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MUNICIPIO XV, MAGGIORANZA: “CHIESTO CONSIGLIO STRAORDINARIO SU DISSESTO ISOLA FARNESE, CESANO E VIA RONCIGLIONE”

Comunicato stampa

In seguito agli eventi emergenziali che hanno interessato il nostro territorio nell’ultimo mese a causa dell’ondata di forte maltempo che ha colpito tutta la città, questa mattina abbiamo richiesto un Consiglio Straordinario per il prossimo 24 febbraio per un aggiornamento sulla frana di Isola Farnese, sul dissesto idrogeologico di alcune delle strade di Cesano e sullo smottamento del costone privato di via Ronciglione.

Un Consiglio che servirà a fare il punto sulla costante attività che Roma Capitale, Risorse per Roma e Municipio XV stanno portando avanti sin dai primi giorni per il superamento dell’emergenza e a supporto dei residenti di Isola Farnese affinché possano tornare alla normalità nel più breve tempo possibile, ma anche per un aggiornamento sulla situazione delle strade di Cesano e sul cedimento della collina di Via Ronciglione.

Ringraziamo l’opposizione che, proprio dopo pochi minuti l’invio della nostra richiesta di consiglio straordinario ha avanzato la sua, a testimonianza che l’intera aula ha a cuore la critica situazione del Borgo di Isola Farnese e delle altre porzioni di territorio interessate dal dissesto idrogeologico; situazioni su cui come Municipio siamo a lavoro costantemente da ormai settimane.”

Così in una nota la Maggioranza del Municipio XV

Due sarcofagi ritrovati, una città da riscoprire: al Museo archeologico nazionale di Tuscania la presentazione del volume “Turscna, Tuscana, Toscanella, Tuscania”

Riceviamo e pubblichiamo
 
Tuscania, la sua storia e il suo territorio tornano al centro della ricerca e del racconto pubblico a partire da un punto di svolta: il recupero di due sarcofagi etruschi di età ellenistica, rientrati in Italia grazie all’azione del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.
Sabato 21 febbraio 2026, alle ore 11.00, il Museo archeologico nazionale di Tuscania, Direzione regionale Musei nazionali Lazio, ospita la presentazione del volume “Turscna, Tuscana, Toscanella, Tuscania”. Atti della Giornata di Studi per Maria Donatella Gentili, a cura di Francesco Buranelli e Anna Maria Moretti Sgubini (Edizioni Quasar).
Il libro pubblica gli atti della giornata di studi svoltasi il 7 ottobre 2023 al Museo archeologico nazionale di Tuscania, promossa dall’Associazione di Studi “Vincenzo Campanari” in collaborazione con la Direzione regionale Musei nazionali del Lazio e con l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale struttura del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISPC) di Firenze e realizzata con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale e del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.
Un lavoro corale che nasce dal desiderio di rendere omaggio a Maria Donatella Gentili (1956–2019), studiosa e docente di Etruscologia, punto di riferimento per gli studi sui sarcofagi fittili di età ellenistica e figura centrale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio di Tuscania.
A partire dallo studio dei due sarcofagi – arricchito da analisi scientifiche non invasive e da approfondimenti stilistico-archeologici – il volume allarga lo sguardo su Tuscania dalle origini protostoriche alle fasi arcaiche ed ellenistiche, includendo contributi su architettura funeraria, contesti rupestri, rapporti con i principali centri etruschi del territorio e aspetti epigrafici. Il progetto editoriale ha ottenuto il patrocinio dell’Arma dei Carabinieri, dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici e della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per l’Etruria Meridionale.
Interverranno
Elisabetta Scungio, Direttore regionale Musei nazionali Lazio
Fabio Bartolacci, Sindaco di Tuscania
Sonia Martone, Direttore del Museo archeologico nazionale di Tuscania
Francesco Buranelli, Presidente Associazione di Studi “Vincenzo Campanari” – Tuscania
Presentano il volume
Filippo Delpino, Pontificia Accademia Romana di Archeologia
Pietro Tamburini,  Associazione di Studi “Vincenzo Campanari” – Tuscania
La presentazione al Museo archeologico nazionale di Tuscania è un’occasione per condividere con il pubblico i risultati della ricerca e ribadire il valore di un metodo: quello che unisce tutela, studio scientifico e restituzione culturale, trasformando un recupero in una nuova conoscenza.

Il dilemma Ilva a “Che fine ha fatto la politica?”, Raffaele Cataldi: “Chiudere e bonificare”

Riceviamo e pubblichiamo

Ultimo incontro sabato scorso alla biblioteca comunale della rassegna organizzata dall’Assessorato alla Cultura

Chiudere la fabbrica e fare la bonifica. Parole semplici che potrebbero cambiare il futuro di Taranto dove l’Ilva è una città nella città. Una proposta che si leva da Bracciano dove sabato 14 febbraio, all’incontro su “L’inferno della classe operaia” di “Che fine ha fatto la politica?”, la rassegna organizzata dall’Assessorato alla Cultura, Raffaele Cataldi, cassintegrato Ilva, è tornato a lanciare presentando il suo libro “Malesangue”.

In apertura l’ideatore e moderatore della rassegna Marco Ferri ha introdotto il tema, parlando del lavoro, svilito via via, dall’abolizione della scala mobile in poi e della  “strategicità” dell’acciaio funzionale al “riarmo in atto”.

“Fabbrica, padrone – ha commentato il consigliere Mauro Negretti, intervenendo in rappresentanza dell’amministrazione comunale – sono diventate parole obsolete dando forse ragione a Eric Hobsbawm che definiva il Novecento il secolo breve. Alla luce dei fatti è un secolo terribilmente attuale: le disuguaglianze crescono, la classe operaia è in sofferenza più di allora, abbiamo una guerra nel cuore dell’Europa e in altri 52 sparsi in tutto il mondo”.

“Il libro – ha detto Cataldi entrando nel vivo – è la mia arma per fare la rivoluzione”. Più che un tema un dilemma che inchioda Taranto: “Lavoro o salute?”. Ha puntato il dito sui dati menzogneri, sul sindacato di categoria, polemizzando anche sui tanti decreti che hanno solo differito la problematica. Cataldi ha raccontato un’Ilva fuori dalle passerelle della politica.

“Non piace a nessuno fare il cassaintegrato” ha sottolineato ribadendo che la chiave di svolta è la bonifica, indicata anche in documenti padronali come proficuo business. Nel libro, cita i morti di lavoro che in carte aziendali non hanno nome ma vengono indicati col termine di “contingibile”, come se dietro non ci fossero famiglie e colleghi che piangono. L’attrice Monica Ferri, leggendo “Malesangue”, empatizzando, si è commossa rompendo il racconto.

Il giornalista Piero Santonastaso, curatore di un’indagine permanente sui “morti di lavoro” solidarizzando ha dato i numeri: “tre morti di lavoro al giorno, 97 vittime dall’inizio dell’anno al 13 febbraio”.

L’Assessorato, ringraziando il pubblico e, per l’impegno organizzativo,  il capo area, architetto Cecilia Sodano, e le bibliotecarie, dottoresse Ilaria Longo e Elisa D’Appio, ha dato appuntamento per un’imminente nuova rassegna. Per continuare a riflettere.

Ufficio stampa: dottoressa Graziarosa Villani

PERCHÉ IL CARNEVALE FA BENE AI BAMBINI: IL POTERE DEL “FACCIAMO CHE SONO…”. ANALISI DEGLI ASPETTI PSICOLOGICI. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI

Intervista di Marialuisa Roscino

Il Carnevale rappresenta un momento magico per i bambini. In particolare,  si caratterizza per il suo potere evocativo: “Facciamo che sono…”. Maschere impersonate e coriandoli di Identità, prendono in tal modo forma per , mettersi “nei panni dell’Altro” e scoprire “se stessi”. Dietro i coriandoli e le maschere, si nascondono così, dinamiche profonde legate all’identità, alla gestione della paura e alla sperimentazione sociale. Per un bambino, mascherarsi non è solo un travestimento estetico, ma un esperimento di identità.

Questa festa offre ai bambini uno spazio di libertà unico, dove il confine tra realtà e immaginazione si fa sottile, permettendo loro di esplorare il mondo e se stessi in modi che la routine quotidiana raramente consente. Indossare i panni di un supereroe o di un qualsiasi altro personaggio preferito permette di esplorare parti di sé (forza, aggressività, protezione, dolcezza), che normalmente restano inespresse. Di questo e molto altro, ne parliamo oggi, con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.

Lucattini: “La scelta del costume riflette desideri aspirazionali o bisogni di protezione e divertimento; è un vero e proprio laboratorio antropologico e psicologico per l’infanzia”.

Dott.ssa Lucattini, perché il Carnevale piace così tanto ai bambini? Qual è il suo significato più profondo?

Il Carnevale è un momento di grande gioia, allegria e divertimento per i bambini: un’occasione in cui possono esprimersi con maggiore spontaneità e vivacità. Durante questa festa la quotidianità sembra sospendersi, lasciando spazio a una dimensione di gioco in cui la fantasia si libera e prende forma. Basti pensare al lancio dei coriandoli, alle stelle filanti e al suono di trombette e fischietti anche nei contesti scolastici: situazioni che trasformano l’ambiente in un’esperienza emotiva collettiva e stimolante.

Il travestimento e il gioco simbolico consentono ai bambini di esplorare aspetti diversi di sé. Indossando una maschera o interpretando un personaggio (cavalieri, pirati, astronauti, medici, regine o re), essi possono sperimentare ruoli e identità differenti, “vivere nella realtà” i propri desideri e paure, esprimere emozioni intense che nella vita quotidiana sarebbero più difficili da manifestare, come il coraggio, la ricerca di protezione, il desiderio di affermazione, o semplicemente il piacere di sentirsi grandi.

Questo tipo di gioco simbolico non è solo divertimento, ma ha implicazioni reali nello sviluppo comportamentale dei bambini: studi recenti indicano che le abilità di gioco simbolico sono collegate allo sviluppo di competenze di autoregolazione emotiva e comportamentale, con implicazioni per la crescita socio-emotiva dei bambini (Acta Psychologica, 2025).

 Il Carnevale con i suoi festeggiamenti è senz’altro “Espressione creativa” per i bambini, cosa ne pensa al riguardo?

 Il Carnevale, con i suoi festeggiamenti e la centralità del gioco metaforico e simbolico, rappresenta non solo un’occasione di divertimento, ma un’importante modalità di comunicazione e di espressione creativa per i bambini. In questo contesto, i travestimenti non sono meri costumi: diventano strumenti attraverso cui i bambini costruiscono e negoziano significati, esplorano relazioni sociali, dialogano con coetanei e adulti, e vivono un’esperienza partecipativa di gruppo, proprio perché il gioco assume valenze intellettive, affettive e relazionali.

Dal punto di vista psicologico profondo, il Carnevale attiva una forma di pensiero simbolico che permette al bambino di figurare ciò che non è immediatamente presente, di dare voce a parti interne inespressive nella routine quotidiana, e di sperimentare ruoli e identità in uno spazio simbolico protetto.

Questa dinamica richiama i significati della “festa carnascialesca” come un tempo diverso, nuovo e speciale, in cui le gerarchie sociali sono sospese e le forme di comunicazione più libere e profonde che favoriscono un tempo speciale, catartico, rispetto alle difficoltà della vita quotidiano, per grandi e per piccini.

La scienza psicologica contemporanea evidenzia che esperienze di gioco immaginativo come quelle che si attivano nei travestimenti non sono solo piacevoli, ma anche funzionali allo sviluppo di competenze sociali e comunicative. Le qualità mentali che si sviluppano con il pretend play sono associate allo sviluppo di capacità di autoregolazione sociale ed emotiva già nei primi anni di vita.

I bambini che riescono ad assumere ruoli e raccontare situazioni immaginarie hanno maggiore facilità nel gestire emozioni, rapportarsi con i coetanei e a partecipare ad attività di gruppo, tutte qualità e competenze che sono alla base di relazioni positive, creatività negli apprendimenti e skill sociali (Early Education & Development, 2025).

Perché, a Suo avviso, il Carnevale suscita tanto umorismo e divertimento nei bambini?

 Il Carnevale suscita così tanto umorismo e divertimento nei bambini perché offre loro un’esperienza rara: la possibilità di giocare con ciò che normalmente li spaventa, li imbarazza o li mette in difficoltà, ma in un contesto protetto, condiviso e socialmente autorizzato.

Il travestimento, infatti, non è soltanto un cambio di abito, è un modo per trasformare un’emozione in una scena. Quando un bambino sceglie di essere un mostro, una strega o un fantasma, spesso non sta cercando la paura, ma sta cercando un modo per “addomesticarla”. In questa dinamica si crea una forma di padronanza interna: la paura diventa gioco, la tensione diventa risata, l’angoscia prende un nome e un volto.

Il Carnevale rappresenta simbolicamente il tempo del “mondo alla rovescia”: un momento in cui le regole quotidiane non spariscono, ma si allentano, e questo produce un effetto liberatorio. Per i bambini è importantissimo sperimentare, anche solo per poche ore, che l’ordine non è l’unica possibilità e che la realtà può essere riscritta in modo creativo, senza per questo diventare pericolosa. L’umorismo nasce anche qui: nel piacere di scoprire che si può giocare con i ruoli, con l’autorità, con l’immagine di sé, e persino con le proprie fragilità. È una forma di leggerezza che non nega i conflitti, ma li rende più pensabili.

Infine, non va dimenticato che il Carnevale è una festa dal grande valore relazionale, si ride insieme! La risata condivisa, nei bambini, ha un valore profondamente affettivo e liberatorio. Attraverso il gioco con i genitori e con i coetanei, il bambino sperimenta vicinanza, complicità, appartenenza: e spesso è proprio questa atmosfera emotiva, più ancora del costume, a rendere il Carnevale così memorabile e felice (Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America, 2025).

La scelta di alcuni bambini di mascherarsi da personaggi misteriosi o del genere horror può essere, secondo il Suo punto di vista, un modo per affrontare e superare le loro paure?

 Sì, molto spesso è proprio così. La scelta di mascherarsi da personaggi misteriosi o spaventosi può rappresentare un modo evolutivamente intelligente per affrontare la paura senza esserne travolti.

Quando un bambino indossa un costume horror, non sta semplicemente “giocando a spaventare”: sta compiendo un’operazione psichica complessa, che consiste nel trasformare una minaccia interna in una rappresentazione. In altre parole, dà un volto, un nome e una forma a qualcosa che prima era indistinto, angosciante, magari difficile da spiegare o persino da pensare.

Attraverso l’identificazione con il mostro, il vampiro, lo scheletro o la strega, il bambino passa da una posizione passiva – quella di chi teme – a una posizione attiva: diventa lui stesso ciò che lo spaventa. Questo rovesciamento ha una funzione protettiva, perché riduce l’impotenza e crea un senso di controllo.

La recitazione, inoltre, per i bambini non è mai finta in senso superficiale: è una forma autentica di espressione. Nel gioco, il bambino mette in scena conflitti interni, angosce, fantasie aggressive o persecutorie, ma in una cornice di sicurezza che consente una progressiva elaborazione. Così, ciò che era minaccioso diventa gradualmente più familiare, più gestibile e meno persecutorio.

In questo senso, il travestimento “pauroso” può essere letto come una modalità di simbolizzazione e di trasformazione dell’angoscia, un passaggio importantissimo per la crescita emotiva e per lo sviluppo della capacità di pensare le proprie paure, invece di subirle (Frontiers of Psychology, Human Developmental Psychology, 2025).

 Perché, secondo Lei,  è così importante per un bambino “interpretare” il personaggio da lui tanto anelato?

 La scelta un personaggio particolarmente desiderato non è mai casuale: è un atto simbolico che parla del mondo interno del bambino, dei suoi desideri, dei suoi conflitti, delle sue fantasie e del modo in cui sta costruendo la propria identità.

Nel travestimento il bambino non “imita” soltanto, per qualche ora si appropria delle qualità del personaggio scelto. È come se potesse indossare, insieme al costume, anche i suoi poteri, la sua forza, la sua libertà, la sua capacità di vincere la paura o di essere riconosciuto. Non è un dettaglio secondario che i bambini scelgano così spesso supereroi, maghi, guerrieri o figure eccezionali, in quelle immagini c’è il bisogno profondo di sentirsi forti, capaci, invulnerabili, ma anche di poter proteggere qualcuno o di essere finalmente protetti.

La psicoanalisi infantile ci insegna che il gioco simbolico è una via privilegiata attraverso cui il bambino dà forma ai propri desideri inconsci in un modo “bonificato”: cioè emotivamente tollerabile, pensabile, condivisibile. Il bambino, travestendosi, può vivere fantasie grandiose o aggressive senza sentirsi colpevole e senza paura di essere giudicato. È un’esperienza che consente di esprimere e trasformare impulsi, emozioni e aspirazioni interne in una narrazione giocosa.

Quando un bambino si traveste da Superman, Spiderman o Hermione Granger, non sta semplicemente seguendo una moda: spesso sta sperimentando, in modo creativo, un’identità possibile. In quel gioco, il bambino può provare a essere coraggioso, indipendente, ribelle, potente, oppure intelligente, capace di “fare magie” con la mente e con le parole.

In alcuni casi, la scelta di un personaggio riflette qualità che il bambino sente di non avere abbastanza, o che desidera sviluppare: il coraggio, l’autonomia, la forza, la capacità di difendersi, la possibilità di non essere più fragile. I personaggi possono incarnare il desiderio di essere liberi, selvaggi e forti, ma anche profondamente buoni e nobili dentro: un’immagine ideale del Sé che sostiene l’autostima e accompagna la crescita (Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America, 2025).

 Quali consigli si sente di dare ai genitori,   che condividono con i bambini questi allegri e spensierati momenti di festa carnevalesca?

 -Lasciate che scelgano loro il personaggio;

-Se possibile, costruite insieme il costume;

-Travestitevi anche voi (almeno un po’);

-Non trasformate il Carnevale in una gara al “costume perfetto”;

-Create una piccola “storia” del personaggio;

-Valorizzate sempre la dimensione affettiva e familiare.

“OLTRE IL SILENZIO DELLA FINESTRA” AL TEATRO FIORANI DI CANALE

Comunicato stampa

Concerto romantico, intimo, che trasforma testi poetici in musica, carichi di emotività. Espressione dell’anima, tra la musica classica e la canzone d’autore.

A Palazzo Valentini la mostra di Charo Marin dedicata all’infanzia, fino al 27 febbraio 

Comunicato stampa

Inaugurata a Palazzo Valentini il 16 febbraio 2026 la mostra personale di Charo Marin “Sua Santità l’infanzia”, a cura di Mayura Malenotti.
All’evento di apertura, assieme all’artista, la Presidente Arkes EtS Rita Padovano, il Presidente della Fondazione La Sponda Benito Corradini e Roberto Simòn, giornalista stampa estera.
L’esposizione delle opere dell’artista spagnola ospita anche creazioni di artisti provenienti da Polonia, Austria, Romania, Francia e Usa – Angela Tomaselli, Herbert Schügerl, Daniela Frumuseanu, Vasile Pop-Negresteanu, Mireille Weinland, Mireya Power, Lukasz L Wodyńsky, Sol Ruíz Navarro – che hanno contribuito a illustrare anche i racconti e le fiabe del libretto-catalogo.
  
La mostra, ad ingresso libero, resterà aperta fino al 27 febbraio 2026.
Con estrema fantasia e sapiente uso delle forme e dei colori, questa esposizione richiama una tematica cara a tutti: la protezione del mondo dell’infanzia, la sua creatività spensierata e la memoria felice.
“Una mostra che porta un messaggio profondo e universale, la tutela dell’infanzia, la sua libertà creativa e il diritto – che tutti siamo chiamati a garantire – a un mondo di pace, fiducia e opportunità. Favola e fantasia non sono evasione, ma strumenti per immaginare e costruire una società più giusta e inclusiva”, commenta Mariano Angelucci, Presidente commissione moda turismo e relazioni internazionali di Roma Capitale e Consigliere metropolitano.
“La collaborazione dell’artista di fama internazionale con l’Italia si inserisce nel solco della lunga tradizione di collaborazione e scambio interculturale tra il nostro paese e la Spagna e della positiva connessione tra i due paesi. La mostra sarà anche un luogo vivo e aperto alla comunità, con un denso programma di visite che coinvolge direttamente gli istituti di infanzia, e che vedrà oltre ad artisti di tutto il mondo, psicologi, pedagoghi e galleristi, intervenire con dibattiti e iniziative sul tema. La sede dell’ente metropolitano, per volontà del Sindaco Gualtieri, torna a essere uno spazio aperto alla cittadinanza, un luogo vivo di cultura e confronto capace di parlare anche alle nuove generazioni”, conclude Angelucci.
Sua santità L'infanzia a palazzo Valentini       Sua santità L'infanzia a palazzo Valentini
Sua santità L'infanzia a palazzo Valentini      Sua santità L'infanzia a palazzo Valentini

REALIZZAZIONE DEL BIODIGESTORE A CIVITAVECCHIA

Comunicato stampa

Dopo la grande partecipazione all’assemblea di giovedì scorso sentiamo il dovere politico di sintetizzare con chiarezza la nostra posizione e, soprattutto, le azioni concrete che riteniamo necessarie per contrastare la realizzazione del biodigestore a Civitavecchia.

La partecipazione vista è un patrimonio straordinario che non può disperdersi. Al contrario, va moltiplicata. Dobbiamo trasformare questa energia in un coinvolgimento esponenziale dell’intera cittadinanza, informando, spiegando, parlando con ogni quartiere, ogni famiglia, ogni lavoratore. Questa battaglia non può restare confinata a una parte della città: deve diventare patrimonio collettivo.
Le informazioni scientifiche e sanitarie illustrate dal dottor Mocci sui rischi e sulla nocività di questo tipo di impianto devono essere tradotte in uno strumento chiaro e accessibile. Proponiamo la realizzazione di un volantino informativo da distribuire capillarmente: nelle scuole, nelle piazze, nei mercati, nei quartieri. Serve un’operazione di verità e consapevolezza. La cittadinanza deve sapere.
Il passo successivo deve essere la convocazione di un Consiglio Comunale aperto. L’Aula Pucci deve essere piena, stracolma, con la cittadinanza presente anche all’esterno, dotando l’area di amplificazione affinché nessuna voce resti fuori. Le istituzioni devono guardare negli occhi la città.
In quel Consiglio Comunale aperto, maggioranza e opposizione devono assumersi una responsabilità storica: esprimere una posizione di netta contrarietà al biodigestore, senza ambiguità e senza tentennamenti. Servono decisioni inequivocabili e un percorso chiaro per evitare l’ennesima servitù imposta al nostro territorio.
L’amministrazione comunale deve mettersi in testa che da questa battaglia non si può restare neutrali: bisogna capire con chiarezza chi sta con e chi sta contro il biodigestore. Non sono più possibili ambiguità o posizioni attendiste. La città chiede scelte nette.
A quel Consiglio devono essere formalmente invitati i consiglieri regionali del territorio e la Commissaria Straordinaria nonché vicepresidente della Regione Lazio, Angelilli. Tutti devono assumersi la responsabilità politica davanti alla città.
Allo stesso tempo è fondamentale mantenere la compattezza del fronte dei comitati contrari al biodigestore. Se ci si frantuma, se ci si divide, si fa il gioco dei potenti e dei padroni. L’unità è la condizione indispensabile per essere credibili, forti ed efficaci.
Noi Progressisti PD Civitavecchia crediamo che questa sia una battaglia di giustizia ambientale e sociale. Civitavecchia ha già pagato troppo in termini di servitù energetiche e industriali. Non accetteremo che continui a essere considerata un territorio sacrificabile.
Le mobilitazioni, le analisi tecniche, gli strumenti istituzionali sono importanti. Ma oggi servono soprattutto chiarezza, coraggio e scelte nette.
Queste, a nostro avviso, sono le azioni concrete da mettere in campo subito. Il resto sono parole.
Civitavecchia merita rispetto.
Enrico Luciani, segretario PD Civitavecchia

«Se invecchiano gli italiani, gli infermieri non sono da meno anzi! Oltre il 50% dei professionisti dipendenti del nostro SSN ha più di 50 anni: senza ricambio generazionale rischiamo implosione».

Comunicazione stampa

Sanità, De Palma (Nursing Up)

I recenti dati Eurostat ci dipingono come la popolazione più anziana d’Europa (età media 49,1 anni). Gli infermieri non sono da meno: la maggior parte ha 15 anni in più rispetto alla media europea 

ROMA 16 FEB 2026 – L’Italia è il Paese più anziano dell’Unione europea. Secondo la recente indagine Eurostat l’età media ha raggiunto 49,1 anni e il 24,7% della popolazione ha più di 65 anni, il valore più alto nel contesto comunitario. Un dato che non rappresenta solo una fotografia demografica, ma un indicatore diretto dell’aumento strutturale di cronicità, fragilità e bisogno di assistenza continuativa.

Una professione che invecchia insieme al Paese

Se l’Italia è la popolazione più anziana d’Europa, anche la principale forza assistenziale del sistema sanitario presenta uno squilibrio anagrafico preoccupante. I monitoraggi della Fondazione GIMBE evidenziano che oltre il 50% degli infermieri italiani dipendenti del nostro SSN supera i 50 anni. La fascia più numerosa è quella compresa tra i 51 e i 55 anni (18,2%), seguita dai 56-60 anni (16,14%), mentre una quota significativa ha già superato i 60 anni. Solo il 3,16% ha meno di 25 anni, dato che fotografa con chiarezza il vuoto generazionale.

Il confronto europeo, sulla base dei report OCSE (Health at a Glance: Europe), rende il quadro ancora più netto: mentre in Italia l’età media degli infermieri del SSN sfiora i 56-57 anni, in Germania è di 40,6 anni, in Spagna e Regno Unito di 43 anni, nei Paesi Bassi di 42 anni.

Significa che l’Italia registra un divario anagrafico di circa 15 anni rispetto ai principali partner europei.

Aumento delle patologie croniche e impatto sulla professione

L’invecchiamento della popolazione comporta un incremento strutturale delle patologie croniche – diabete, scompenso cardiaco, BPCO, fragilità geriatrica e pluripatologie – che richiedono monitoraggio continuo, assistenza territoriale e presa in carico stabile. In Italia oltre il 40% degli over 65 convive con almeno due patologie croniche e la gestione della cronicità rappresenta ormai la quota prevalente dell’attività assistenziale.

Questo scenario incide direttamente anche sulla salute dei professionisti sanitari. La letteratura scientifica internazionale segnala una prevalenza elevata di disturbi muscolo-scheletrici tra gli infermieri, con percentuali che superano il 60% per la lombalgia nel corso della vita lavorativa (studi pubblicati su riviste come BMC Musculoskeletal Disorders e International Journal of Nursing Studies). Turnazioni prolungate, movimentazione pazienti e carichi fisici ripetuti espongono in modo particolare una forza lavoro con età media elevata.

In un contesto in cui oltre il 50% degli infermieri del SSN ha più di 50 anni, l’aumento della cronicità nella popolazione si intreccia con una maggiore esposizione dei professionisti a patologie lavoro-correlate, con ricadute su assenteismo, idoneità parziali e sostenibilità organizzativa.

Pensionamenti e carenza di ricambio: i numeri del prossimo quinquennio

Le proiezioni elaborate su base anagrafica del personale del Servizio sanitario nazionale, utilizzando i dati del Conto Annuale MEF e le analisi della Fondazione GIMBE, stimano oltre 66.000 pensionamenti tra il 2026 e il 2030. Negli ultimi anni si registrano mediamente circa 17.000 uscite annue, a fronte di un numero di nuove immissioni non sufficiente a compensare le cessazioni.

Questa dinamica rischia di determinare una contrazione significativa della forza lavoro esperta proprio mentre la domanda di assistenza è in costante crescita.

Il doppio invecchiamento e il rischio sistemico

«Se siamo la popolazione più anziana d’Europa – dichiara Antonio De Palma, Presidente Nazionale Nursing Up – è evidente che abbiamo anche tra gli infermieri più anziani del continente. Questo è il vero doppio invecchiamento: aumentano i bisogni assistenziali, ma la forza lavoro si avvicina rapidamente alla pensione».

La riduzione delle iscrizioni ai corsi di laurea in Infermieristica (-11% circa  nell’ultimo anno accademico e un dimezzamento delle domande rispetto al 2010) e la fuga di professionisti verso l’estero (circa 6mila solo nel 2025) aggravano ulteriormente il quadro.

«Senza un piano straordinario di assunzioni e una valorizzazione economica reale della professione, e un indispensabile ricambio generazionale oggi inesistente – conclude De Palma – il nostro Servizio sanitario nazionale rischia di trovarsi scoperto proprio nel momento di massima pressione demografica. Non è un problema teorico: è una questione di tenuta del sistema. I numeri non mentono».

𝐁𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨. 𝐂𝐚𝐫𝐧𝐞𝐯𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐯𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐁𝐫𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚.

Dal profilo Facebook del Comune di Bracciano

Dopo il rinvio del primo appuntamento, in segno di vicinanza e rispetto per i cittadini colpiti dall’emergenza meteo, torna il Carnevale 2026 ad animare e colorare le vie del paese toccando il centro e Bracciano nuova.
L’iniziativa, patrocinata e finanziata dal comune di Bracciano, che l’ha fortemente voluta, è organizzata dell’Associazione Carnevale, con il coinvolgimento dei Rioni, delle associazioni del territorio e di numerose cittadine e cittadini che stanno collaborando per la realizzazione e la riuscita degli eventi, sempre nell’ottica della partecipazione, con l’obiettivo, anche questo anno, di unire le forze e tutte le energie positive del territorio e di metterle a sistema per Bracciano.
Il Carnevale braccianese prenderà avvio oggi, domenica 15 febbraio, con la sfilata delle maschere dei carri e di Re Carnevale interesserà le vie del centro urbano con partenza da Piazzale Pasqualetti alle ore 14.00 circa e si concluderà con una grande festa in piazza IV Novembre.
Nella giornata di martedì 17 febbraio si terrà la giornata conclusiva della manifestazione, la sfilata di tutti i carri e delle maschere seguirà il percorso del centro urbano con partenza alle 14,30 da Piazzale Pasqualetti e si concluderà in piazza IV Novembre con la premiazione delle migliori maschere e la cremazione di re Carnevale.
Il 22 febbraio la sfilata riguarderà le vie di Bracciano Nuova e partirà alle ore 14,00 da Piazza delle Magnolie.
𝐂𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚!

La Storia nelle stories al Museo archeologico nazionale dell’Agro Falisco e Forte Sangallo un incontro su musei e social media

Comunicato stampa

Venerdì 20 febbraio 2026, ore 17:00 – Civita Castellana
C’è un modo nuovo di far parlare l’antico: non abbassando la complessità, ma cambiando il punto di accesso. Oggi quel varco passa spesso dai social e dai nuovi media, dove il museo smette di essere soltanto un luogo e diventa conversazione e dialogo: con la comunità, con i visitatori, con chi non è ancora entrato.
È a partire da questa prospettiva che la Direzione regionale Musei nazionali Lazio promuove l’incontro “La Storia nelle stories. Raccontare con i social di oggi le vicende di ieri”, in programma venerdì 20 febbraio 2026 alle ore 17:00 presso il Museo archeologico nazionale dell’Agro Falisco e Forte Sangallo a Civita Castellana (VT), nell’ambito della II edizione di “Raccontare l’archeologia nella Tuscia”.
L’intervento analizzerà come i nuovi media siano diventati strumenti centrali per raccontare i musei e il patrimonio, trasformando la comunicazione culturale in un dialogo partecipato e accessibile. Attraverso casi e strategie narrative, l’incontro esplorerà il ruolo dei linguaggi digitali nel coinvolgere nuovi pubblici e nel rinnovare il rapporto tra istituzioni museali e comunità, valorizzando la dimensione sociale del patrimonio: non soltanto ciò che conserviamo, ma ciò che condividiamo, comprendiamo e riconosciamo come parte di noi.
L’incontro sarà a cura di Astrid D’Eredità, professionista della comunicazione culturale e della valorizzazione del patrimonio, con un percorso di ricerca e progettazione dedicato ai linguaggi contemporanei applicati ai luoghi della cultura e alle strategie di narrazione digitale.