21 Aprile, 2024
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Cittadini contro le mafie: “Aumenta qualità criminalità a Roma e nel Lazio”

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dell’associazione “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”.

L’aumento dei livelli della criminalità a Roma, cosi come nel resto della Regione e del Paese, è una costante da almeno 30 anni ed è dovuto a tutta una serie di fattori tra i quali primeggiano: la insufficienza delle politiche di contrasto sia a livello di prevenzione sociale che di repressione legislativa la disorganizzazione delle Forze di Polizia per la mancata applicazione della riforma del sistema sicurezza voluta dal legislatore con la L.121/81.

Si tende a fare del diritto alla sicurezza dei cittadini un terreno di scontro tra i diversi schieramenti politici, così come in altri settori strategici per la vita di tutti noi, senza mai operare nella direzione delle scelte necessarie e possibilmente condivise quali: un reale investimento di risorse nella cura al degrado urbano e sociale delle periferie della Capitale, in particolare favorendo le politiche di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro anche attraverso momenti continui di formazione ed educazione alla cittadinanza responsabile.

Su questo fronte le famiglie e le poche agenzie educative rimaste sono pressochè abbandonate a se stesse da sempre. Sul fronte del controllo del territorio dopo anni e anni di solo parlare, tutto è rimasto come era trent’anni fa. Nulla o solo poche novità di facciata è stato realizzato per quanto attiene il coordinamento tra le forze di polizia. Il numero degli operatori di polizia a Roma è di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra grande capitale europea ma, come sappiamo, ogni singola struttura, carabinieri, polizia di stato, guardia di finanza e polizia urbana ha proprie sale operative e propri comandi autonomi, come a dire ad ognuno il suo orticello e pezzo di potere. Si continua imperterriti a convocare comitati provinciali e nazionali di coordinamento, senza che quest’ultimo avvenga in maniera sistematica e continuativa.

La legge 121 del 1981 che riformava, tra le altre cose, gerarchie e competenze è stata più o meno inapplicata sia dai governi di centro sinistra che di centro destra a causa delle spinte particolaristiche tipiche del nostro Paese che resta ancorato alle logiche dei Guelfi e dei Ghibellini su tutto.

Il numero degli addetti alla sicurezza dei Cittadini è fortemente sbilanciato a favore dei quartieri centrali della Capitale rispetto a quanti vengono impiegati nelle periferie di Roma e negli altri grandi e piccoli centri del Lazio. Anche su questo fronte non si hanno riscontri su quanto avviene negli altri paesi occidentali. Vi è un numero sproporzionato di addetti alla sicurezza presso le sedi istituzionali. Nel nostro Paese godono di protezione ancora gli ex presidenti del consiglio, gli ex presidenti della Camera dei Deputati, per non citare tutte le scorte inutili alle centinaia di ex.

Le politiche di controllo e gestione di fenomeni complessi come i flussi migratori extra comunitari, così come sulla prostituzione risentono di approcci più di natura ideologica che di effettiva volontà di controllo e gestione delle problematiche connesse.

Sul fronte della lotta alla mafia, parte consistente della politica e delle istituzioni centrali e cittadine continua a sostenere che a Roma e nel Lazio si sia ancora a livelli di tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata mentre si è al radicamento di soggetti singoli e associati direttamente riconducibili alle principali famiglie di mafia italiane e straniere. Chi ha comprato il cafè de Paris o l’antico caffè Chigi, risiede da anni nella Capitale o nel suo hinterland, i boss dei casalesi e delle cosche siciliane fanno economia nel quartiere di Ostia e lungo tutto il litorale romano fino a Civitavecchia. A Nettuno i clan campani stanziali regolano i conti con le armi per il controllo del traffico degli stupefacenti nell’area a sud di Roma. Le’ndrine di Guardavalle nutrono i loro adepti a “cacio e pepe”. In quartieri come San Basilio e Tor Bella Monaca si sta sviluppando una mafia da contaminazione con l’interagire di elementi della criminalità autoctona con esponenti di clan mafiosi provenienti da altre regioni o da altri Paesi. Ad Aprilia e Terracina i clan investono e si radicano. Roma e tutto il Lazio corrono il rischio di diventare la base europea delle mafie cinese e russa,con forti ritardi sul fronte del controllo dei capitali, ingentissimi, impiegati nell’acquisto di settori strategici del commercio e dell’economia cittadina.

Le mafie locali e d’importazione movimentano almeno 20 miliardi di euro l’anno nella Capitale e nella regione Lazio, in particolare nel traffico degli stupefacenti, nel giro dell’usura e nel controllo del reinvestimento dei capitali sporchi nei settori del ciclo del cemento, dei rifiuti e della filiera dell’agroalimentare. Le mafie in tutta la regione Lazio, così come nel resto del paese, prolificano grazie all’aumento del disagio sociale causato dalla stringente crisi economica e dagli alti livelli di corruzione di pezzi importanti delle classi dirigenti.

E la politica come risponde?

Ne fa terreno di confronto elettorale. Zingaretti già da presidente della Provincia, nominò commissioni di esperti o ritenuti tali, che compilarono rapporti e dossier pieni di improbabili novità. Errori che continua a ripetere da governatore della Regione Lazio. Il sindaco Marino è sulla stessa strada. E’ il gioco delle parti dei protagonisti e del loro seguito. Tutti impegnati come tifoserie organizzate il cui obiettivo non è risolvere il problema ma vincere il campionato…il loro. Sugli spalti i cittadini di Roma e dell’intera regione, che già dai prossimi mesi vedranno aumentare i livelli di incidenza della criminalità, compresa quella di tipo mafioso. Come nel gioco del monopoli, marce , marcette e comizi, così come i finti progetti per la legalità, “tanto al chilo”, faranno correre il rischio di tornare alla casella di partenza. Tutto questo fin quando i cittadini continueranno ad indossare la divisa di spettatori e non di protagonisti anche sul tema del diritto alla sicurezza.

Antonio Turri

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