Β I medici di base: “Presto test rapidi nei nostri studi”
La Regione Lazio nei prossimi giorni raddoppierΓ le postazioni drive-in dove effettuare il tampone, per venire incontro alla maggiore richiesta dovuta anche alle scuole e per abbattere i tempi di attesa. “Γ nostra intenzione potenziare raddoppiando la rete dei drive in – ha detto l’assessore regionale alla SanitΓ , Alessio D’Amato – questa Γ¨ una fase in cui bisogna aumentare l’attivitΓ di screening, per cui i drive-in assieme anche ai laboratori privati autorizzati con la possibilitΓ di fare il test a una tariffa calmierata. Questo consentirΓ di aumentare il denominatore e noi ci attendiamo anche una riduzione dei tempi di attesa”.
Ma per alleggerire le file si muovono anche i medici di famiglia: promettono di effettuare tamponi rapidi direttamente negli studi dei medici di famiglia, con la disponibilitΓ del risultato in meno di un’ora. Il progetto partirΓ a breve, probabilmente giΓ entro la metΓ di ottobre, negli studi dei medici di base della Regione Lazio. Lo ha annunciato Pier Luigi Bartoletti, vice presidente della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg). Il bando, ha spiegato, “sarΓ pubblicato a breve, in settimana, e partiremo a breve. Questa attivitΓ sarΓ collegata in rete con la Regione, che potrΓ cosΓ¬ monitorare l’andamento dei contagi”. L’obiettivo Γ¨, afferma, “dare una risposta piΓΉ rapida ai cittadini, snellire i drive-in dove le attese per l’esecuzione dei tamponi sono al momento molto lunghe e facilitare anche la gestione dei casi”.
E ancora Bartoletti: “Da luglio avevamo chiesto di aprire alla medicina generale e alla pediatria la possibilitΓ di fare il tampone rapido e il sierologico, sempre dal punto di vista della volontarietΓ del collega e del fatto di avere gli spazi idonei. Questa proposta Γ¨ stata accettata dall’assessorato alla SanitΓ della Regione Lazio, speriamo che il bando venga pubblicato a giorni. E’ una cosa che non ha fatto ancora nessuno. La proposta Γ¨ giΓ costruita, ma serve un avviso pubblico per capire chi tra i medici di famiglia e i pediatri vuole partecipare – aggiunge – Abbiamo un problema di salute pubblica e a noi oggi serve dare una risposta”.
(La Repubblica)


