22 Marzo, 2026
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Terzo incontro del Progetto di Educazione al Consumo consapevole promosso dall’ARSIAL all’Istituto Alberghiero di Ladispoli

Degli Etruschi David Herbert Lawrence amava lo slancio vitale, il calore e la raffinatezza. Jacques Heurgon, il celebre storico francese che ai Tirreni dedicรฒ buona parte della sua carriera, ne sottolineava, invece, lo โ€œsplendido arcaismoโ€.
Si continua a parlare di Etruschi allโ€™Istituto Alberghiero di Ladispoli, nellโ€™ambito del Progetto di Educazione al Consumo consapevole โ€œSapere i saporiโ€, promosso e finanziato dallโ€™A.R.S.I.A.L. (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e lโ€™Innovazione dellโ€™Agricoltura del Lazio). โ€œQuesta giornata di studio รจ dedicata al vinum mulsum. โ€“ ha spiegato la Dirigente Scolastica Prof.ssa Vincenza La Rosa โ€“ Il vino รจ una bevanda ricca di storia e di cultura. Il percorso iniziato ad aprile e dedicato alla scoperta delle radici etrusche dellโ€™enogastronomia laziale, assume oggi una connotazione tecnico-pratica. Dopo i seminari, il laboratorio. Siamo convinti che solo unโ€™efficace sinergia fra sapere e saper fare possa coinvolgere pienamente gli studenti, favorendo la loro crescita integraleโ€.

โ€œFacendo seguito alle lezioni che si sono svolte nelle scorse settimane sulla civiltร  e sulle tecniche di viticoltura etrusche (in particolare, sulla vite maritata) โ€“ ha aggiunto il Prof. Michele Comito, Docente di Sala dellโ€™Istituto Alberghiero di Ladispoli โ€“ oggi affronteremo direttamente, in laboratorio, la preparazione dellโ€™antico vinum mulsum. Eโ€™ molto importante che gli allievi acquisiscano unโ€™adeguata consapevolezza dellโ€™evoluzione e della storia del gusto. Solo in questo modo sarร  possibile per loro riconoscere nel presente il punto di arrivo di un lungo processo storico e culturaleโ€.

Ad affiancare il Prof. Michele Comito, giovedรฌ 18 maggio, cโ€™era Catia Minghi, Sommelier e segretaria della F.I.S.A.R. (Distretto di Civitavecchia e Costa Etrusco-Romana), che ha spiegato nei dettagli le caratteristiche del mulsum. โ€œIl vino degli antichi Etruschi era molto diverso da quello che oggi beviamo โ€“ ha sottolineato Catia Minghi โ€“ Veniva servito con acqua, in dosi prevalenti, in quanto bere il solo vino era considerata unโ€™usanza barbara e sacrilega. Inoltre, si aggiungevano miele e resine, che avevano lo scopo di renderlo piรน stabile e piรน adatto alla conservazione e al trasportoโ€. Catia Minghi ha quindi spiegato le caratteristiche della antiche cantine: โ€œI livelli erano tre: uno per la pigiatura delle uve, uno per la fermentazione e uno per la conservazione. โ€“ ha aggiunto โ€“ Per averne unโ€™idea, basta visitare lโ€™Enoteca Regionale dellโ€™Umbria, scavata nel tufo e situata nei sotterranei del Palazzo del Gusto, nel quartiere medievale di Orvietoโ€. Catia Minghi ha quindi descritto agli studenti le caratteristiche del vitigno Sangiovese ( la cui origine รจ, con buona probabilitร , etrusca): โ€œCavallo di razza dellโ€™enologia italiana โ€“ ha spiegato Catia Minghi โ€“ il Sangiovese รจ uno dei vitigni italiani piรน diffusi (le aree coltivate coprono infatti circa l’11% della superficie viticola nazionale)โ€.

Ma allโ€™Alberghiero di Ladispoli si รจ parlato anche della centralitร  del miele nel mondo antico. โ€œLa venerazione dell’ape e del miele รจ una costante lungo lโ€™intero corso della storia. โ€“ hanno spiegato i relatori โ€“ Odi, canzoni e versi sono state scritti in loro onore in ogni epoca. Una delle testimonianze piรน antiche della sinergia tra uomo e ape risale addirittura al Neolitico e si trova in una rappresentazione rupestre rinvenuta in Spagna nei pressi di Valencia (7.000 – 5000 a.C.). Egizi, Sumeri, Assiri, Babilonesi, Celti, Greci, Romani: ognuna di queste civiltร  ha sviluppato un proprio modo di costruire le arnie e di utilizzare il miele, che anche presso gli Etruschi rivestiva un ruolo di primo piano. Il motivo non รจ legato esclusivamente ad una sua indubbia utilitร  come additivo e dolcificante nelle preparazioni enogastronomiche, ma anche e soprattutto al suo valore simbolico-sacrale. Non bisogna infatti dimenticare โ€“ hanno aggiunto i relatori โ€“ che le api erano considerate tramiti fra Cielo e Terra, vere e proprie โ€œmessaggere celestiโ€, in grado di โ€œtrasformare il Sole in mieleโ€. Lโ€™idromele, il fermentato piรน antico della storia, era ritenuto non a caso โ€œla bevanda degli deiโ€. Lo stesso Cicerone ricorda la tradizione degli aruspici etruschi di trarre vaticini non solo dal volo degli uccelli, ma anche da quello delle api. Per non parlare dellโ€™articolata e complessa gerarchia che caratterizza la straordinaria โ€˜societร  delle apiโ€™, anchโ€™essa molto studiata nelle civiltร  antiche, compresa ovviamente quella etrusca.

E il miele era, appunto, ingrediente essenziale delle tre piรน diffuse bevande dellโ€™antichitร : dallโ€™idromele della tradizione celtica al Kykeion greco, passando per il vinum mulsum con la cui preparazione si sono cimentati gli studenti dellโ€™Istituto Alberghiero, assistiti dal Prof. Michele Comito e dalla Sommelier Catia Minghi. 125 g di miele per ogni litro di vino: queste le proporzioni raccomandate. Il vino doveva essere versato in un recipiente molto largo e capiente. Columella, alcuni secoli piรน tardi, consigliava di scaldare il miele prima di utilizzarlo. Andava quindi aggiunto del pepe macinato (orientativamente un cucchiaio da minestra per ogni litro di vino). E giovedรฌ 18 aprile, per il meeting-break, il mulsum รจ stato abbinato a bocconcini di focaccia integrale con fichi secchi e rosmarino, preparati dallโ€™Assistente di Laboratorio Elisabetta Manuelli.

Il servizio di Ricevimento รจ stato curato dalla Prof.ssa Giovanna Albanese.

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