Degli Etruschi David Herbert Lawrence amava lo slancio vitale, il calore e la raffinatezza. Jacques Heurgon, il celebre storico francese che ai Tirreni dedicรฒ buona parte della sua carriera, ne sottolineava, invece, lo โsplendido arcaismoโ.
Si continua a parlare di Etruschi allโIstituto Alberghiero di Ladispoli, nellโambito del Progetto di Educazione al Consumo consapevole โSapere i saporiโ, promosso e finanziato dallโA.R.S.I.A.L. (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e lโInnovazione dellโAgricoltura del Lazio). โQuesta giornata di studio รจ dedicata al vinum mulsum. โ ha spiegato la Dirigente Scolastica Prof.ssa Vincenza La Rosa โ Il vino รจ una bevanda ricca di storia e di cultura. Il percorso iniziato ad aprile e dedicato alla scoperta delle radici etrusche dellโenogastronomia laziale, assume oggi una connotazione tecnico-pratica. Dopo i seminari, il laboratorio. Siamo convinti che solo unโefficace sinergia fra sapere e saper fare possa coinvolgere pienamente gli studenti, favorendo la loro crescita integraleโ.
โFacendo seguito alle lezioni che si sono svolte nelle scorse settimane sulla civiltร e sulle tecniche di viticoltura etrusche (in particolare, sulla vite maritata) โ ha aggiunto il Prof. Michele Comito, Docente di Sala dellโIstituto Alberghiero di Ladispoli โ oggi affronteremo direttamente, in laboratorio, la preparazione dellโantico vinum mulsum. Eโ molto importante che gli allievi acquisiscano unโadeguata consapevolezza dellโevoluzione e della storia del gusto. Solo in questo modo sarร possibile per loro riconoscere nel presente il punto di arrivo di un lungo processo storico e culturaleโ.
Ad affiancare il Prof. Michele Comito, giovedรฌ 18 maggio, cโera Catia Minghi, Sommelier e segretaria della F.I.S.A.R. (Distretto di Civitavecchia e Costa Etrusco-Romana), che ha spiegato nei dettagli le caratteristiche del mulsum. โIl vino degli antichi Etruschi era molto diverso da quello che oggi beviamo โ ha sottolineato Catia Minghi โ Veniva servito con acqua, in dosi prevalenti, in quanto bere il solo vino era considerata unโusanza barbara e sacrilega. Inoltre, si aggiungevano miele e resine, che avevano lo scopo di renderlo piรน stabile e piรน adatto alla conservazione e al trasportoโ. Catia Minghi ha quindi spiegato le caratteristiche della antiche cantine: โI livelli erano tre: uno per la pigiatura delle uve, uno per la fermentazione e uno per la conservazione. โ ha aggiunto โ Per averne unโidea, basta visitare lโEnoteca Regionale dellโUmbria, scavata nel tufo e situata nei sotterranei del Palazzo del Gusto, nel quartiere medievale di Orvietoโ. Catia Minghi ha quindi descritto agli studenti le caratteristiche del vitigno Sangiovese ( la cui origine รจ, con buona probabilitร , etrusca): โCavallo di razza dellโenologia italiana โ ha spiegato Catia Minghi โ il Sangiovese รจ uno dei vitigni italiani piรน diffusi (le aree coltivate coprono infatti circa l’11% della superficie viticola nazionale)โ.
Ma allโAlberghiero di Ladispoli si รจ parlato anche della centralitร del miele nel mondo antico. โLa venerazione dell’ape e del miele รจ una costante lungo lโintero corso della storia. โ hanno spiegato i relatori โ Odi, canzoni e versi sono state scritti in loro onore in ogni epoca. Una delle testimonianze piรน antiche della sinergia tra uomo e ape risale addirittura al Neolitico e si trova in una rappresentazione rupestre rinvenuta in Spagna nei pressi di Valencia (7.000 – 5000 a.C.). Egizi, Sumeri, Assiri, Babilonesi, Celti, Greci, Romani: ognuna di queste civiltร ha sviluppato un proprio modo di costruire le arnie e di utilizzare il miele, che anche presso gli Etruschi rivestiva un ruolo di primo piano. Il motivo non รจ legato esclusivamente ad una sua indubbia utilitร come additivo e dolcificante nelle preparazioni enogastronomiche, ma anche e soprattutto al suo valore simbolico-sacrale. Non bisogna infatti dimenticare โ hanno aggiunto i relatori โ che le api erano considerate tramiti fra Cielo e Terra, vere e proprie โmessaggere celestiโ, in grado di โtrasformare il Sole in mieleโ. Lโidromele, il fermentato piรน antico della storia, era ritenuto non a caso โla bevanda degli deiโ. Lo stesso Cicerone ricorda la tradizione degli aruspici etruschi di trarre vaticini non solo dal volo degli uccelli, ma anche da quello delle api. Per non parlare dellโarticolata e complessa gerarchia che caratterizza la straordinaria โsocietร delle apiโ, anchโessa molto studiata nelle civiltร antiche, compresa ovviamente quella etrusca.
E il miele era, appunto, ingrediente essenziale delle tre piรน diffuse bevande dellโantichitร : dallโidromele della tradizione celtica al Kykeion greco, passando per il vinum mulsum con la cui preparazione si sono cimentati gli studenti dellโIstituto Alberghiero, assistiti dal Prof. Michele Comito e dalla Sommelier Catia Minghi. 125 g di miele per ogni litro di vino: queste le proporzioni raccomandate. Il vino doveva essere versato in un recipiente molto largo e capiente. Columella, alcuni secoli piรน tardi, consigliava di scaldare il miele prima di utilizzarlo. Andava quindi aggiunto del pepe macinato (orientativamente un cucchiaio da minestra per ogni litro di vino). E giovedรฌ 18 aprile, per il meeting-break, il mulsum รจ stato abbinato a bocconcini di focaccia integrale con fichi secchi e rosmarino, preparati dallโAssistente di Laboratorio Elisabetta Manuelli.
Il servizio di Ricevimento รจ stato curato dalla Prof.ssa Giovanna Albanese.


