Bracciano: servizio idrico. Il sindaco Sala: “Non farò battaglie legali”

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Bocciata la proposta di delibera del consigliere di minoranza Guitarrini per rallentare la cessione della gestione ad ACEA

Un “no” forte e chiaro. Votato quasi all’unanimità, esclusi i consiglieri di minoranza Guitarrini e Massi. Non si può attendere la (possibile) legge Regionale, prima di cedere definitivamente alla ACEA e quindi alla privatizzazione della gestione dei servizi idrici decisa dal decreto renziano “Sblocca Italia”.

Il consiglio comunale ha rifiutato ieri la proposta di delibera presentata dal consigliere di minoranza Massimo Guitarrini, del gruppo Bracciano Bene Comune, in cui si chiedeva di “fare melina”, temporeggiare attraverso una possibile presa di posizione legale, nei confronti dell’imminente privatizzazione del Servizio Idrico, strada difficile e complessa ma tentata da molti comuni per non affidare alle lunghe intricate grinfie ACEA il destino del nostro bene primario. “Una volta presa la strada ACEA, non si torna indietro” ha affermato Guitarrini “Se il concetto di beni comuni va al di là del concetto di proprietà, se il comune vuole tenere fede al proprio stesso statuto, l’acqua deve essere gestita da un soggetto pubblico.

ACEA è controllata dal Gruppo Caltagirone e dalla Multinazionale SUEZ SpA. E’ pur vero che noi abbiamo una difficoltà in più, il problema dell’arsenico, ma non possiamo accettare ora… aspettare qualche settimana, qualche mese che la Regione compia l’iter legislativo per emendare la legge 5/2014 e superare il sistema ATO sostituendolo con gli ambiti di bacini idrografici e consentire una gestione pubblica e inter comunale dei servizi idrici. Chiediamo che il comune non ceda”. Riponendo fiducia nella possibile svolta regionale, Guitarrini e Bene Comune hanno cercato di proporre uno sbarramento legale, una bastiglia politica contro le pretese ACEA, una rivendicazione di diritti. Una battaglia etica e giuridica che il sindaco Sala ha rifiutato. “Valutiamo la questione reale” ha dichiarato Sala in sede di consiglio “Non abbiamo le risorse per gestire il servizio. E non ci è concesso di alzare le tariffe. Non vogliamo gravare sui cittadini, ma servono fondi. 80mila euro per separare le acque chiare da quelle scure, chi ce li da? Abbiamo rosicchiato tutto il possibile dai bilanci comunali.

Vogliamo tagliare dalla scuola, dai servizi sociali? C’è una soluzione alternativa? Io non credo che la Regione modificherà la legge… Non ho intenzione di caricarmi di azioni contro la legge e di diffidare Regione, ACEA etc… “. Il discorso è prettamente economico. Non ci sono risorse pubbliche per la gestione dell’acque e per la manutenzione del sistema? Ci metterà le mani il privato.

Sarah Panatta

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