Intervista di Marialuisa Roscino
La teatroterapia è un percorso terapeutico di crescita che utilizza il linguaggio teatrale per facilitare il benessere psicofisico. “Per bambini e adolescenti, il palco (anche quello immaginario di una stanza) – spiega in questa intervista Adelia Lucattini, Medico Psichiatra e Psicoanalista, Membro della Società Psicoanalitica italiana – è “uno spazio protetto”, dove sperimentare se stessi senza il peso del giudizio reale”. In questa disciplina, approfondisce la psicoanalista Lucattini, “l’obiettivo non è la performance estetica o lo spettacolo finale, ma il processo creativo. Per i più giovani, il teatro funge da ponte tra il mondo interno (emozioni, paure, sogni) e il mondo esterno (relazioni, regole sociali)”.
Nell’intervista, approfondiamo, in particolare, come l’improvvisazione non sia solo un esercizio ludico, ma un vero e proprio motore di sincronia neurale e sviluppo emotivo, capace di attivare plasticità cerebrale e nuove modalità di ascolto profondo in un’età critica per la formazione della personalità e di come essa, possa essere “preziosa” nella regolazione dello stress e dell’ansia nei bambini e negli adolescenti.
Dott.ssa Lucattini, quale ruolo può assurgere in particolare, la teatroterapia nei bambini e negli adolescenti?
La teatroterapia può assumere un ruolo estremamente rilevante nello sviluppo psichico di bambini e adolescenti, configurandosi come un vero e proprio dispositivo trasformativo intermedio tra gioco e pensiero. In termini psicoanalitici, possiamo considerarla uno spazio transizionale cioè un’area protetta dell’esperienza in cui il bambino o l’adolescente può muoversi tra realtà interna ed esterna senza sentirsi esposto o giudicato.
Attraverso il linguaggio teatrale, infatti, diventa possibile mettere in scena ciò che spesso non è ancora pensabile o dicibile: conflitti inconsci, paure, desideri, fantasie trovano una forma rappresentabile e condivisibile. In questo senso, il teatro non è semplicemente espressione creativa, ma un luogo di simbolizzazione, dove vissuti grezzi o non mentalizzati possono trasformarsi in immagini, ruoli e narrazioni. Il bambino, in particolare, utilizza questo spazio per sviluppare e rafforzare la funzione simbolica, fondamentale per il pensiero e per la regolazione emotiva. L’adolescente, invece, può sperimentare identità diverse, esplorare parti di sé anche contraddittorie e sostenere il delicato processo di costruzione dell’identità e separazione-individuazione, in una cornice sufficientemente contenitiva.
In questo senso, la teatroterapia rappresenta un vero e proprio ponte tra mondo interno e mondo relazionale, permettendo un’integrazione più armonica tra emozione, corpo e pensiero (Frontiers Psychology, 2025).
Perché, a Suo avviso, l’attività teatrale può essere efficace nel lavoro clinico con bambini e adolescenti?
Il teatro offre una via privilegiata per trasformare ciò che viene agito in modo impulsivo o non consapevole (acting-out) in qualcosa che può essere rappresentato, pensato e condiviso. In questo senso, il passaggio dall’azione alla rappresentazione costituisce già di per sé un importante processo terapeutico. Attraverso il gioco dei ruoli, inoltre, il bambino o l’adolescente può sperimentare una forma di mentalizzazione incarnata: non solo pensa le emozioni, ma le vive nel corpo, le esprime, le osserva e progressivamente le comprende. Questo processo attiva dinamiche di identificazione e disidentificazione, consentendo di avvicinarsi a parti di sé anche complesse o contraddittorie, senza esserne sopraffatti.
Un altro elemento centrale è rappresentato dal gruppo teatrale, che funziona come un vero e proprio contenitore psichico plurale. All’interno di questo spazio condiviso, le emozioni possono emergere, circolare e trasformarsi senza diventare disorganizzanti, grazie alla presenza degli altri e alla struttura del setting. In questo senso, il teatro diventa anche un’esperienza profondamente relazionale, che sostiene lo sviluppo dell’empatia, dell’ascolto e della regolazione affettiva (Frontiers Psychology, 2026).
Spesso si pensa all’improvvisazione come a “un gesto puramente creativo”, quanto è importante invece?
L’improvvisazione è spesso considerata un gesto spontaneo e puramente creativo, ma in realtà rappresenta un processo psichico molto più articolato e profondo. Dal punto di vista psicoanalitico, implica innanzitutto la capacità di tollerare l’incertezza e il “vuoto”, cioè quella condizione in cui non esiste ancora una forma definita dell’esperienza.
Nel momento in cui il bambino o l’adolescente improvvisa, accede infatti a contenuti inconsci non ancora strutturati, dando loro una forma attraverso il corpo, la voce e l’azione scenica. Questo processo consente una trasformazione fondamentale: ciò che inizialmente può essere vissuto come angoscia o confusione interna diventa progressivamente narrazione, simbolo, pensiero condivisibile.
Non si tratta di “lasciarsi andare” in modo caotico, ma di sviluppare una forma di spontaneità regolata, in cui il soggetto impara a fidarsi del proprio mondo interno, mantenendo al tempo stesso una capacità di controllo e di integrazione. Per questo motivo, l’improvvisazione rappresenta uno strumento terapeutico estremamente importante: allena a stare nell’imprevisto senza esserne sopraffatti e favorisce un’esperienza di sé più flessibile, creativa e integrata (Communications Biology, 2025).
Come reagiscono di solito, i ragazzi più timidi o introversi davanti al vuoto di una scena da inventare sul momento?
I ragazzi più timidi o introversi, di fronte al “vuoto” di una scena da inventare sul momento, reagiscono spesso con un iniziale senso di smarrimento. Questo vuoto non è mai neutro: può attivare angosce di esposizione, sentimenti di inadeguatezza e paura del giudizio, soprattutto nei soggetti più sensibili o con una struttura psichica più inibita. In termini psicoanalitici, è come se venisse meno, temporaneamente, un contenitore interno stabile, e il ragazzo si trovasse esposto al rischio di sentirsi visto senza difese. Il vuoto scenico può quindi essere vissuto come assenza di contenimento, come perdita di riferimenti o come timore di non avere nulla di “valido” da esprimere.
In questo spazio, il ragazzo può iniziare a sperimentare, anche in modo minimo e graduale, nuove possibilità espressive. L’ansia, inizialmente dominante, si trasforma lentamente in curiosità; il timore del giudizio lascia il posto a una maggiore fiducia nel gruppo; e ciò che prima era inibizione può evolvere in forme di espressione più autentiche e personali. Il gruppo, in questo processo, svolge una funzione fondamentale, non è solo spettatore, ma diventa un contenitore psichico condiviso, che permette di distribuire e regolare le emozioni.
La presenza degli altri, insieme alla guida dell’adulto, rende possibile un’esposizione progressiva, sostenibile, non traumatica. In questo senso, il lavoro teatrale consente ai ragazzi più introversi di fare un’esperienza nuova: essere visti senza sentirsi giudicati, e quindi iniziare a esistere anche nello spazio relazionale con maggiore sicurezza (Drama Therapy Review, 2026).
Quali benefici offre nello specifico la teatroterapia nell’infanzia? Può stimolare la memoria emotiva e la riduzione dei neuromediatori dello stress proprio attraverso il gioco?
Nell’infanzia, la teatroterapia offre benefici profondi perché interviene su diversi livelli dello sviluppo psichico, corporeo ed emotivo, in una modalità che è naturalmente congruente con il linguaggio del bambino: il gioco. Attraverso l’attività teatrale, il bambino impara progressivamente a riconoscere, differenziare e nominare le emozioni, passando da stati affettivi indistinti a contenuti più pensabili e condivisibili. Questo processo implica un’integrazione tra esperienza corporea e rappresentazione mentale, ciò che viene sentito nel corpo può essere messo in scena, visto, trasformato.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la memoria emotiva. Il gioco scenico consente infatti di riattivare tracce mnestiche implicite, legate a esperienze affettive precoci, che spesso non sono ancora accessibili al linguaggio verbale. Attraverso la drammatizzazione, queste esperienze possono essere rielaborate e progressivamente divenire racconto. In questo senso, la teatroterapia favorisce un passaggio fondamentale: da una memoria “agita” a una memoria “pensata”.
Infine, il lavoro teatrale di gruppo promuove quella che oggi viene descritta come “sincronia intersoggettiva”, il bambino impara a stare nel ritmo dell’altro, ad ascoltare, a coordinarsi. Questo processo sostiene lo sviluppo precoce delle competenze sociali e relazionali, favorendo empatia, cooperazione e capacità di regolazione reciproca (Children-Basel-, 2022).
E negli adolescenti quali effetti benefici può avere?
Nell’adolescenza, la teatroterapia assume un valore particolarmente significativo perché interviene in una fase dello sviluppo caratterizzata da una profonda riorganizzazione identitaria, in cui il soggetto è impegnato a ridefinire se stesso, il proprio corpo, le relazioni e il proprio posto nel mondo.
Attraverso il lavoro teatrale, l’adolescente ha la possibilità di esplorare molteplici configurazioni del Sé, senza doverle fissare rigidamente. Il gioco dei ruoli consente infatti, di avvicinarsi a parti di sé anche contraddittorie o conflittuali, mantenendo una distanza simbolica che le rende più tollerabili.
La teatroterapia offre uno spazio privilegiato per la trasformazione degli stati emotivi intensi, tipici dell’adolescenza. Rabbia, vergogna, ansia o sentimenti di esclusione trovano una forma espressiva che li rende comunicabili, evitando che restino confinati nel corpo o agiti nelle relazioni in modo disorganizzato. Un ulteriore aspetto centrale riguarda la mentalizzazione delle relazioni, attraverso l’interazione scenica, l’adolescente può osservare se stesso mentre entra in rapporto con l’altro, comprendere meglio le intenzioni, le emozioni e i punti di vista altrui. Questo processo è fondamentale soprattutto nei quadri di ansia sociale o ritiro, dove la difficoltà principale riguarda proprio la capacità di pensare le relazioni.
In un’epoca fortemente dominata dalla comunicazione digitale, spesso disincarnata, il teatro restituisce anche una dimensione corporea e relazionale diretta: lo sguardo, la voce, il ritmo condiviso. Questo permette un’esperienza più integrata di sé e dell’altro, contribuendo a migliorare la regolazione emotiva e il senso di appartenenza (Adolescent Research Review, 2023).
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
La teatroterapia aiuta i bambini a riconoscere e gestire emozioni come paura, rabbia o timidezza in modo naturale e non forzato, offre pertanto benefici importanti sulla regolazione emotiva;
Il lavoro di gruppo favorisce empatia, ascolto e cooperazione, competenze fondamentali già dalla prima infanzia, favorendo un miglioramento delle relazioni;
Sperimentare ruoli diversi permette al bambino di sentirsi capace, creativo e più sicuro anche nella vita quotidiana, accrescendo in tal modo l’autostima;
Fa diventare più spigliati. Abitua a parlare, muoversi ed esprimersi con più sicurezza, a creare nuove amicizie;
Aiuta nel rendimento scolastico. Migliora la concentrazione, il modo di comunicare e la sicurezza durante le verifiche.


