30 Gennaio, 2026
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Risorse, tempi, costi e controlli: ecco cosa cambia tra Recovery Fund e Mes

Le cinque notti e i quattro giorni di trattative sulย Recovery Fund

della scorsa settimana hanno portato a limare la proposta iniziale della Commissione europea sul piano straordinario d’intervento: i trasferimenti diretti sono calati da circa 500 a 390 miliardi mentre sono saliti i prestiti, da 250 a 360 miliardi. L’Italia ha ‘beneficiato’ della forte caduta del Pil, che ha acquisito peso nella nuova scelta di allocazione dei fondi.

PER L’ITALIA, il Next Generation Eu prevede circa 81 miliardi di trasferimenti e 127 miliardi di prestiti: il bilancino delle stime iniziali prevedeva 84 miliardi alla prima voce e 91 alla seconda.

Il totale, sopra i 208 miliardi, fa dell’Italia il primo beneficiario dello strumento: a Roma รจ diretto il 28% dei fondi, un peso sul Pil intorno al 13%.

Quanto ogni Stato tirerร  effettivamente dallo strumento comunitario, dipenderร  daiย Piani nazionaliย che dovranno esser sottoposti al vaglio degli organismi europei. Il ministro Gualtieri ha ribadito nei giorni scorsi che l’Italia sarร  pronta col suo documento entro ottobre. Secondo l’accordo del Consiglio europeo, il Piano dovrร  “esser coerente con le raccomandazioni specifiche per Paese e contribuire allaย transizione verde e digitale“. In particolare, “i piani devono promuovereย la crescita e la creazione di posti di lavoroย e rafforzare la ‘resilienza sociale ed economicร  dei paesi dell’Ue”. Sullo sfondo resta l’accento posto alle Raccomandazioni che l’Europa pone ciclicamente alle capitali. Per quel che ci riguarda, le ultime di fine maggio ci chiedevano: riforma del mercato del lavoro, riduzione della tassazione sul lavoro, riforma dell’istruzione e formazione professionale, riduzione dei tempi della giustizia, efficientamento della Pa.

Nel caso delย Mes, il Meccanismo europeo di stabilitร ,

le risorse a disposizione per l’Italia sono di 36 miliardi (alcuni hanno notato l’analogia con la crescita di denari del Recovery Fund destinate a Roma durante la gestazione dell’accordo) su 240 miliardi complessivi (2% del Pil). Si tratta di uno strumento nato con la crisi finanziaria e dei debiti sovrani e che si รจ attivato per Irlanda, Spagna, Portogallo, Cipro e Grecia. In cambio dell’erogazione dei finanziamenti ha sottoposto le politiche economiche e fiscali dei Paesi che l’hanno chiamato in causa a stretta sorveglianza. Con la pandemia, la Commissione ha varato una nuova linea di intervento che rompe quei vincoli: gli stanziamenti “non hanno nulla a che vedere con i prestiti del passato – ha spiegato il segretario del Mes, Nicola Giammarioli,ย intervistato daย Repubblicaย – Non portano a condizionalitร  ex post, austerity o ristrutturazione del debito”. I soldi si devono usare per coprire i costi sanitari “diretti e indiretti” legati al Covid: definizione che “va dai vaccini alla ricerca – parole ancora di Giammarioli – passando per la riorganizzazione della sanitร  e la ristrutturazione degli ospedali, ai contributi per le case di riposo fino ad un ammodernamento del sistema sanitario sul territorio e dei medici di base”.

I controlli sui soldi e la restituzione

La cabina di controllo dei fondi del Reco very รจ stato oggetto di aspro dibattito, ancor piรน dell’ammontare. La Commissione prevedeva un ruolo minimo per i governi nella validazione degli esborsi, poi intorno all’Olanda si รจ costituito un gruppo di Paesi che chiedeva un voto unanime del Consiglio. Alla fine la truppa dei frugali ha dovuto fare parziale retromarcia: per verificare che i singoli documenti siano in linea con gli indirizzi del programma รจ prevista unaย votazione del Consiglioย – a maggioranza qualificata – sui documenti nazionali, su proposta della Commissione. I Piani saranno riesaminati nel 2022 e “l’erogazione delle sovvenzioni avrร  luogo solo se sono conseguiti i target intermedi e finali concordati, stabiliti nei piani per la ripresa e la resilienza. Qualora, in via eccezionale, uno o piรน Stati membri ritengano che vi siano gravi scostamenti dal soddisfacente conseguimento dei pertinenti target intermedi e finali, possono chiedere che il presidente del Consiglio europeo rinvii la questione al successivo Consiglio europeo”.

Una volta che gli Stati avranno messo in campo i programmi per spendere i soldi europei, si potrร  stilare anche nel dettaglio ilย programma di restituzione dei soldi ricevutiย (in un bilancio tra dare e avere) e che la Ue a sua volta chiederร  ai mercati.

L’agenda prevede che la fase dei rimborsi cominci solo dal 2026 (quindi a soldi giร  incassati) e su un orizzonte temporale molto lungo: al 2058. La base per i rimborsi sarร  il quadro finanziario comunitario, che รจ alimentato in primis dai singoli Paesi membri. Per farsi carico delle emissioni di debito comune, ci dovrร  poi esser un rafforzamento del bilancio di Bruxelles anche attraverso risorse proprie come la tassazione sulla plastica o digitale. La stima, per quel che riguarda la parte di contributi a fondo perduto, รจ che l’Italia finirร  col versare un contributo sulla quarantina di miliardi al bilancio comunitario e che il beneficio si collocherร  dunque nel range tra i 30 e i 40 miliardi. Quanto al rimborso dei prestiti, la convenienza รจ individuata nella lunga scadenza per la loro restituzione (a fronte di risorse incassate in breve tempo) e al tasso d’interesse favorevole, visto l’atteso alto gradimento dei mercati per queste emissioni comuni.

Nel caso delย Mes, la polemica ha spesso ruotato intorno ai timori di vedersi materializzare la Troika. A questo dubbio, Giammarioli ha risposto in modo categorico:

“Con le nuove linee di credito il Meccanismo non puรฒ imporre alcun genere di condizionalitร  ex post, austerity, Troika, taglio delle pensioni o del settore pubblico”. L’unicaย condizionalitร ย รจ l’impiego per i fini sanitari.

L’ex commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, in un’audizione parlamentare ha spiegato che “l’Italia entrerebbe automaticamente in “sorveglianza rafforzata” (ex Regolamento 472/2013), ma Commissione ed Eurogruppo ci hanno assicurato che questa sarebbe limitata all’uso dei fondi per la sanitร , che non ci sarebbero missioni di controllo aggiuntive e, inoltre, che non c’รจ intenzione di attivare la raccomandazione, possibile per i paesi in sorveglianza rafforzata, di presentare un programma di aggiustamento macroeconomico. Mi sembra ci si possa fidare”. La richiesta dei fondi Mes darebbe alla Bce la possibilitร  di ricomprendere i titoli di Stato sotto il suo ombrello (ilย programma Omt lanciato da Mario Draghi).

Gli ultimi elementi di riflessione sulla scelta di aderire o meno al Mes riguardanoย i costi e la reazione del mercatoย a una sua eventuale richiesta. Sul primo fronte, bisogna considerare che il Meccanismo si finanzia sui mercati a tassi negativi e che ai Paesi verrebbero dunque caricati di fatto solo un margine dello 0,1% annuo, una commissione una tantum dello 0,25% e una fee annuale dello 0,005%. Il calcolo รจ che l’Italia possa risparmiare circa 5 miliardi in un decennio, nel confronto con quel che pagherebbe agli investitori emettendo “normali” Btp. Altri ancora rimarcano che chiedere il Mes genererebbe stigma sui mercati, come una dichiarazione di incapacitร  di camminare sulle proprie gambe. Per Giammarioli “non ci sarebbero danni di fiducia sui mercati. Non si tratta di un salvataggio come quelli del passato, non รจ un soccorso lanciato durante una crisi finanziaria o per rimediare a scelte sbagliate di un governo. Si tratta di una linea di credito studiata per rispondere alla pandemia, fenomeno del quale nessuno ha colpa”.

Le tempistiche

Come ha spiegato il commissario europeo all’Economia,ย Paolo Gentiloni,

intervistato daย Repubblica, “le erogazioni del Recovery inizieranno nella seconda parte del 2021 ad eccezione di un 10% che verrร  anticipato con l’anticipazione del Piano” con il quale gli Stati membri dettaglieranno come spenderanno le risorse. L’impegno assunto al Consiglio europeo nel pacchetto 2021-2027 รจ di erogare il 70% delle risorse nel 2021 e 2022, mentre il restante 30% dovrebbe arrivare nell’anno successivo. Quel che potrebbe dar fiato al governo (in termini di cassa) per la scrittura della prossima Manvora รจ invece scritto al punto 17 dell’accordo, dove si indica che “il prefinanziamento del dispositivo per la ripresa e la resilienza verrร  versato nel 2021 e dovrebbe esser pari al 10%” delle risorse. L’agenda per svolgere tutti i passaggi รจ comunque fitta: “Prima dobbiamo aspettare il percorso di ratifica dei Parlamenti – ricordava lo stesso Gentiloni -, quindi dovremo riuscire a rispettare il calendario con l’approvazione dei Piani di riforme dei singoli Paesi entro aprile e andare sul mercato con titoli europei comuni”.

Ben piรน snello l’iter del Mes, che a seguito dell’Eurogruppo di metร  maggio ha subito attivato la linea pandemica: per richiederlo basta una lettera al board del Meccanismo. Segue una triangolazione tra Commissione, Bce e lo stesso Mes per validare la solvibilitร  del Paese richiedente e la finalizzazione di un Pandemic Response Plan condiviso con la capitale in causa, su un modello standard per tutti.ย La stima รจ che il tutto possaย – compatibilmente con i tempi del dibattito del Paese richiedente –ย concludersi in due settimane. Lo stesso Mes ricorda che fare richiesta dei fondi non significa “tirarli”: possono esser utilizzati come forma di assicurazione nei confronti dei creditori. Quanto alle risorse, il meccanismo di erogazione prevede un flusso pari al 15% del totale accordato al mese: oltre 5 miliardi, nel caso italiano

(La Repubblica)

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