Nel gennaio del 2022 la Città Metropolitana di Roma autorizza la ditta Roma Biometano Srl alla realizzazione di un nuovo biodigestore. Il progetto riguarda la costruzione di un impianto privato per la produzione di biogas e biometano attraverso il trattamento di residui provenienti da aziende agricole e zootecniche.
La controversia nasce nel Maggio 2025, quando la società comunica la necessità di modificare la disposizione delle strutture all’interno dell’area, estesa per circa quattro ettari. La variante prevede di spostare l’intero progetto in una zona più pianeggiante.
Secondo la società le modifiche non avrebbero cambiato la capacità produttiva dell’impianto, le emissioni o i parametri urbanistici. Il 10 giugno 2025 viene dunque avviato l’iter dalla Città Metropolitana per valutare la variante.
La variante apre, però, uno scontro con il Municipio XV. I tecnici municipali constatano durante alcuni sopralluoghi effettuati tra giugno e luglio, che il cantiere sta procedendo sulla base delle modifiche presentate dalla ditta, quando l’iter per la loro approvazione non è ancora concluso. Da qui parte la richiesta di sospendere i lavori e il successivo parere negativo del Municipio.
Il 14 ottobre 2025 arriva il via libera definitivo dalla Città Metropolitana, che considera la variante compatibile con il progetto già autorizzato. La società comunica quindi la ripresa dei lavori, ma il Municipio non cambia posizione e il 4 novembre mette un’ordinanza di demolizione e ripristino dei luoghi, ritenendo abusive le opere realizzate prima dell’approvazione.
Interviene dunque il Tar. I giudici hanno stabilito che la competenza a valutare e autorizzare le modifiche agli impianti alimentati da fonti rinnovabili spettava alla Città metropolitana. Inoltre, al momento dell’ordinanza di demolizione, la variante risultava già approvata dall’ente competente. Per queste ragioni il tribunale ha annullato l’atto del Municipio XV.
Restano comunque le segnalazioni di cattivi odori provenienti dalla zona del cantiere. Il Municipio XV ha chiesto quindi nuovi controlli ad Asl Roma 1, Arpa Lazio e Città Metropolitana.
Nei mesi scorsi, le proteste hanno portato alla presentazione di un esposto e di una petizione sottoscritta da oltre 400 cittadini.
Se sul piano giudiziario la società ha ottenuto una vittoria, resta aperta la questione delle preoccupazioni dei residenti e delle verifiche sugli eventuali impatti del nuovo biodigestore.
Francesca Greco


