Dalla proposta dei cittadini alla nascita di uno spazio di partecipazione e solidarietà. Sabato 10 ottobre l’intitolazione del Centro Civico di Bracciano Nuova, alla presenza di Rosy Bindi. Il Sindaco Marco Crocicchi: «Un luogo pubblico acquista valore quando diventa uno spazio vissuto, condiviso e costruito insieme ai cittadini». Giulia Sala: «Una casa aperta alla comunità». Massimo Guitarrini: «Non basta offrire servizi, bisogna creare opportunità, autonomia e partecipazione».
BRACCIANO – Non soltanto l’intitolazione di un edificio pubblico, ma il riconoscimento di un percorso di partecipazione che parte da lontano e che oggi trova una nuova identità nel nome di Don Lorenzo Milani.
Sabato 10 ottobre il Centro Civico Comunale di Bracciano Nuova è stato ufficialmente intitolato al priore di Barbiana, nel corso dell’iniziativa «I CARE. Da Barbiana a Bracciano», che ha visto la partecipazione di Rosy Bindi, già Ministra della Repubblica, ex Presidente della Commissione parlamentare Antimafia e Presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Don Lorenzo Milani.
Un pomeriggio di riflessione e partecipazione, alla presenza delle associazioni del territorio e di numerosi cittadini. L’intitolazione rappresenta un momento significativo per Bracciano e, in particolare, per il quartiere di Bracciano Nuova: un’occasione per riconoscere il valore di uno spazio nato da una proposta dei cittadini e che oggi è finalmente diventato un punto di riferimento per l’incontro, la solidarietà e la partecipazione attiva. Il Sindaco Marco Crocicchi: «Un luogo pubblico acquista valore quando diventa uno spazio vissuto e condiviso. Intitolare il Centro Civico a Don Lorenzo Milani significa riconoscere il valore di una figura che ha dedicato la propria vita all’educazione, all’uguaglianza e alla difesa della dignità di ogni persona. Il suo messaggio ci ricorda che una comunità è davvero tale quando non lascia indietro nessuno e quando offre a tutti, soprattutto a chi parte da una condizione di maggiore difficoltà, gli strumenti per partecipare pienamente alla vita collettiva». Il Sindaco Marco Crocicchi sottolinea il significato dell’intitolazione anche nel percorso di valorizzazione degli spazi pubblici da parte dell’amministrazione comunale e della partecipazione civica intrapreso dalla comunità.
«Come Amministrazione, crediamo che gli spazi pubblici non debbano essere soltanto edifici da aprire o servizi da erogare, ma luoghi da vivere, capaci di generare relazioni, opportunità e senso di appartenenza. Il nostro obiettivo è che il Centro Civico sia sempre più una casa aperta a tutti, dove bambini e ragazzi possano trovare sostegno, le associazioni possano sviluppare progetti, le persone possano incontrarsi e chi vive una situazione di fragilità possa sentirsi parte di una rete. Perché una comunità più giusta si costruisce insieme, attraverso l’ascolto, la solidarietà e la possibilità concreta, per ciascuno, di dare il proprio contributo».
«Non abbiamo soltanto dato un nome a un edificio. Abbiamo riconosciuto il valore di un luogo che, nel tempo, è diventato una casa aperta alla comunità: uno spazio di incontro, solidarietà, crescita e cittadinanza attiva». Sono le parole della Presidente del Consiglio comunale Giulia Sala delegata alla partecipazione, che ha voluto ricordare anche le origini di questo spazio. La storia del Centro Civico comincia infatti nel 2010, quando furono proprio alcuni cittadini, attraverso un percorso di bilancio partecipativo, a proporne la realizzazione. «Mi piace pensare che quella del 10 ottobre scorso sia stata l’inaugurazione che il Centro Civico non aveva mai avuto davvero», sottolinea Sala, ricordando il lungo percorso che ha portato il Centro a diventare un luogo di aggregazione e un punto di riferimento per il quartiere. Un percorso costruito con l’impegno dell’amministrazione comunale, attraverso il contributo delle associazioni, del volontariato e di tante persone che quotidianamente animano le attività.
«Perché una comunità inclusiva si costruisce così: facendo in modo che una bambina o un bambino possano trovare sostegno nello studio, che una donna possa incontrare ascolto e occasioni di confronto, che un giovane possa sentirsi protagonista delle scelte che riguardano il proprio territorio, che una persona fragile possa trovare una rete di solidarietà, che un’associazione abbia uno spazio in cui trasformare un’idea in un progetto concreto». Per Sala, il significato dell’iniziativa si riassume in un concetto: «Non basta aprire una porta. Bisogna fare in modo che tutti sappiano di poterla attraversare».
Rosy Bindi: «Don Milani non è un personaggio comodo»
Al centro del pomeriggio anche la riflessione di Rosy Bindi sull’attualità del pensiero di Don Milani, sulla scuola come strumento di emancipazione e sulle disuguaglianze che continuano ad attraversare la società. «Leggerlo da adulti è un pugno nello stomaco», ha osservato Bindi, ricordando quanto il pensiero del priore di Barbiana sia ancora capace di interrogare le coscienze. «Non è un personaggio comodo, ti costringe a chiederti se stai facendo abbastanza per chi oggi non ha voce». Un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva che, secondo Bindi, conserva tutta la sua attualità. La società in cui operava Don Milani era segnata da profonde disuguaglianze, ma anche oggi la crescente concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi rende urgente affrontare il tema della giustizia sociale e dell’uguaglianza delle opportunità. Il pensiero di Don Milani non può quindi essere ridotto a una celebrazione del passato. È un invito a interrogarsi sul ruolo della scuola, delle istituzioni e della società nel garantire a tutti gli strumenti necessari per esercitare pienamente i propri diritti.
«Non basta offrire servizi, bisogna costruire partecipazione»
Un messaggio che si collega direttamente alla funzione sociale ed educativa del Centro Civico di Bracciano Nuova. «Quando abbiamo pensato di restituire questo spazio alla comunità, non volevamo semplicemente riaprire un edificio. Volevamo creare un luogo dove incontrarsi, aiutarsi, proporre idee e costruire relazioni», spiega l’Assessore Massimo Guitarrini. Oggi il Centro ospita il doposcuola educativo gratuito, le attività delle associazioni, iniziative di solidarietà e volontariato, occasioni di partecipazione per i cittadini e interventi rivolti alle persone più fragili. Attività differenti, accomunate dall’idea che nessuno debba essere lasciato solo di fronte alle proprie difficoltà. «Don Milani non voleva semplicemente aiutare i ragazzi poveri. Voleva dare loro gli strumenti per essere liberi, conoscere i propri diritti, prendere la parola e diventare protagonisti della propria vita». Un principio che, secondo Guitarrini, dovrebbe orientare anche il lavoro delle istituzioni e le politiche sociali. «Vorrei che questo Centro fosse sempre più un luogo dove non ci sono soltanto persone che ricevono qualcosa, ma cittadini e cittadine che costruiscono qualcosa insieme».
Nel corso dell’iniziativa è stato presentato il murale dedicato a Don Lorenzo Milani, realizzato dal collettivo di artiste CORA, un’opera che arricchisce le pareti del Centro Civico e rende visibile il legame tra questo spazio e i valori dell’educazione, dell’uguaglianza e della partecipazione.
Ad accompagnare l’intitolazione anche la mostra «Il silenzio si fa voce», concessa dalla Fondazione Don Lorenzo Milani di Barbiana, un’occasione per approfondire la figura del sacerdote e la sua esperienza educativa. Ma il significato più importante dell’iniziativa guarda soprattutto al futuro. «È bello pensare che la sua immagine accompagnerà ogni giorno chi entrerà in questo luogo», sottolinea Guitarrini. «Ma la cosa più importante non sarà quello che abbiamo rappresentato sulla parete. Sarà quello che sapremo fare dentro»
I bambini che studiano insieme, i volontari che si organizzano, i giovani che propongono attività, le persone che trovano qualcuno disposto ad ascoltarle: è nella quotidianità del Centro Civico che il messaggio di Don Milani potrà trovare la sua espressione più concreta.
«Vorrei che quelle due parole, I CARE, non rimanessero soltanto scritte su una parete, ma diventassero un modo quotidiano di vivere il nostro quartiere e la nostra comunità. Un luogo in cui ciascuno possa dire: questa comunità mi sta a cuore. E anch’io posso fare qualcosa per renderla migliore».
È questa la sfida che accompagna la nuova intitolazione: trasformare la memoria di Don Lorenzo Milani in una pratica quotidiana di educazione, solidarietà e partecipazione, facendo del Centro Civico un luogo sempre più aperto, inclusivo e costruito insieme ai cittadini.


