2 Marzo, 2026
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Ho fatto un viaggio nell’abisso umano. Dal femminicidio all’istigazione al suicidio passando per il cyberbullismo

I fatti di cronaca legati al femminicidio di Federica Torzullo hanno tenuto con il fiato sospeso non solo Anguillara Sabazia, ma l’intera comunità del comprensorio sabatino.

Sono state giornate faticose e dolorose per le notizie e per i dettagli che, poco alla volta, emergevano dalle indagini.

Qualche giorno prima del tragico doppio suicidio dei genitori dell’omicida, sono andato sul profilo Facebook dell’ex (da poche ore) assessora al Comune di Anguillara e, navigando tra i suoi ultimi post, ho fatto un viaggio nell’abisso umano.

Ero sconvolto e arrabbiato per le offese, la cattiveria, l’incitamento all’odio e al suicidio contenuti in tanti commenti che accusavano lei e il marito di aver messo al mondo un “mostro”, di non meritare l’amore del proprio nipote e di essere, pertanto, responsabili, neppure troppo indiretti, di questo terribile femminicidio.

A ogni commento mi imbattevo in profili di persone adulte che, abitualmente, scrivono interventi sguaiati, sgrammaticati e troppo poco ragionati. Sui social ne leggiamo tanti, ogni giorno.

Appena è giunta la notizia del doppio suicidio, ho subito pensato che quei due genitori non avessero retto a questa gogna, e ne abbiamo avuto conferma dalle ultime parole lasciate nel messaggio d’addio al figlio.

Tornato sul profilo, mi sono reso conto che molti di quei commenti erano stati cancellati, tolti vigliaccamente, così come vigliaccamente erano stati scritti.

Sappiamo che qualcuno sta indagando per istigazione al suicidio e spero che questo possa portare a individuare chi è arrivato a scrivere frasi come, tra le meno esplicite, “meglio che sparisci”. Mi auguro che vengano presi provvedimenti adeguati.

Questa testata si è occupata in molte occasioni di bullismo e cyberbullismo, cercando di indirizzare gli sforzi soprattutto verso i ragazzi, che spesso non hanno gli strumenti per comprendere pienamente questi fenomeni. Ma le parole che ho letto erano scritte da persone adulte, madri e padri che, per primi, dovrebbero occuparsi dell’educazione dei propri figli.

In alcuni Paesi si parla di proibire i social agli under 16. Credo sia altrettanto importante determinare la responsabilità di chi scrive quotidianamente parole d’odio dietro un’anonima tastiera, collegando i profili social alla propria identità digitale. Il virtuale è anche reale: lo sanno bene ragazzi e ragazze, forse dovremmo capirlo fino in fondo anche noi adulti.

Fabio Rollo

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