organizzare secondo schemi collaudati, ma attraverso social network che sì possono avere una funzione aggregante, ma se poi non viene dato una logica sponda risulta essere solo una chiacchierata da bar.
L’insorgere di movimenti di estrema destra, vedi elezioni in Germania, dovrebbero preoccuparci, assistiamo ogni giorno a manifestazioni con simboli e slogan inneggianti alle peggiori dittature, di cui ne abbiamo avuto un esempio non molti anni fa.
Ci auguriamo che il nuovo governo dia maggior peso all’istruzione e ad una informazione più attenta e corretta.
Claudio Cappabianca( consigliere Ass.ne L’Agone Nuovo)

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