Intervista ad Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana
Lucattini: “Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia. Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente in particolare, nei BES”.
Intervista di Marialuisa Roscino
Esiste uno spazio, tra il foglio bianco e il colore, dove le difficoltà di apprendimento smettono di essere un ostacolo e diventano una possibilità. Per i bambini e gli adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) o Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), la parola scritta o parlata può talvolta, trasformarsi in una barriera frustrante. È qui che l’arteterapia plastico-visiva interviene come una chiave silenziosa ma potentissima: un linguaggio fatto di forme, materia e simboli capace di riattivare canali comunicativi spesso rimasti in ombra.
L’arte non è più solo estetica, ma si trasforma in un processo terapeutico che favorisce la crescita cognitiva, l’integrazione emotiva e, soprattutto, il recupero di una fiducia profonda nelle proprie capacità. Attraverso l’uso sapiente del mezzo artistico, il disagio trova una forma e la mente scopre nuove strade per apprendere e relazionarsi. In questa intervista, abbiamo chiesto al riguardo, alla Dott.ssa Adelia Lucattini, Medico, Psichiatra, Psicoanalista Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, un approfondimento clinico, al fine di comprendere come l’arteterapia possa diventare un pilastro fondamentale nel percorso di crescita di ogni ragazzo.
Dott.ssa Lucattini, entrando nel vivo della Medicina, quali processi psichici si attivano nel bambino con BES attraverso il gesto artistico e in che modo l’espressione creativa riesce a colmare quei vuoti comunicativi che la parola non riesce a raggiungere?
L’arteterapia è particolarmente utile per bambini e adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) perché offre un canale di espressione alternativo alle parole, spesso ancora insufficienti per comunicare emozioni complesse. Attraverso il disegno, la pittura o altre forme artistiche, il bambino può dare forma ai propri vissuti interni in modo spontaneo e non giudicante.
A differenza di approcci più centrati sulla prestazione, l’arteterapia valorizza il processo creativo, sostenendo l’autostima e riducendo ansia e frustrazione, molto frequenti nei disturbi dell’apprendimento. I benefici riguardano più aree, infatti, migliora la regolazione emotiva, facilita la comunicazione, potenzia le abilità cognitive e rafforza la coordinazione oculo-manuale, spesso coinvolta nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
Molte ricerche tra cui una publicata su Malaysian Journal of Medicine and Health Sciences (2025), confermano questi effetti ed evidenziano come l’arteterapia contribuisca a migliorare competenze sociali, funzioni esecutive e benessere emotivo, rappresentando un intervento efficace e globale per la crescita del bambino.
Dott.ssa Lucattini, spesso si pensa all’arte come “a pura astrazione”, ma la gestione dello spazio sul foglio richiede grandi capacità di pianificazione. In che modo, l’atto di creare aiuta a strutturare le funzioni esecutive e a potenziare la percezione visuo-spaziale di chi fatica a organizzare il proprio apprendimento?
L’arteterapia agisce su un aspetto fondamentale dello sviluppo: l’integrazione tra percezione, motricità fine e pensiero. Attività come disegnare, modellare o manipolare materiali richiedono una coordinazione fine tra ciò che il bambino immagina, ciò che osserva e ciò che realizza con le mani. In questo processo si sviluppano la percezione visiva e spaziale, essenziali per orientarsi nello spazio, organizzare il foglio e, successivamente, per competenze come lettura, scrittura e calcolo.
Queste esperienze coinvolgono contemporaneamente più sistemi (visivo, motorio e sensoriale) creando proficua integrazione tra mente e corpo, tra inconscio e pensiero. La stimolazione delle mani attraverso materiali diversi (come creta, colori o strumenti) rafforza le connessioni tra percezione e movimento, favorendo una maggiore precisione psicomotoria, coordinazione e capacità di pianificazione sia nel lavoro scolastico che nella vita quotidiana.
Dal punto di vista della capacità di apprendimento, questo si traduce nello sviluppo di nuove idee e strategie migliori, più adatte a sé stessi e alle situazioni esterne. Il bambino non si limita a eseguire dei compiti con i genitori o un insegnante, ma impara a organizzare il mondo interiore e lo spazio fisico, immagine e anticipare i risultati, correggere gli errori, trasformare un’emozione in un’idea o un progetto e quindi in un’azione finalizzata. In altre parole, l’arteterapia facilita il passaggio al pensare, attraverso attività manuali, creazioni artistiche e opere realizzate (Cureus, 2022).
L’arteterapia, concretamente, può offrire la possibilità di superare le difficoltà emotive e rafforzare l’autostima nei bambini e negli adolescenti con BES?
L’arteterapia rappresenta un intervento particolarmente efficace perché offre ai bambini e agli adolescenti uno spazio sicuro in cui dare forma ai vissuti interiori, anche quando questi non trovano ancora espressione nel linguaggio. Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia.
Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente nei BES. Nel tempo, questo processo alimenta un’immagine di sé più solida e positiva, sostenuta da esperienze ripetute di riuscita e riconoscimento.
I dati della ricerca confermano questi effetti: programmi strutturati di arteterapia mostrano una riduzione significativa dell’ansia e un incremento dei comportamenti prosociali e della capacità di comprensione emotiva. Uno studio pubblicato su RREM Journal (2025) evidenzia, inoltre, come queste esperienze contribuiscano a rafforzare il benessere psicologico e la qualità delle relazioni nei contesti educativi. In questo senso, l’arteterapia non si limita a offrire un’area protetta, rassicurante e ansiolitica, ma diviene un processo trasformativo, infatti, aiuta i bambini a dare senso a ciò che provano, costruendo nel tempo una maggiore stabilità emotiva e un’autentica fiducia in se stessi.
Esistono studi scientifici che confermano l’impatto dell’arteterapia nella riduzione dei sintomi ansioso-depressivi e nel miglioramento del tono dell’umore nei ragazzi con bisogni speciali?
La letteratura scientifica degli ultimi anni conferma che l’arteterapia rappresenta un intervento utile, soprattutto come approccio complementare, nei bambini e negli adolescenti con BES e disturbi dell’umore. Si tratta di una modalità che utilizza il processo creativo per favorire il benessere psicologico, offrendo un contesto protetto in cui emozioni difficili possono emergere ed essere elaborate anche senza il supporto del linguaggio verbale.
Dal punto di vista clinico, l’esperienza artistica facilita l’espressione emotiva, rafforza il senso di controllo e promuove processi di consapevolezza e autoefficacia, aspetti particolarmente rilevanti nei quadri ansioso-depressivi. Le evidenze empiriche indicano che queste pratiche possono contribuire a ridurre i sintomi internalizzanti, migliorando il tono dell’umore e la regolazione affettiva.
In particolare, si è dimostrata efficace nel ridurre ansia e depressione in età evolutiva. L’arteterapia migliora il benessere emotivo e le competenze socioaffettive nei contesti educativi e clinici, pur evidenziando la necessità di studi più rigorosi e standardizzati. L’arteterapia rappresenta una risorsa clinica valida e sempre più supportata da studi scientifici, non sostituisce altri trattamenti che sono sempre necessaria, psicoterapia dinamica e psicoanalisi, ma li integra efficacemente, offrendo ai bambini e agli adolescenti uno strumento concreto per comprendere e trasformare il proprio mondo emotivo (Clinics Sao Paulo, 2025).
In adolescenza, il corpo cambia e le emozioni diventano spesso travolgenti e difficili da verbalizzare. In che modo l’arteterapia funge da ‘contenitore’ sicuro per queste trasformazioni e perché è fondamentale che questo canale espressivo resti aperto anche dopo l’infanzia?
L’età evolutiva è un processo continuo, in cui ogni fase si costruisce sulla precedente senza soluzione di continuità. Le esperienze precoci, soprattutto quelle legate al corpo, al gioco e alla creatività, non vengono mai perdute, ma restano come tracce attive che contribuiscono a strutturare l’identità. In questo senso, proseguire attività come l’arteterapia anche durante l’adolescenza significa mantenere e trasformare strumenti espressivi già acquisiti, adattandoli a una fase di sviluppo più complessa.
Nell’adolescenza, il linguaggio artistico può offrire uno spazio privilegiato per esplorare conflitti interni, sperimentare nuove modalità espressive e dare forma a vissuti spesso difficili da verbalizzare. La continuità con le esperienze creative dell’infanzia facilita questo processo, rendendolo più accessibile e meno minaccioso.
Dal punto di vista psicologico, l’arteterapia durante può svolgere una funzione di integrazione psichica e dell’identità, aiuta a collegare le esperienze passate con quelle presenti, sostenendo la costruzione di una narrazione personale coerente. Questo è particolarmente importante nei momenti di crisi o in presenza di difficoltà emotive, dove può emergere un senso di frammentazione o discontinuità del sé. Le attività artistiche in adolescenza favoriscano la regolazione emotiva, la consapevolezza di sé e la resilienza, contribuendo a un migliore adattamento psicologico.
L’arteterapia, quindi, rappresenta un filo continuo che accompagna lo sviluppo, permette di trasformare le esperienze precoci in risorse evolutive, sostenendo l’adolescente nel delicato lavoro di costruzione della propria identità (Frontiers in Psychology, 2025).
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Utilizzare il disegno come strumento di ascolto, non di valutazione. È importante che il genitore non giudichi il risultato, ma si interessi al significato del disegno, chiedendo al bambino di raccontarlo. In questo modo, l’attività diventa un canale privilegiato per comprendere il suo mondo emotivo;
-Proporre attività artistiche nei momenti di maggiore fragilità emotiva. Nei periodi di tristezza, ansia o chiusura, disegnare o modellare può aiutare il bambino o l’adolescente a esprimere ciò che fatica a dire, riducendo la tensione interna;
-Favorire la continuità attraverso piccole abitudini e rituali regolari, tra i quali far rientrare anche le attività artistiche e l’arte terapia. La ripetizione nel tempo è fondamentale, anche brevi momenti settimanali dedicati all’attività artistica aiutano a costruire stabilità e sicurezza;
-Valorizzare il processo creativo per sostenere l’autostima. Nei bambini e adolescenti con BES e DSA è essenziale che il genitore riconosca l’impegno e l’espressione personale, piuttosto che il risultato estetico, offrendo al bambino un’esperienza di competenza;
-Integrare l’esperienza artistica con il contesto scolastico. Quando possibile, è utile condividere con gli insegnanti il percorso creativo, affinché possa essere valorizzato anche in classe come strumento di apprendimento e inclusione;
-Promuovere attività artistiche di gruppo. Favoriscono lo sviluppo delle competenze sociali, dell’empatia e della capacità di stare con gli altri, facilitando le interazioni e i rapporti interpersonali;
-Considerare l’arteterapia come parte di un percorso di cura più ampio. In presenza di depressione o disagio emotivo significativo, è importante che il genitore integri l’attività artistica con un supporto specialistico e psicoanalitico, affinché il bambino possa essere aiutato a elaborare in modo più profondo i propri vissuti.


