Solo qualche giorno fa è stata intervistata in TV in una delle tante trasmissioni in cui si parlava delle nuove generazioni violente; come suo costume, ha spostato le responsabilità dai giovani agli istituti educanti, con il garbo che l’ha caratterizzata per tutta una intera vita professionale.
“Sono vecchia”, ha detto in un passaggio della sua intervista, intendendo rimarcare il divario generazionale con cui bisogna essere molto più accorti nell’indagare le nuove adolescenze.
Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, psicopedagogista dall’inestimabile valore culturale, non sarà mai vecchia, come le stelle, le buone abitudine, i rimedi della nonna; se n’è andata in silenzio, come ha vissuto ed esercitato la sua professione anche dopo essersi guadagnata a giusto titolo la notorietà tra i professionisti e le istituzioni.
Non sono certo io a dover tessere le lodi di chi ha speso l’esistenza a comprendere, rieducare e soprattutto prevenire comportamenti e situazioni che potessero compromettere la serenità, lo sviluppo psico emotivo degli adolescenti.
Posso, e voglio, ricordare invece quel tempo privilegiato in cui ho avuto il beneficio di fare alcuni interventi accanto a lei, in progetti ambiziosi realizzati in ambito istituzionale e di giustizia.
La sua disponibilità e la sua apertura sono ciò che ricordo di più e meglio, quello che lasciava respirare la vastità della sua conoscenza, la luce dei suoi occhi comunicava una visione che arrivava oltre e prima; aveva presagito la tracimazione della violenza tra i più giovani eppure mai una volta ho sentito pronunciarle un: “lo avevo previsto”.
So che migliaia, forse più, di ragazzi le devono il risorgimento da pantani da cui si sarebbero fatti inghiottire senza il suo intervento.
Come le stelle, appunto, resterà al di là del tempo, in quel per sempre che va oltre lo “è stata, è e sarà”; una stella a cui guardare ed esprimere il desiderio, che sono sicuro era anche il suo, che sapremo essere adulti migliori per ragazzi più sorridenti, rispettosi, benvoluti e benvolenti, ma soprattutto sorridenti e sereni, ebbri della loro giovinezza.
Ciao Maria Rita, mi avresti rimproverato, come hai fatto già, se ti salutata con un “arrivederci dottoressa”.
Gianluca Di Pietrantonio, criminologo forense.


