Il tennis in Italia non è mai stato così diffuso. Per anni è stato considerato uno sport elitario, seguito da appassionati fedeli, ma lontano dall’impatto mediatico e popolare del calcio, ad esempio. Oggi, invece, i campi sono pieni, i circoli registrano nuove iscrizioni e milioni di persone si fermano davanti alla televisione per seguire una partita. Gran parte del merito è del fenomeno Jannik Sinner e di una generazione di giocatori italiani che ha cambiato il volto di questo sport.
Sinner è diventato molto più di un campione: rappresenta un modello moderno, credibile e vicino ai giovani. La sua calma, il lavoro costante e l’assenza di eccessi hanno conquistato anche chi non aveva mai seguito il tennis. Accanto a lui, altri protagonisti come Musetti, Berrettini, Paolini e i successi in Coppa Davis hanno dato continuità a un movimento che oggi appare finalmente maturo e competitivo ai massimi livelli.
Ma il boom del tennis non può essere spiegato solo con i risultati. In questo momento storico il calcio italiano vive una fase complicata. La Nazionale manca in continuità, il campionato fatica a competere economicamente con gli altri grandi tornei europei e il rapporto tra tifosi e calcio è diventato spesso nervoso, polemico e divisivo. Il tennis, al contrario, trasmette meritocrazia, rispetto e storie personali nelle quali è facile identificarsi.
C’è poi un altro aspetto importante: il tennis moderno è diventato più accessibile. Le piattaforme streaming, i social network e gli highlights continui hanno trasformato uno sport considerato di nicchia e lento, in un prodotto dinamico e coinvolgente. Le partite di Sinner diventano eventi collettivi, commentati online in tempo reale anche da persone che fino a pochi anni fa non conoscevano nemmeno le regole del gioco.
La domanda è se in Italia si stia creando qualcosa che vada oltre il semplice entusiasmo per un campione, dando voce a un Paese che vuole tornare competitivo attraverso il talento, il sacrificio e la programmazione, oppure se – come spesso accade nel panorama italiano – prevarrà l’entusiasmo opportunistico di coloro che si affretteranno a scendere dal carro del vincitore una volta che, come è fisiologico, si paleseranno le prime complicazioni, per risalire in un altrove carro alla volta di chi regala solo sodisfazioni.
La Banda Manziana Alberto Tabirri porta le proprie prove fuori dalla sala prove e tra le persone, trasformando un momento di lavoro e preparazione in un’occasione di condivisione aperta a tutta la comunità.
Giovedì 18 giugno, ore 19:00
Quadroni – Chiesa Santa Maria del Carmine
Un appuntamento speciale per ascoltare da vicino il lavoro dei musicisti, scoprire il dietro le quinte di una realtà che da anni rappresenta un importante presidio culturale del nostro territorio e vivere insieme la bellezza della musica all’aria aperta.
Che siate appassionati, curiosi o semplicemente di passaggio, fermatevi ad ascoltare qualche nota e a condividere questo momento con la Banda Tabirri.
La cultura cresce quando esce dalle sale e incontra la comunità.
Un confronto sul cambiamento climatico e le strategie per affrontarlo nelle grandi città: questa mattina, su invito dell’Ambasciata di Francia in Italia, il vicesindaco di Città metropolitana di Roma Capitale, Pierluigi Sanna e il Direttore dell’Ufficio Clima di Roma Capitale, Edoardo Zanchini, hanno incontrato a Palazzo Valentini una delegazione di trenta sindaci dell’Association des Maires de France del Dipartimento della Seine-et-Marne.
L’innalzamento delle temperature, i fenomeni climatici estremi, i corsi d’acqua, il verde e l’utilizzo dell’energia pulita sono temi che sempre più richiamano le pubbliche amministrazioni a politiche ambientali in grado di arginare il cambiamento climatico e preservare territori e ambiente e lasciare alle future generazioni un ecosistema sostenibile. «Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri ha deciso di creare un ufficio ad hoc per coordinare queste politiche affinché ci sia una visione globale degli interventi necessari per guidare la città verso i cambiamenti in atto. Una delle prime iniziative di questa amministrazione è stata quella di partecipare alla missione europea che vuole anticipare la riduzione delle emissioni. Siamo stati selezionati insieme ad altre 100 città europee che hanno deciso di accelerare il raggiungimento degli obiettivi. Nel gennaio 2025 abbiamo approvato la prima strategia per il cambiamento climatico della città e, rispetto alla riduzione delle emissioni, il nostro obiettivo ambizioso è di portarle a meno 66% nel 2030 rispetto al 2003», ha detto Zanchini aprendo i lavori.
«Dall’inizio di questa consigliatura il sindaco ha creduto fermamente nel valore aggiunto che rappresenta una grande rete di Comuni in Europa disposta a collaborare su obiettivi condivisi per affrontare sfide come quella che ci impone il cambiamento climatico. L’incontro di oggi è esattamente su questo che verte: la rigenerazione urbana, la tutela dei corsi d’acqua e dei boschi. Grazie ai fondi del PNRR, ad esempio, abbiamo avviato una grande opera di forestazione mettendo a dimora un milione di alberi su tutto il nostro territorio. Confrontarci tra sindaci di due Paesi così importanti d’Europa è utile per mettere in comune le buone pratiche e condividere progettualità che portano le nostre città verso un futuro sempre più ecosostenibile», ha aggiunto Sanna.
Il focus dell’incontro è stato, appunto, il Climate City Contract di Roma Capitale, lo strumento strategico sviluppato nell’ambito della Missione europea 100 Climate-Neutral and Smart Cities per raggiungere la neutralità climatica entro il 2030 attraverso interventi su transizione energetica, mobilità sostenibile, adattamento climatico e rigenerazione urbana ma si né affrontato anche il tema della balneabilità del Tevere su cui la Capitale ha investito risorse e attivato progetti.
Tra i relatori: Marco Vincenzi, Delegato del Sindaco per la balneabilità del Tevere; Agostina Chiavola, Professoressa di Ingegneria Sanitaria Ambientale presso l’Università La Sapienza e coordinatrice del progetto “Verso un Tevere balneabile”; Fabrice Maiolino, Console Generale di Francia a Roma; Guy Geoffroy, Presidente dell’AMF77 e Sindaco di Combs-la-Ville; Marie-Charlotte Nouhaud, Sindaca di Avon e Terza Vicepresidente della Comunità Urbana del Pays de Fontainebleau.
Superfluo dirlo, in Italia in questi anni è montato un antiamericanismo molto marcato. Le note e drammatiche vicende internazionali di matrice diretta stelle e strisce (dazi, Iran, Groenlandia) e indirette (Ucraina, Israele, Palestina, Libano) non hanno fatto altro che esacerbare un sentimento di forte insofferenza verso il nostro storico alleato.
Un’alleanza sempre più ingombrante, sempre meno tollerata, sempre meno da pari nonostante le solite imbellettate parole di circostanza negli incontri istituzionali. Su questo il presidente Trump ha accelerato senz’altro la degenerazione dei tessuti connettivi diplomatici…
Il famoso cioccolato, il pane bianco (era ormai solo nero di segale), il caffè, l’”OK” ci sono rimasti addosso ancora oggi dopo il luglio 1943 con lo sbarco in Sicilia degli angloamericani nella Seconda guerra mondiale. La famosa chewing gum, italianizzata in “cingomma” o “ciccigomma” o in altri modi familiari, non s’è più staccata da noi.
Ma l’americanizzazione non è stata solo frutto della guerra, iniziò ben prima nei primi decenni del Novecento coi forti flussi migratori verso gli States. Migranti italiani, soprattutto del Meridione d’Italia, andati, spesso senza “arte né parte”, a cercar fortuna negli USA lasciandosi alle spalle una Patria che non poteva più essere una mamma protettrice.
Che avranno detto tutte quelle persone che, lottando e sudando per un lavoro, per un riconoscimento sociale in America, erano riuscite a farsi una piccola posizione e un tesoretto, tanto da spedire orgogliosamente soldi e pacchi alimentari ai parenti in Italia, che avranno detto quando il tracotante Duce dichiarò guerra agli USA l’11 dicembre del 1941?
Combattenti di terra, di mare e dell’aria.
Camicie nere della rivoluzione e delle legioni.
Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del Regno d’Albania.
Ascoltate!
È questa un’altra giornata di decisioni solenni nella storia d’Italia e di memorabili eventi destinati ad imprimere un nuovo corso nella storia dei continenti. Le potenze del Patto di acciaio, l’Italia fascista e la Germania nazionalsocialista, sempre più
strettamente unite, scendono oggi a lato dell’eroico Giappone contro gli Stati Uniti d’America.
Il tripartito diventa un’alleanza militare che schiera attorno alle sue bandiere 250 milioni di uomini risoluti a tutto pur di vincere! Né l’Asse, né il Giappone volevano l’estensione del conflitto. Un uomo, un uomo solo, un autentico e democratico despota, attraverso a una serie infinita di provocazioni, ingannando con una frode suprema le stesse popolazioni del suo paese, ha voluto la guerra e l’ha preparata giorno per giorno con diabolica pertinacia.
I formidabili colpi che sulle immense distese del Pacifico sono già stati inferti alle forze americane mostrano di quale tempra siano i soldati del Sole Levante. Io dico, e voi lo sentite, che è un privilegio combattere con loro. Oggi il tripartito, nella pienezza dei suoi mezzi morali e materiali, è uno strumento poderoso per la guerra e il garante sicuro della vittoria; sarà domani l’artefice e l’organizzatore della giusta pace tra i popoli.
Italiani e italiane, ancora una volta in piedi siate degni di questa grande ora.
Vinceremo!
[dichiarazione di guerra agli Stati Uniti d’America di Benito Mussolini, 11.12.1941]. E ancora una volta da quel diabolico palcoscenico del balcone di piazza Venezia a Roma, il Duce bissava con gusto in 5 minuti e 5 secondi di discorso la sua esibizione del 10 giugno del 1940 quando, acclamato da una folla “oceanica”, dichiarò guerra alla Francia ed alla Gran
Bretagna. Ma quell’11 dicembre l’oceano era già una pozza d’acqua putrida…
L’America, il sogno del tutto è possibile, del riscatto sociale, della democrazia, del benessere, dell’innovazione tecnologia, della seconda Patria … ora è il nemico! La folle pretesa di combattere contro gli Stati Uniti forse il Duce non l’aveva realizzata nella sua intera portata. Già nel 1940 all’entrata in guerra contro la Francia, l’esercito italiano a malapena riuscì ad arrivare a Mentone (a pochi km da Ventimiglia!).
Solo “grazie” alla potenza della Wermacht l’Italia si poté definire vincitrice. Non solo, ma già nel dicembre 1941 l’Italia fascista
subì più di 10 importanti sconfitte e rovesci militari in tutti i teatri di guerra: Africa orientale italiana (perdita dell’Impero con la resa a Cheren e Gondar), Nord Africa (Tobruk liberata dagli Alleati), la disastrosa campagna di Grecia (Badoglio fu costretto a rassegnare le dimissioni da Capo di Stato Maggiore Generale dell’esercito), Mediterraneo (Punta Stilo nel luglio 1940, Capo
Matapan nel marzo 1941 e il raid di Taranto del novembre 1940). È chiaro che il colossale bluff di Mussolini faceva leva sulle carte della Germania e del Giappone e non tanto su ciò che l’Italia aveva in mano… poco o nulla, giusto una coppia (Re-Duce) di nullo valore.
Dallo sbarco in Sicilia alla liberazione di Roma passarono esattamente 330 giorni. Il calcolo si può basare sulle date storiche ufficiali: lo sbarco alleato in Sicilia (Operazione Husky) iniziò il 10 luglio 1943, mentre l’ingresso delle truppe americane della V Armata del gen. Clark a Roma avvenne il 4 giugno 1944. L’opposizione di Kesselring e dei suoi uomini della Wermacht fu
talmente tenace che l’esercito alleato per fare 750 chilometri (grosso modo Siracusa-Roma) ci vollero appunto 330 giorni che equivale a dire una media di poco più di 2 chilometri al giorno!
330 giorni di massacri, odio, terrore, fame, miseria, torture e umiliazioni causate dalla guerra che, NON DIMENTICHIAMOCI MAI, fu voluta dalla follia nazifascista. Giorni che sarebbero stati ancora più numerosi se non ci fosse stato il prezioso e valoroso sacrificio delle donne e degli uomini della Resistenza che si sono adoperati, fin nel perdere la vita e subire inenarrabili
torture, nell’attaccare le truppe naziste in stazionamento a Roma, nel tagliare le linee di rifornimento, nell’operare nello spionaggio.
E quindi questo antiamericanismo di oggi come lo dobbiamo leggere? Una Nazione solida, matura non dovrebbe aver paura di trattare apertamente il suo passato ed i suoi errori (anche drammatici) e in tal modo non dover essere trattata più da inferiore dai suoi “salvatori”. Quei cimiteri militari disseminati in tutta Italia, pieni di giovani, per lo più ventenni, francesi, inglesi, americani, scozzesi, irlandesi, canadesi, polacchi, sudafricani, indiani e di tutte le altre nazioni che sono venute in Italia a liberarci dal nazifascismo, devono rappresentare ancora oggi il nostro specchio dove guardarci prima di parlare di Storia moderna e delle attuali crisi internazionali.
Ritengo sia assolutamente irrinunziabile essere intimamente legati al sacrificio di quei giovani morti a causa del fascismo così, con questa base, con questo presupposto, da approcciare ogni ragionamento sulla “Colonia italiana” made in USA.
Non solo. L’alleanza/sudditanza americana ha fatto molto comodo alla Chiesa che si è ritrovata protetta da una potenziale vittoria dei comunisti di Togliatti. Ha fatto molto comodo alla Democrazia Cristiana dallo scudo crociato per sviluppare le sue politiche anti-PCI, per adulare latifondiari, borghesi, industriali, il clero, gli ex nobili, i militari, i fascisti mai convertitisi, per
avere aiuti finanziari per il sostentamento degli apparati politici…
L’Italia si è alimentata per decenni da questa nutrice a stelle e strisce. Ed ora? Come leggiamo questo antiamericanismo?
Siamo diventati grandi o smemorati? Siamo diventati vigliaccamente irriconoscenti o subdolamente voltagabbana? I tanti borghesi che sento inveire ora contro gli USA, fino a un decennio fa che dicevano? Quanti vantaggi hanno tratto da questa sudditanza atlantica?
Il presidente Trump ha posto, in un modo che francamente ne avremmo fatto a meno, un aspetto che prima o poi dovevamo affrontare: siamo pronti a recidere il cordone ombelicale americano? Sia pronti a guidare la macchina del nostro futuro non da soli, ma da pari?
Finalmente l’Europa diventerà Stati Uniti d’Europa? Rifiutiamo le tecnocrazie e i tecnogerarchi, ma siamo attratti dalle criptovalute, dai criptovalori e dai criptopoteri? Rincorriamo l’intelligenza militare e l’innovazione artificiale? Siamo ancora
uno stato satellite o vogliamo essere uno stato con satelliti? Vogliamo avere l’energia nucleare o avere l’energia per rinunciare al nucleare? Vogliamo amare una Costituzione che ripudia la guerra o vogliamo fare la guerra alla nostra Costituzione? Che vogliamo fare? Che orizzonte futuro vogliamo delineare?
Gli 80 anni della nostra Repubblica (2 giugno 1946) passano attraverso il nostro territorio: da Gela a Roma, da Ortona a Genova, da Marzabotto a Milano, dal paesino più piccolo e sperduto dell’Appennino fino alla Trieste del 26 ottobre 1954 tornata pienamente italiana. Una Repubblica democratica e non uno stato fascista oppressivo e opprimente, che ha trattato i
giovani come carne da macello e le donne come sguattere e serve.
Ottant’anni di Repubblica non si riassumono in un bilancio. Si attraversano. Il boom che cambiò le case e le strade, le bombe che cambiarono le piazze, le stragi di mafia che cambiarono i tribunali, i disastri del Vajont e di Seveso che cambiarono la normativa ambientale di mezzo mondo. Gli studenti in piazza nel ’68, Falcone e Borsellino nel ’92, il terremoto dell’Irpinia, quello dell’Aquila, quello di Amatrice, la terra che cede e noi lì testardi a ricostruire, ogni volta. E nel mezzo, quattordici premi Nobel: da Quasimodo a Fo, da Levi Montalcini a Rubbia e a Parisi. Una Repubblica che, tra una spallata e l’altra, ha prodotto
bellezza e pensiero. Non male, per un paese che nel 1944 stava ancora raccogliendo i suoi morti.
Impossibile fare un bilancio cristallino ed oggettivo in poche righe. Senz’altro quello attuale è un periodo storico di forte angoscia ed i populismi, nazionalismi, autoritarismi e neofascismi provocano fortissime preoccupazioni. La nostra Repubblica ha retto in qualche modo ai vari eventi e alle varie spallate, anche interne (come ultimo il misero tentativo di quest’anno di
colpire la Costituzione sul tema giustizia), ma a che prezzo? Ci possiamo dire più forti perché abbiamo retto a questi colpi o stiamo diventando sempre più suonati a furia di botte? Antifascismo, Resistenza, Liberazione, Repubblica: non sono parole da targa. Sono la stessa parola, detta in quattro momenti diversi.
E la libertà non si conserva nei musei o nei libri, si consuma, si logora, si perde un pezzo alla volta ogni volta che si preferisce la menzogna comoda alla verità scomoda, ogni volta che si deride di chi la difende come se fosse ingenuo o melenso farlo. Forse è questo il vero rischio: non un colpo di stato, ma una lenta sciatteria collettiva.
“In occasione dell’82esimo Anniversario della Liberazione di Roma, come ogni 4 giugno, questa mattina il Municipio XV ha voluto ricordare l’Eccidio de La Storta e i 14 prigionieri politici trucidati nel 1944 lungo la via Cassia dalle truppe naziste in ritirata.
Una cerimonia sentita e partecipata che ha richiamato davanti alla stele commemorativa di via Antonio Labranca a La Giustiniana istituzioni, associazioni e familiari delle vittime, oltre ad “Anpi Martiri de La Storta e Isola Farnese” e le studentesse e gli studenti della Scuola secondaria di La Storta, “Bruno Buozzi”, intitolata all’operaio sindacalista assassinato proprio a via Labranca.
Inserita tra le cerimonie capitoline per la Liberazione di Roma, alla deposizione della corona di alloro hanno preso parte l’Assessore capitolino, Pino Battaglia e il Consigliere Regionale, Marco Colarossi, che ringrazio. Al termine della cerimonia il Municipio XV ha poi deposto un mazzo di fiori alla stele commemorativa di via Cassia angolo via Giulio Galli.
Ricordare non è soltanto un dovere storico, ma un impegno morale nei confronti delle generazioni presenti e future. Soltanto con la consapevolezza e il ricordo condiviso del sacrificio di uomini e donne coraggiose che hanno sacrificato la loro vita per il Paese, per la libertà e la democrazia, possiamo costruire un futuro migliore”.
Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati.
La diffusione a Civitavecchia di volantini firmati Forza Nuova contro le persone LGBTQIA+, contro il Pride e contro presunte “ideologie gender” rappresenta un fatto grave, profondamente incivile e pericoloso, che non può essere derubricato a semplice opinione politica.
Quando si utilizzano parole come “bestialità”, “plagio”, “carnevalate blasfeme”, “feroce ipersessualizzazione” o “giù le mani dai nostri ragazzi”, non si sta partecipando al confronto democratico: si sta alimentando paura, stigma e ostilità verso persone reali, famiglie reali, cittadine e cittadini reali.
È il vecchio repertorio dell’intolleranza: indicare un nemico, costruire allarme morale, disumanizzare chi è diverso, trasformare l’esistenza delle persone LGBTQIA+ in una minaccia sociale e colpire diritti e libertà attraverso menzogne, semplificazioni e linguaggio d’odio.
Il confine è semplice: in uno Stato di diritto una persona legge delle favole e le famiglie scelgono liberamente se partecipare o meno; in una società autoritaria, invece, si pretende di stabilire chi possa leggere, chi debba tacere, chi debba essere nascosto e quali persone possano esistere nello spazio pubblico.
Noi stiamo dalla parte dello Stato di diritto, della libertà, della scelta delle famiglie e del rispetto delle persone.
La sessualità non è ideologia, l’identità delle persone non è propaganda e l’esistenza delle persone LGBTQIA+ non rappresenta una minaccia per nessuno. La vera minaccia è il linguaggio d’odio, è l’idea che alcune persone debbano essere escluse dalla vita pubblica, è la pretesa di trasformare la diversità in pericolo e la libertà degli altri in qualcosa da vietare.
Civitavecchia è una città democratica, libera e plurale, e non può accettare che lo spazio pubblico venga attraversato da messaggi oscurantisti, violenti e discriminatori.
Come Segretario del Partito Democratico di Civitavecchia condanno con fermezza la diffusione di questi volantini ed esprimo piena solidarietà a tutte le persone, le famiglie e le realtà colpite da questo linguaggio.
La tutela dei bambini non passa dalla paura delle differenze, ma dall’educazione al rispetto, alla libertà, alla dignità e alla convivenza.
Continua il nostro impegno per rendere parchi e aree giochi più sicuri, curati e accoglienti.
Siamo già intervenuti in diverse zone e proseguiremo con nuovi investimenti, sia nei parchi già riqualificati per migliorarli ulteriormente, sia in quelli che attendono ancora interventi.
Grande partecipazione a Trevignano Romano per la tappa conclusiva del progetto promosso dal Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. Il Commissario Straordinario: «Il primo tassello di un mosaico più ampio: il Parco deve diventare uno strumento capace di preservare, connettere e promuovere le energie del territorio».
Bracciano, 1° giugno 2026 – La bollicina Bulla di Cantine Capitani; il Cardo 2025 di Cantina Morichelli, Vermentino fresco di medaglia d’oro al Concorso Enologico Internazionale del Vermentino di Arzachena; Il Favolioso, l’olio de L’Orto di Nonno, insieme ai mieli di edera e coriandolo; lo stracchinato e i formaggi artigianali dell’Azienda Agricola Sforzini Sergio; il Caciofiore di Columella di Acquaranda, formaggio storico tutelato come Presidio Slow Food.
E intorno, le vigne aperte con vista sul Lago di Bracciano, una cantina da attraversare, un paesaggio da osservare con un passo diverso e un pubblico numeroso, curioso, partecipe.
Si è così conclusa sabato 30 maggio, negli spazi di Vigna Lago di Cantine Capitani a Trevignano Romano, la prima edizione di Terra dei Sapori – il gusto del turismo lento, il progetto promosso dal Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano per raccontare il territorio a partire dalle sue energie più concrete: le imprese agricole, le produzioni artigianali, il paesaggio e le persone che ogni giorno contribuiscono a renderlo vivo e riconoscibile.
Un finale sul lago, tra vigne e produzioni d’eccellenza
La risposta del pubblico è stata entusiasta. Per tutto il pomeriggio cittadini, famiglie e visitatori si sono mossi tra assaggi, incontri e racconti, in un’atmosfera luminosa e conviviale. Particolarmente apprezzata la visita guidata alla cantina di Cantine Capitani: un percorso capace di condurre il pubblico dalla vigna alla vinificazione e rendere leggibile il lavoro che precede ogni calice.
A fare gli onori di casa è stata Cantine Capitani, realtà vitivinicola radicata nel territorio di Trevignano Romano, che ha aperto i propri spazi alle altre imprese presenti.
Accanto all’azienda ospitante, Cantina Morichelli ha proposto un’ulteriore interpretazione del paesaggio enologico locale con Cardo 2025, Vermentino IGT Lazio appena insignito della medaglia d’oro ad Arzachena. L’Orto di Nonno ha raccontato il panorama agricolo attraverso mieli di carattere e il “Favolioso”, un grande olio EVO che ha suscitato grande apprezzamento tra i visitatori. L’Azienda Agricola Sforzini Sergio ha presentato i propri formaggi freschi e stagionati, tra cui lo stracchinato. Acquaranda ha accompagnato il pubblico alla scoperta delle produzioni
casearie e del Caciofiore di Columella, che viene realizzato con latte crudo di pecora e caglio vegetale ottenuto dal cardo selvatico, secondo una tecnica già descritta nel I secolo d.C. da Lucio Giunio Moderato Columella nel De re rustica. Un sapere agricolo antico, oggi custodito dal Presidio Slow Food del Caciofiore della campagna romana, che restituisce in ogni assaggio il legame profondo tra cultura, paesaggio e lavoro umano.
Aziende che aprono le porte ad altre aziende
La forza di Terra dei Sapori – il gusto del turismo lento non risiede soltanto nella qualità dei prodotti presentati, ma nel metodo scelto per raccontarli.
In ciascuna delle tre tappe, un’impresa ha aperto i propri spazi alle altre realtà produttive del territorio: Manth – Birrificio Botanico a Manziana; la Società Cooperativa Agricola Nocciola Romana a Bassano Romano; Cantine Capitani a Trevignano Romano.
Non semplici luoghi espositivi, ma presìdi vivi della produzione. Non una sequenza di banchi d’assaggio, ma aziende capaci di accogliersi, riconoscersi e comporre insieme un racconto più ampio. Il pubblico ha premiato questa formula con una partecipazione crescente: ha assaggiato, osservato, fatto domande, visitato laboratori e cantine, incontrato direttamente chi coltiva, trasforma, alleva, produce e sceglie di investire nei Comuni del Parco.
La conclusione del primo ciclo apre una prospettiva più ampia. Terra dei Sapori – il gusto del turismo lento non è un episodio isolato, ma il primo tassello di un mosaico di iniziative pensate per rafforzare il ruolo del Parco come luogo di connessione tra tutela ambientale, comunità, imprese e nuove occasioni di scoperta.
«Siamo soltanto all’inizio. Il Parco deve essere percepito come uno strumento nuovo, capace di far conoscere le realtà dei Comuni che ne fanno parte e di sostenerne la crescita. È fondamentale che i giovani continuino a investire in questo territorio: qui ho trovato una straordinaria voglia di fare, di creare e di costruire futuro alle porte di Roma. Il Parco deve fare da sprone, sempre nel pieno rispetto dell’ambiente, perché il nostro primo compito è preservare queste aree e, nello stesso tempo, promuoverle. Terra dei Sapori – il gusto del turismo lento è il primo tassello di un mosaico più ampio: nella stagione estiva arriveranno altre iniziative dedicate alla cultura in senso più ampio, al relax e al benessere, per tornare a valorizzare luoghi e aree uniche, che soltanto il Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano può offrire», ha dichiarato Ivano Iacomelli, Commissario Straordinario del Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano.
Da Manziana a Bassano Romano: le aziende protagoniste delle prime due tappe
Prima di arrivare sul lago, il viaggio di Terra dei Sapori – il gusto del turismo lento aveva attraversato due luoghi differenti, accomunati dalla stessa scelta: aprire gli spazi di un’azienda ad altre realtà produttive e trasformare ogni appuntamento in un’occasione concreta di incontro, conoscenza e collaborazione.
A Manziana, Manth – Birrificio Botanico ha ospitato la giornata inaugurale e accompagnato il pubblico nel mondo delle fermentazioni e della ricerca botanica. Accanto al birrificio, Quota Rosa Winery ha portato il racconto del vino; l’Azienda Agricola Biologica Ca’Bella quello delle produzioni agricole e della stagionalità; Il Miele Buono ha sottolineato il valore delle api e della biodiversità; l’Azienda Agricola Gentili – Formaggi Valleluterana ha dato voce alla tradizione casearia locale attraverso ricotte e formaggi pecorini.
A Bassano Romano, la Società Cooperativa Agricola Nocciola Romana ha aperto le porte del proprio stabilimento e del laboratorio dedicato alla lavorazione della Nocciola Tonda Gentile Romana. La visita ha permesso al pubblico di comprendere il percorso del prodotto dopo la raccolta e il lavoro tecnico, organizzativo e umano che sostiene una filiera profondamente legata all’identità agricola della Tuscia.
Intorno all’azienda ospitante, Fattoria Faraoni ha mostrato dal vivo la preparazione della mozzarella Davidina; Il Noceto di Monte Topino ha raccontato le noci Lara e Chandler unitamente alla produzione creativa di gherigli dolci e salati; l’Azienda Agricola Porta di Tuscia ha presentato i propri mieli e le produzioni agricole; Hilltop Brewery ha proposto le sue birre artigianali che uniscono la tradizione brassicola anglo-irlandese con la sperimentazione e la cura artigianale italiana; La Regina di Sutri ha restituito il valore identitario del Fagiolo di Sutri.
Tre tappe, tre Comuni, una direzione condivisa
Il percorso ha attraversato tre territori differenti, mettendone in luce vocazioni produttive, paesaggi e identità complementari uniti dallo stesso obiettivo.
A Manziana, la prima tappa ha raccontato la birra botanica, il vino, il miele, l’agricoltura biologica e la tradizione casearia. Il Sindaco Alessio Telloni aveva sottolineato il ruolo dell’agricoltura come «un volano importante per raccontare il territorio, un mezzo per conservare la natura e trasferire valori».
A Bassano Romano, la Nocciola Tonda Gentile Romana è diventata il punto di partenza per entrare nel cuore delle filiere della Tuscia: mozzarella e formaggi, noci, meli, legumi e birra artigianale. Il Sindaco Emanuele Maggi aveva evidenziato il legame tra patrimonio culturale e nuova imprenditorialità: «A questo patrimonio artistico e paesaggistico si affianca una ricchezza enogastronomica che oggi trova nuova forza grazie a giovani artigiani e produttori che hanno scelto di investire qui».
A Trevignano Romano, il viaggio si è chiuso davanti al lago, tra vigneti, orti, miele, olio, formaggi e cultura dell’accoglienza.
«Per noi è importante far conoscere un territorio fatto di vigne, allevamenti e, soprattutto, giovani imprenditori che hanno scelto di mettersi in gioco. Cantine Capitani, Cantina Morichelli, Acquaranda, L’Orto di Nonno e l’Azienda Agricola Sforzini Sergio sono realtà preziose, delle quali siamo profondamente orgogliosi. Come Sindaci promuoviamo la costruzione di una rete tra i Comuni e Terra dei Sapori – il gusto del turismo lento ne ha espresso con chiarezza il valore, perché l’unione fa davvero la forza», ha dichiarato Claudia Maciucchi, Sindaca di Trevignano Romano.
L’organizzazione di Tourist Italia e la web app per continuare il viaggio
L’organizzazione delle tre tappe è stata guidata da Tourist Italia, che ha costruito il percorso operativo mettendo in relazione aziende ospitanti, imprese del territorio, luoghi e attività esperienziali: dalle degustazioni agli incontri diretti, dai laboratori alle visite nei luoghi della produzione.
Il viaggio prosegue ora attraverso la web app di Terra dei Sapori – il gusto del turismo lento, collegata al sito del Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano. La web app nasce come uno spazio digitale in evoluzione per conoscere le aziende, approfondire i prodotti, orientarsi tra paesaggi e percorsi e immaginare nuove occasioni di visita. Non una semplice vetrina, ma uno strumento destinato a crescere grazie al contributo dei Comuni, degli operatori, dei cittadini e dei visitatori.
L’invito è a continuare il viaggio: consultare la web app, scoprire le realtà produttive del Parco, tornare nei borghi, percorrere i sentieri, entrare nelle aziende e condividere idee, osservazioni e suggerimenti.
Per consultare la web app di Terra dei Sapori – il gusto del turismo lento, conoscere le aziende e continuare il viaggio nel territorio: https://terra-dei-sapori.figma.site. Per informazioni, proposte o feedback è invece possibile scrivere a: terradeisapori.parco@gmail.com
Martedì 9 giugno il tavolo operativo dedicato a CIVITAgames, giovedì 11 giugno quello rivolto alle associazioni sportive per CIVITAsport
Il Comune di Civitavecchia prosegue il percorso di costruzione di CIVITAplay – Sport & Games Festival, evoluzione della storica manifestazione Sport in Piazza, appuntamento ormai consolidato della vita cittadina e capace negli anni di coinvolgere migliaia di persone, associazioni e realtà del territorio.
L’Amministrazione intende sviluppare un evento articolato in due grandi anime: CIVITAsport, dedicato allo sport cittadino, e CIVITAgames, dedicato al mondo del gioco, della cultura pop e dell’intrattenimento creativo.
La formula individuata è chiara: forte identità cittadina e apertura al territorio.
Così come Sport in Piazza, negli anni, ha permesso alle associazioni sportive di farsi conoscere, promuovere le proprie discipline, incontrare famiglie e ragazzi e avvicinare tante persone alla pratica sportiva, allo stesso modo CIVITAgames nasce con l’obiettivo di dare visibilità alle realtà cittadine che operano nel mondo del gioco, della creatività e della cultura pop.
L’intento è far conoscere al territorio ciò che Civitavecchia può già offrire in questi ambiti, dando ad associazioni, professionisti, operatori, commercianti, gruppi informali e appassionati la possibilità di presentarsi, promuovere le proprie attività, ampliare la propria rete, incontrare nuovo pubblico e costruire nuove relazioni.
Per questo motivo sono stati programmati due incontri distinti.
Il primo incontro, dedicato a CIVITAgames, si terrà martedì 9 giugno alle ore 15:00 presso l’Aula Calamatta del Palazzo del Pincio.
Dopo il primo confronto già svolto con le realtà del settore, questo secondo appuntamento avrà carattere operativo e sarà finalizzato alla raccolta delle adesioni, delle proposte e delle disponibilità concrete.
CIVITAgames si rivolge alle realtà che operano nei settori del fumetto, manga, illustrazione, narrativa fantasy e fantascientifica, giochi di ruolo, giochi da tavolo, giochi di carte collezionabili, giochi di strategia, wargame, modellismo, collezionismo, cosplay, videogiochi, esports, simulatori e nuove tecnologie applicate al gioco, ma anche doppiaggio, podcast, content creation, cinema e serie TV, animazione, grafica, artigianato creativo, merchandising tematico e tutte le forme espressive collegate all’immaginario pop contemporaneo.
L’indirizzo dell’Amministrazione è netto: nessuna direzione artistica imposta dall’alto. CIVITAgames dovrà essere costruito da chi questo mondo lo vive, lo conosce, lo pratica e lo rappresenta ogni giorno a Civitavecchia.
Sarà possibile proporre aree gioco, tavoli dimostrativi, workshop, attività promozionali, esposizioni, presentazioni, tornei, momenti divulgativi, attività commerciali e di vendita, nel rispetto delle modalità organizzative che saranno definite insieme.
Il Comune metterà gratuitamente a disposizione gli spazi dell’evento, garantendo coordinamento, promozione e comunicazione, anche oltre i confini cittadini. L’obiettivo è offrire gratuitamente spazi, visibilità, possibilità di promozione, esposizione, vendita e incontro con il pubblico all’interno di una manifestazione costruita collettivamente.
Il secondo incontro, dedicato a CIVITAsport, si terrà giovedì 11 giugno alle ore 15:00 presso l’Aula Calamatta del Palazzo del Pincio.
In questo caso il format è già noto e consolidato: Sport in Piazza rappresenta da anni un momento centrale per la promozione dello sport cittadino. La riunione avrà quindi una funzione di coordinamento e raccolta delle osservazioni dei protagonisti.
L’obiettivo è confermare e rafforzare una formula che ha già dimostrato grande capacità di coinvolgimento, mettendo in piazza le associazioni sportive di Civitavecchia, le loro discipline, le loro competenze e la possibilità per cittadini, bambini e famiglie di conoscere e provare gratuitamente le diverse attività.
Civitavecchia, 4 giugno 2026 – Prosegue con grande partecipazione di pubblico il Gran Premio del Teatro Amatoriale Italiano 2026,la rassegna che sta portando nella città spettacoli e compagnie provenienti da tutta Italia, confermandosi uno degli appuntamenti culturali più attesi del territorio.
Nel weekend sono in programma due nuovi appuntamenti presso la Cittadella della Musica, la casa della rassegna, entrambi con ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Si comincia sabato 6 giugno alle ore 21 con la commedia “Parenti Serpenti” di Carmine Amoroso, portata in scena dalla compagnia Il Volo delle Comete, in rappresentanza della regione Calabria. Domenica 7 giugno alle ore 21, invece, sarà la volta dello spettacolo fuori concorso “Agosto marito mio non ti conosco”, proposto dalla compagnia ANTA&GO! APS, con la regia di Iolanda Zanfrisco.
Il Gran Premio del Teatro Amatoriale Italiano è promosso dal Comune di Civitavecchia in collaborazione con FITA – Federazione Italiana del Teatro e delle Arti e con il Teatro Popolare di Tarquinia APS, con l’obiettivo di valorizzare il teatro come strumento di crescita culturale, di aggregazione e di confronto tra esperienze artistiche provenienti da diverse realtà territoriali.
“Anche questo fine settimana il Gran Premio offrirà al pubblico due appuntamenti di grande qualità artistica e di forte coinvolgimento emotivo – dichiara l’Assessora alla Cultura Stefania Tinti –. Da una parte uno spettacolo intenso e attuale come ‘Parenti Serpenti’, dall’altra una brillante commedia fuori concorso capace di regalare spensieratezza e di fornire tanto coinvolgimento. La risposta del pubblico ci conferma quanto questa manifestazione stia diventando un punto di riferimento culturale importante per la città e per il territorio. Invitiamo cittadini e visitatori a partecipare numerosi e a continuare a sostenere il teatro e le compagnie che con passione animano questa splendida rassegna”.