Intervista di Marialuisa Roscino
La scuola contemporanea non è più soltanto il luogo della trasmissione del sapere, ma un ecosistema complesso, dove il successo formativo si intreccia indissolubilmente con il benessere psicologico.
In classe, la sfida importante è passare dall’integrazione all’inclusione: non si tratta di far sedere lo studente in aula, ma di permettergli di partecipare attivamente attraverso l’uso di strumenti compensativi e misure dispensative. In questo scenario, le sigle BES (Bisogni Educativi Speciali) e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) non rappresentano semplici etichette burocratiche, ma rappresentano una mappa importante per orientare con fiducia gli studenti con Bes e DSA all’apprendimento, nonché al loro successo scolastico. Di questo e molto altro, ne parliamo in questa intervista con Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.
Lucattini: “Quando le difficoltà vengono riconosciute per tempo, è possibile introdurre strumenti compensativi e modalità didattiche personalizzate che permettono allo studente di apprendere e di dimostrare ciò che sa con modalità più adatte al proprio funzionamento cognitivo. Questo produce un effetto decisivo sull’autostima: il bambino non si sente più inadeguato, ma messo nella condizione di riuscire”.
Dott.ssa Lucattini, può delineare un quadro della scolarizzazione in Italia oggi, in relazione ai Disturbi specifici dell’apprendimento?
Negli ultimi quindici anni la scuola italiana ha compiuto progressi importanti nel riconoscimento dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) – dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia – offrendo a molti studenti strumenti didattici più adeguati. Oggi disponiamo di dati più affidabili rispetto al passato, ma il quadro presenta ancora elementi di sottostima.
Secondo le rilevazioni più recenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito (2025), circa il 6% degli studenti italiani presenta una certificazione di DSA, con percentuali che aumentano nei gradi scolastici superiori: più basse nella scuola primaria e più elevate nella scuola secondaria (Ministero dell’Istruzione e del Merito, 2024).
Questo incremento non indica necessariamente che i disturbi siano oggi più frequenti, quanto piuttosto che scuola e famiglie sono diventate più capaci di riconoscerli e diagnosticarli, grazie a una maggiore sensibilità educativa e clinica e a normative più attente all’inclusione (MIUR, 2024).
Tuttavia, la fotografia resta parziale, perché le statistiche includono solo gli studenti con certificazione e con Programma Didattico Personalizzato. Molti adolescenti e adulti possono aver attraversato il percorso scolastico senza una diagnosi, vivendo difficoltà spesso interpretate come scarso impegno o disinteresse.
Anche all’università cresce lentamente la presenza di studenti con DSA certificati, ma la percentuale resta inferiore rispetto alla scuola secondaria, suggerendo che le difficoltà di apprendimento possono influenzare le scelte formative e professionali, soprattutto quando non vengono riconosciute precocemente (ANVUR, 2023). Dietro molte difficoltà scolastiche non c’è mancanza di capacità, bensì un diverso modo di apprendere che necessita di strumenti adeguati.
Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza è già di per sé un “passaggio emotivo e fisico delicato”, ritiene che per un adolescente con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), questa fase possa aggiungere ulteriori livelli di complessità legati all’identità e alla sua autonomia se non supportato con efficacia dalla famiglia e dalla Scuola?
La crescita comporta naturalmente momenti di crisi e quella che possiamo definire una “depressività evolutiva”, distinta però dalla depressione clinica che richiede un trattamento specialistico. Nei ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento questo passaggio può risultare più complesso, perché le difficoltà scolastiche si sommano alle normali fragilità emotive dell’adolescenza.
La ricerca più recente mostra infatti che ansia, sintomi depressivi e ritiro sociale sono più frequenti nei giovani con DSA, soprattutto quando la diagnosi arriva tardi e lo studente ha accumulato anni di insuccessi e frustrazioni scolastiche (Annals of General Psychiatry, 2025).
Spesso il disagio nasce dal fatto che la scuola continua a richiedere modalità di apprendimento e verifica poco adatte alle loro caratteristiche, ma anche da un vissuto più profondo: molti ragazzi interiorizzano la propria difficoltà come un limite personale e si sentono “diversi”. Da piccoli, non riuscendo a spiegarsi questa fatica, possono persino credere di avere un handicap. Per questo, diagnosi precoce, strumenti didattici adeguati e sostegno psicoterapeutico sono fondamentali, perché permettono gli studenti di riconoscere la propria specificità senza trasformarla in un senso di inferiorità.
Quali sono i Disturbi specifici dell’apprendimento attualmente noti e certificabili?
In Italia, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento riconosciuti e certificabili sono quelli indicati dalla Legge 8 ottobre 2010, n. 170: dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, condizioni di origine neuroevolutiva che riguardano rispettivamente la lettura, la correttezza ortografica, la scrittura sul piano grafico e le abilità di calcolo. Oggi sappiamo che queste difficoltà non dipendono da scarsa intelligenza o mancanza di impegno, ma da un diverso funzionamento dei processi cognitivi coinvolti nell’apprendimento, come confermato anche dalle più recenti ricerche internazionali sui disturbi del neurosviluppo e sull’apprendimento scolastico (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).
Accanto ai DSA propriamente detti, la scuola può attivare un Programma Didattico Personalizzato (PDP) anche in presenza di altre condizioni che interferiscono con la capacità di apprendere. Tra queste rientra, ad esempio, il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), caratterizzato da difficoltà di concentrazione, impulsività e problemi di autoregolazione, condizioni che rendono faticoso mantenere l’attenzione e organizzare lo studio (The Lancet Psychiatry, 2025).
Anche i disturbi delle funzioni esecutive, che incidono sulla memoria di lavoro, sulla pianificazione e sull’organizzazione delle attività scolastiche, possono compromettere significativamente il rendimento. Inoltre, difficoltà di attenzione e concentrazione possono comparire in modo secondario a condizioni emotive importanti, come stati depressivi o ansiosi, che interferiscono con la continuità scolastica e la capacità di studio. Possono inoltre essere riconosciute situazioni temporanee legate a malattie croniche o trattamenti medici che richiedono assenze frequenti o comportano affaticamento e difficoltà di concentrazione, rendendo necessario un adattamento temporaneo del percorso didattico.
Infine, il Programma Didattico Personalizzato può essere previsto anche per studenti impegnati in attività sportive agonistiche o percorsi musicali professionali, quando l’intensità degli impegni rende difficile sostenere i ritmi scolastici ordinari.
Perché è importante riconoscere e trattare precocemente i Disturbi Specifici dell’Apprendimento per favorire un’adeguata inclusione scolastica?
La diagnosi precoce dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento rappresenta un passaggio fondamentale per garantire ai bambini un percorso scolastico sereno e realmente inclusivo. Le prime difficoltà negli apprendimenti possono emergere già durante la scuola dell’infanzia, anche se solitamente la valutazione diagnostica viene effettuata nella scuola primaria, intorno alla terza classe, quando le richieste scolastiche diventano più strutturate e permettono di distinguere meglio le normali differenze nei tempi di maturazione dalle reali difficoltà di apprendimento.
Le ricerche internazionali mostrano che un intervento precoce consente ai bambini di sviluppare strategie di apprendimento adeguate prima che si consolidino vissuti di insuccesso e frustrazione, con effetti positivi non solo sulle competenze scolastiche ma anche sul benessere emotivo e sulla motivazione allo studio (Psychological Science in the Public Interest, 2025).
Quando le difficoltà vengono riconosciute per tempo, è possibile introdurre strumenti compensativi e modalità didattiche personalizzate che permettono allo studente di apprendere e di dimostrare ciò che sa con modalità più adatte al proprio funzionamento cognitivo. Questo produce un effetto decisivo sull’autostima: il bambino non si sente più inadeguato, ma messo nella condizione di riuscire.
La letteratura sottolinea inoltre che gli interventi tempestivi riducono il rischio di successive difficoltà emotive e scolastiche, migliorano la partecipazione alla vita di classe e favoriscono un atteggiamento positivo verso la scuola e lo studio (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).
Quando uno studente riesce finalmente a sperimentare il successo nell’apprendimento, nasce quasi spontaneamente il desiderio di partecipare, collaborare e sentirsi parte del gruppo classe. Ed è proprio questa esperienza di appartenenza che rende possibile una vera inclusione scolastica.
Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) non è solo un documento burocratico, ma un vero e proprio “piano formativo” che trasforma il percorso scolastico da un ostacolo insormontabile a un terreno di crescita. In che modo, a Suo avviso, può preparare gli studenti con Bes e con Dsa per le sfide future nell’università e nel mondo del lavoro?
Il Programma Didattico Personalizzato (PDP) rappresenta uno strumento fondamentale per permettere agli studenti con Bisogni Educativi Speciali e con Disturbi Specifici dell’Apprendimento di affrontare il percorso scolastico con modalità più adatte alle loro caratteristiche cognitive e ai loro ritmi di apprendimento.
Il PDP non abbassa gli obiettivi di apprendimento, ma modifica le modalità attraverso cui lo studente può raggiungerli e dimostrare le proprie competenze, prevedendo ad esempio tempi più adeguati nelle verifiche, strumenti compensativi, modalità di studio “personalizzate” e criteri di valutazione più attenti ai contenuti che non alle difficoltà strumentali. Quindi ogni studente BES utilizza questi mezzi nelle modalità di cui necessita. Non esistono due PDP identici proprio per queste ragioni, come spiegato dai ricercatori e recepito dal MIM.
Le ricerche più recenti mostrano che quando l’insegnamento viene adattato ai bisogni individuali, gli studenti con difficoltà di apprendimento sviluppano maggiore autonomia nello studio, migliori strategie di organizzazione e una maggiore fiducia nelle proprie capacità, elementi che risultano decisivi anche nel passaggio all’università e successivamente nel mondo del lavoro (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025). Inoltre, un percorso scolastico sostenuto da strumenti adeguati riduce il rischio di abbandono e favorisce la costruzione di competenze trasversali – come problem solving, capacità di adattamento e gestione delle difficoltà – che risultano fondamentali nella vita adulta e professionale (The Lancet Psychiatry, 2025).
In questo senso, il PDP non è soltanto un supporto scolastico temporaneo, ma diventa un percorso che aiuta lo studente a conoscere il proprio modo di apprendere e a sviluppare strategie personali efficaci, competenze che lo accompagneranno nelle scelte universitarie e nel futuro lavorativo.
Quando la scuola riesce a riconoscere non solo le difficoltà, ma anche le capacità individuali, l’impegno, la creatività e le risorse personali dello studente, crea le condizioni perché il ragazzo possa sentirsi parte integrante del gruppo classe e non semplicemente un alunno “in difficoltà”. L’attenzione educativa non si limita quindi al rendimento scolastico, ma riguarda il benessere emotivo e relazionale, elementi fondamentali soprattutto durante l’adolescenza.
Le ricerche più recenti mostrano che un clima scolastico inclusivo e la presenza di insegnanti capaci di adattare le modalità didattiche ai diversi bisogni favoriscono non solo i risultati scolastici, ma anche la partecipazione sociale e la salute emotiva degli studenti con difficoltà di apprendimento (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).
Un aspetto particolarmente importante è permettere agli studenti di mostrare le proprie competenze, non soltanto di dimostrarle attraverso prove standardizzate che spesso penalizzano chi presenta difficoltà strumentali. Quando lo studente viene messo nelle condizioni di esprimere i propri punti di forza, aumenta la motivazione allo studio e diminuisce il senso di inadeguatezza.
Sempre più studi suggeriscono inoltre che le strategie didattiche adottate per gli studenti con BES – come maggiore flessibilità nelle verifiche, attenzione ai tempi di apprendimento e valorizzazione delle modalità espressive individuali – risultano utili per tutti gli studenti, non solo per quelli con diagnosi, contribuendo a creare un ambiente meno competitivo e meno stressante (The Lancet Psychiatry, 2025).
In questo senso, la scuola inclusiva non beneficia soltanto chi presenta una difficoltà, ma favorisce un clima di classe più collaborativo, riducendo lo stigma legato alle etichette diagnostiche e promuovendo dialogo, cooperazione e rispetto delle differenze. Il compito degli adulti di riferimento diventa quindi quello di accompagnare bambini e adolescenti nella scoperta delle proprie capacità, aiutandoli a trasformare le difficoltà in strumenti di conoscenza di sé e di crescita personale.
Quali consigli si sente di dare in particolare agli adolescenti?
-Ricordarsi che le difficoltà si possono affrontare. Avere un DSA o un BES non significa essere meno capaci, ma avere bisogno di strumenti e strategie diverse;
-Parlane con adulti di fiducia. Confrontarsi con genitori e insegnanti può aiutarti a trovare soluzioni prima che le difficoltà diventino troppo pesanti;
-Chiedere aiuto quando serve senza vergognarsi. Se lo studio diventa troppo faticoso, una valutazione specialistica o un supporto psicologico possono fare la differenza;
-Non credere di essere solo con la propria difficoltà;
-Imparare a organizzarti. Usare calendari, mappe e strumenti digitali ti aiuta a gestire meglio studio e impegni;
-Trovare ciò che riesce bene e farne punti di forza e luogo dove ricaricarsi energeticamente; Coltivare quindi passioni e talenti rafforza la fiducia in te stesso anche quando la scuola è impegnativa;
-Avere sempre pazienza con se stessi. Ognuno ha tempi diversi di crescita e apprendimento. È per questo bene concedersi il diritto di sbagliare e migliorare facendo un passo alla volta.
Autorizzazione alla pubblicazione
Si autorizza la pubblicazione, la diffusione e l’utilizzo dei contenuti della presente intervista, sia in forma integrale sia parziale, su qualsiasi mezzo e canale di comunicazione, senza limiti di tempo, nel rispetto del senso e del contenuto delle dichiarazioni rese.


