Né Re, né Maghi (parte 1 di 5)

Mάγοι

Secondo Roberto De Simone, i Magi simboleggiano il viaggio che congiunge la nascita del sole a oriente con la nascita del nuovo “sole-bambino”. Tuttavia, la loro presenza, in quanto stranieri e pagani, nasconde un altro messaggio politico di inclusione: se Luca non cita i Magi, ma fa portare la buona novella ai pastori, per far intendere agli ebrei che rischiano di restare dietro ai reietti della società, Matteo non cita i pastori, ma fa venire in adorazione di Gesù degli stranieri, i Magi, sacerdoti di una religione, lo zoroastrismo, che presenta alcuni parallelismi con il Cristianesimo.

La presenza dei Magi è un gesto dirompente: significa che il messaggio di pace portato da Gesù è indirizzato a tutti, ebrei e gentili. Conseguentemente, l’accoglienza dei Magi nel presepe, al cospetto di Gesù, li indica come rappresentanti di tutte quelle persone estranee al territorio che, a quel tempo, e non solo, erano guardate con sospetto. Non a caso, nella tradizione medievale ormai consolidata, i Magi sono tre e rappresentano le tre discendenze da Noè, dai suoi figli Sem, Cam e Jafet, cioè tutta l’umanità. Gesù non è venuto per l’establishment, per chi è considerato “normale”, ma per tutti, senza discriminazioni: ecco il motivo della presenza dei pastori e degli stranieri.

È importante citare papa Francesco nell’omelia dei 6 gennaio 2016:

 

I Magi rappresentano gli uomini di ogni parte della terra che vengono accolti nella casa di Dio. Davanti a Gesù non esiste più divisione alcuna di razza, di lingua e di cultura: in quel Bambino, tutta l’umanità trova la sua unità.”

 

Il capitolo 2 del “Vangelo di Matteo” è l’unica fonte biblica dove i Magi vengono menzionati. Matteo redasse il suo Vangelo in greco indirizzandolo soprattutto alle popolazioni di origine ebraica dell’Oriente, sottolineando che proprio alcuni pagani, i magi, furono tra i primi a riconoscere e rendere omaggio al Messia. Nel suo scritto riferisce che la visita dei Magi a Gesù non avvenne nella grotta o in una stalla, ma in una casa. Il testo evangelico parla di una stella avvistata in Oriente (ἀπὸ ἀνατολῶν), più letteralmente “dal sorgere [del sole]”, regione da cui provenivano i Magi per adorare

 

“colui che è nato re dei Giudei” (Mt 2,2).

 

Matteo racconta poi dell’incontro del re Erode con un numero non precisato di uomini, non nominati specificatamente, definiti μάγοι, termine proveniente dall’antico persiano, a sua volta derivato dall’avestico magavan/moghu, che si riferisce alla casta sacerdotale iraniana dello Zoroastrismo.

Secondo Erodoto, i μάγοι erano sacerdoti-astrologi della religione mazdea, che credevano nel Dio unico Ahura Mazda, “Colui che crea con il pensiero”, il cui culto fu riformato nel VI secolo a.C. da Zarathustra, e che attendevano Saošyant, il Messia o Soccorritore destinato a salvare il mondo, sebbene l’idea della nascita da una vergine e il segno della stella siano sviluppi successivi e non attestati nel testo avestico più antico.

Anche il “Vangelo arabo dell’infanzia” conferma la loro provenienza:

 

“ecco che dei magi vennero a Gerusalemme, come aveva predetto Zaradusht, portando seco dei doni, oro, incenso e mirra” (7,1).

 

Matteo racconta poi della visita dei Magi a Gesù e dell’angelo apparso loro in sogno per dissuaderli dal tornare da Erode. Il capitolo si chiude, infine, con il loro ritorno a un imprecisato paese d’origine.

 

Tempo di visita

Il testo di Matteo non specifica alcun intervallo temporale tra la nascita di Gesù e la visita dei Magi, anche se le raffigurazioni artistiche e la vicinanza delle date tradizionali del 25 dicembre e del 6 gennaio incoraggiano l’ipotesi popolare che la visita abbia avuto luogo pochi giorni dopo la nascita. Jacopo da Varagine parla infatti di tredici giorni.

Il “Vangelo dello pseudo-Matteo”, però, parla di un intervallo di due anni (16,1), e nella Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, nel mosaico dell’arco trionfale (V secolo), Gesù è raffigurato come fanciullo quando riceve il tributo dei Magi. Questo intervallo spiegherebbe anche il comando di Erode (Mt 2,16), secondo cui la strage degli innocenti includeva bambini fino a due anni.

In ogni caso, sebbene dal III secolo, con Quinto Settimio Fiorente Tertulliano, i magi siano comunemente definiti re, non c’è nulla nel “Vangelo di Matteo” che implichi che fossero governanti. Questa identificazione (ad esempio come re dei Caldei, come sostenuto da alcuni Padri della Chiesa) è legata alla volontà di avere conferma delle profezie dell’Antico Testamento che descrivono il Messia adorato dai re:

 

Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere” (Is 60,3)

Nel tuo tempio, che sovrasta Gerusalemme, i re ti porteranno doni” (Sal 68,29)

e tutti i re gli si prostreranno dinanzi, tutte le nazioni lo serviranno” (Sal 72,11)

 

 

Brano tratto dal libro “Il senso nascosto del Presepe” disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/

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Riccardo Agresti

 

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