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La Asl Roma 5 interviene sul “disagio da lavoro”. Al via il progetto “Prevenzione del fattore di rischio psicosociale e delle patologie stress lavoro correlate”

La Asl Roma 5 interviene sul “disagio da lavoro”. Al via il progetto “Prevenzione del fattore di rischio psicosociale e delle patologie stress lavoro correlate”
maggio 11
07:56 2018

 Quintavalle: “Non solo un adempimento normativo. Andremo oltre l’individuazione delle criticità a favore di un miglioramento dei processi organizzativi, del clima aziendale, delle performance assistenziali e della diminuzione di sprechi e rischi clinici. L’obiettivo è quello di costruire una nuova cultura a misura di uomo”

Tivoli, 10 maggio 2018 – “La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congedo di sofferenza” (Adriano Olivetti, ai lavoratori di Pozzuoli 1955). Questa la frase che costituisce l’anima del progetto che sarà portato avanti dall’Associazione APOLIS all’interno della Asl Roma 5 “finalizzato a garantire nell’ambito della Asl Roma 5 un’attività di studio e formazione in merito al rischio psicosociale dei processi organizzativi, con lo scopo di definire un sistema in grado di attuare un’adeguata prevenzione dei disagio di chi “abita” il contesto lavorativo e incrementare una cultura organizzativa che miri a “una corretta gestione della dimensione psicosociale dei processi organizzativi, migliorare il clima organizzativo, aumentare le performance assistenziali, diminuire gli sprechi e i rischi clinici, migliorare l’economicità dei processi”. Lo scopo è mettere in sicurezza le singole strutture organizzative e ridurre il rischio d’insorgenza delle patologie stress lavoro correlate che sono complesse e molteplici.

“Il “disagio da lavoro” – spiega il presidente dell’associazione, Enzo Cordaro – matura all’interno di un contesto sociale disfunzionale, il quale riesce a rendere conflittuali le relazionalità e inefficaci i processi comunicazionali dei gruppi sociali che vi operano. Secondo questa considerazione per fare un’adeguata prevenzione del disagio da lavoro non sono sufficienti interventi tecnici che mirano solo a rilevare la problematicità soggettiva, ma si ha la necessario di agire sulla complessiva dell’organizzazione in analisi che con la continuità necessaria, sia in grado di analizzare i contesti organizzativi, modificarne “L’ETOS” dominante e intervenire per migliorarne la vivibilità sociale. Quest’azione impone, sia un’attenta valutazione delle caratteristiche della “cultura organizzativa” e sia adeguati interventi in grado di attuare modifiche dei modelli operativi per renderli maggiormente funzionali al contesto. Provvederemo ad analizzare e valutare le dimensioni psicosociali dei processi organizzativi; a rilevare le situazioni a rischio; a garantire nelle situazioni maggiormente problematiche interventi in grado di ridurre il rischio; a creare “momenti formativi e spazi di ascolto” riferiti sia al singolo soggetto e sia a gruppi e curare in modo particolare l’informazione e la formazione del personale”

Quindi chiedere per conoscere per capire per agire e migliorare. Non basta sapere “Tu che problema hai e come stai” ma è indispensabile, per interpretare il disagio come conseguenza della realtà lavorativa, connettere la dimensione individuale con il contesto in cui le persone sono inserite, verificare la potenzialità “patogenetica” del sistema organizzativo e predisporre interventi in grado di ridefinire il modello relazionale, ridurre il conflitto e le costrittività organizzative, ridefinire un sistema comunicazionale dei gruppi di lavoro.

In ultima istanza proporre sistemi virtuosi in grado di dare forza alla capacità di autopoiesi dei sistemi organizzati e incrementare la forza di coesione dei gruppi. Lo strumento prioritario sarà un’attenta azione formativa che sia in grado di dare consapevolezza ed conoscenza.

L’obiettivo è quello di lavorare meglio per vivere meglio e nessuno è, e sarà mai, sotto “processo”: si chiede per sapere non per punire.

IL PROGETTO – LE FASI

“Nel progetto l’attività si articola in una prima fase di studio finalizzato a rilevare il modello psicosociale che influenza la vita nei diversi presidi sanitari. Lo scopo dell’indagine è quello di penetrare la conoscenza dei modelli comportamentali dei gruppi operativi e di attivare successivamente una seconda fase dedicata a definire moduli formativi specifici per presidio e/o servizio con lo scopo di rimuovere e/o modificare le disfunzioni organizzative. L’obiettivo ultimo risulta quello di prevenire il disagio da lavoro e di porre le singole strutture analizzate in grado di creare adeguati spazi vitali maggiormente funzionali all’operatività”.

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