La sicurezza non può diventare strumento di repressione del conflitto politico
Il rapporto tra sicurezza, libertà e diritti democratici è elemento qualificante di una moderna democrazia, in un periodo in cui sono sempre più diffuse spinte autoritarie di varia natura con una preoccupante e pericolosa tendenza a criminalizzare l’espressione del dissenso nei confronti del potere costituito e delle sue decisioni, e a minare l’indipendenza della magistratura.
Non c’è dubbio che un diritto primario di donne e uomini è vivere una vita normale, garantiti da una giustizia efficiente, e da forze dell’ordine che non debbano operare in condizioni precarie, con evidenti carenze di organico “operativo” e con stipendi assolutamente inadeguati. I recenti fatti di Torino del 31 gennaio e quella scena terribile dell’agente di polizia circondato e colpito a calci e colpi di martello sono inaccettabili, incompatibili con lo Stato democratico che vogliamo.
Eppure quella violenza, scatenata da una frangia organizzata militarmente che non ha nulla a che vedere con i 50 mila scesi a protestare pacificamente, è stata presa a pretesto per criminalizzare l’intera manifestazione e chi vi ha partecipato.
Esemplari sono le parole di Nicola Rosiello, segretario generale del sindacato di polizia: «Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale. La realtà è l’esatto opposto: sono i violenti che si affiancano ai manifestanti per sfruttare la piazza. Confondere le responsabilità è un errore logico e sociale pericoloso: è come accusare i proprietari di casa di aver favorito i ladri che vi hanno fatto irruzione, o ritenere i tifosi responsabili dei criminali che si infiltrano allo stadio per aggredire gli spettatori. Chi scende in piazza pacificamente deve avere la garanzia che lo Stato sia in grado di isolare chi si infiltra per inquinare il dissenso. Ribadiamo che la sicurezza non si fa colpevolizzando i cittadini, ma con strategie di intelligence e prevenzione, capaci di distinguere tra diritto al dissenso e atti delinquenziali inaccettabili. Ribaltare i fatti non aiuta l’ordine pubblico, serve solo a scaricare sulle Forze dell’Ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa».
Una democrazia matura si misura proprio nella capacità di tenere insieme sicurezza e diritti, evitando che la prima diventi uno strumento di repressione del conflitto politico: non vogliamo che torni il clima del G8 di Genova del 2001, o peggio che si guardi al modello trumpiano di Minneapolis.
Giuseppe Girardi


