Un concorso anonimo e un vaso di Taranto: la vera storia del volto dell’euro

Chi ha disegnato le banconote che usiamo ogni giorno? La risposta, in realtà, ha un nome preciso e una storia meno nota di quanto si pensi.

Quando, alla fine degli anni Novanta, si iniziò a progettare l’aspetto della futura moneta unica, il nodo era chiaro: come rappresentare l’Europa senza favorire nessuno Stato membro? Raffigurare monumenti reali (il Colosseo, la Torre Eiffel, l’Acropoli) avrebbe rischiato di alimentare rivalità nazionali. Si scelse quindi una strada diversa: immagini simboliche e non reali, capaci di evocare l’idea di Europa senza ritrarre luoghi specifici.

A bandire la selezione non fu ancora la BCE, che nascerà solo nel giugno 1998, ma il suo predecessore, l’Istituto Monetario Europeo (IME). Il concorso, aperto a designer e incisori di tutta Europa, si chiuse a settembre 1996 con 44 bozzetti presentati: 27 di ispirazione “tradizionale” e 17 “astratto-moderna”. A ottobre un sondaggio pubblico coinvolse oltre duemila cittadini di tutti gli Stati membri (tranne la Danimarca) su una rosa ristretta di dieci proposte. Il 3 dicembre 1996 il Consiglio dell’IME proclamò il vincitore: Robert Kalina, grafico austriaco della Oesterreichische Nationalbank, con il progetto “Epoche e stili d’Europa”.

Le prime bozze di Kalina raffiguravano ponti che, si scoprì poi, riprendevano troppo fedelmente ponti realmente esistenti, tratti da un libro fotografico; il designer dovette rielaborarli per renderli davvero immaginari, come richiedeva il regolamento del concorso. Il risultato finale, finestre e portali sul fronte, ponti sul retro, sette stili architettonici diversi dal classico al moderno per i sette tagli, non riproduce alcun edificio esistente: un linguaggio comune, riconoscibile da ogni cittadino europeo a prescindere dal Paese d’origine, pensato apposta per non appartenere a nessuno e per rappresentare tutti.

Oltre dieci anni dopo l’introduzione dell’euro, la BCE decise di rinnovare la sicurezza delle banconote mantenendone l’impianto grafico. Il restyling, affidato al bozzettista berlinese Reinhold Gerstetter, introdusse elementi di sicurezza più avanzati e, soprattutto, un volto: quello della principessa Europa, figura della mitologia greca da cui il continente prende il nome, inserito nella filigrana e nell’ologramma. Il ritratto non è un’invenzione moderna, ma è tratto da un cratere greco a figure rosse databile intorno al 360 a.C., rinvenuto a Taranto e conservato al museo del Louvre dal 1825: un’opera nata nell’ambiente culturale della Magna Grecia, dove greci e popolazioni locali convivevano, scelta, secondo la stessa BCE, proprio per il suo valore simbolico di incontro tra culture. I sei tagli della serie Europa sono stati introdotti gradualmente tra il 2013 e il 2019.

Quella serie, tuttora in circolazione, è ora arrivata a fine corsa: da qui il nuovo processo di rinnovamento avviato dalla BCE e che porterà entro pochi anni a un volto ancora diverso per le banconote europee.

 

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Riccardo Agresti

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