6 Gennaio, 2026
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Né Re, né Maghi (parte 4 di 5)

Come siamo fatti

Ferma restando l’intercambiabilità nell’associazione nome/caratteristica, prendendo spunto dalla “Legenda aurea” di Jacopo da Varagine, con il suo passo sui nomi dei magi:

 

Appena nato il Signore, vennero a Gerusalemme i tre Re Magi, i cui nomi sono in ebraico Attelius/Appelius, Amerius, Damascus; in greco Galgalat, Malgalat, Sarathin; in latino Caspar, Balthasar, Melchior” (De Epiphania Domini, 14,2).

 

provo a riportare la sintesi delle caratteristiche degli ormai definitivamente diventati “Tre Re Magi” che simboleggiano tutti gli uomini, di tutte le età e di tutti i continenti (almeno quelli conosciuti all’epoca) che vanno ad onorare Gesù, fermo restando che la descrizione riportata non trova alcun riscontro storico se non scambiando le varie caratteristiche fra i vari personaggi.

Melchiorre, “il re della luce”, è anziano (60 anni), in abito multicolore, normalmente con la barba lunga e bianca, cavalca un cavallo nero e dona l’oro, omaggio a Cristo sovrano dell’universo. È “Re di Tarso, terra di mercanti” sulla costa mediterranea della moderna Turchia ed è il primo in fila a inginocchiarsi per adorare Gesù, secondo una tradizione che risale allo pseudo-Bonaventura:

 

“e allora riverentemente e devotamente gli baciarono i piedi” (Meditationes vitae Christi, X ).

 

Gaspare, “colui che ha il tesoro”, in abito color giacinto, è di mezza età (40 anni), cavalca un cammello e dona incenso dall’Arabia per il Cristo divino. Spesso posto poco dietro Melchiorre e nell’atto di inginocchiarsi.

Baldassarre, “il protetto del Signore”, in veste gialla, è un giovane imberbe (20 anni), cavalca un elefante, molto spesso raffigurato con pelle nera, proveniente da Aksum o comunque dall’Africa, e porta la mirra da Saba (moderno Yemen meridionale), per il Cristo taumaturgo. Generalmente è l’ultimo del trio, rappresentato ancora in piedi dietro Gaspare

 

Le nostre reliquie

Secondo una leggenda, i magi sarebbero ritornati anni dopo a Gerusalemme, allo scopo di testimoniare la loro fede.

Le loro spoglie sarebbero poi state ritrovate da sant’Elena, trasportate a Costantinopoli e in seguito donate a Eustorgio, vescovo di Milano dal 343 al 355 circa. Si racconta che Eustorgio si recò a Costantinopoli dall’Imperatore Costante I per ottenere l’approvazione al suo episcopato a Milano. Insieme al consenso, ricevette in dono un enorme sarcofago contenente i corpi dei magi, che portò a Milano. Giunto ormai in prossimità della città, durante il trasporto, il carro che trasportava il sarcofago con le reliquie improvvisamente si fermò, poiché i buoi che lo trainavano collassarono per sfinimento. Eustorgio prese la cosa come volontà divina di erigere in quel luogo la basilica. Fece così costruire la chiesa, ora a lui dedicata, proprio nel posto del fonte battesimale della primitiva comunità cristiana, in zona Porta Ticinese. Lì fece collocare l’arca marmorea dove i resti rimasero fino al 1164 (o forse solo fino a due anni prima, perché, per sicurezza, durante la guerra, probabilmente le reliquie furono spostate all’interno delle mura di Milano, nella chiesa di San Giorgio al Palazzo). In quell’anno, Federico Barbarossa fece traslare le reliquie a Colonia, in Germania, nel Santuario dei Re Magi, all’interno della Cattedrale di San Pietro. Solo nel 1903 alcune parti furono restituite a Milano, grazie all’intervento del cardinale Ferrari.

Una parte delle reliquie dei magi è conservata anche presso la chiesa di San Bartolomeo, nella cittadina di Brugherio. Il motivo è che sant’Ambrogio, come segno d’affetto e devozione verso la sorella, Santa Marcellina, che nel 353 aveva deciso di ritirarsi dal mondo, volle donarle tre falangi dei Magi, uniche loro reliquie che mai hanno soggiornato in Germania.

 

Festeggiamo!

Il giorno più festeggiato del periodo natalizio in Spagna è quello della Cabalgata de Reyes Magos, una cavalcata in costume con musica, a cavallo o su carri, che sfila per le vie delle città distribuendo dolci e caramelle ai più piccini. La cavalcata considerata la più antica nacque ufficialmente a Alcoy nel 1866. I bambini spagnoli scrivono ai Magi lettere come si fa con Babbo Natale.

Il 6 gennaio è “obbligo” consumare il dolce Roscón de Reyes, parte della tradizione natalizia spagnola, che si consuma abitualmente nel giorno dell’arrivo dei Re Magi. Questo dolce di solito contiene una fava (chi la trova deve pagare il dolce) o una figurina del Re (chi la trova è “re” per un giorno).

Dal 1416, anche a Firenze si tiene una cavalcata in costume, ormai riproposta in molte città italiane. La celebrazione moderna, ripresa dagli anni ’90, coinvolge centinaia di figuranti in costume storico.

In Germania, adulti e bambini girovagano di casa in casa vestiti da Re Magi, raccogliendo doni per opere caritatevoli. I bambini che vanno casa per casa sono chiamati Sternsinger (“cantori della stella”) e tracciano sulle porte la benedizione “C+M+B”, che non significa “Caspar, Melchior, Balthasar”, ma: “Christus Mansionem Benedicat” cioè: “Cristo benedica questa casa”. La somiglianza coi nomi dei Magi ha favorito l’equivoco.

A Milano, dal 1960, esiste la tradizione della Processione della Stella, che il giorno dell’Epifania parte da Piazza del Duomo e arriva alla Chiesa di Sant’Eustorgio, riconoscibile per la presenza di una stella a otto punte posta, in luogo della rituale croce, sulla sommità del campanile.

 

 

Brano tratto dal libro “Il senso nascosto del Presepe” disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/

 

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Riccardo Agresti

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