7 Gennaio, 2026
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Né Re, né Maghi (parte 3 di 5)

I nostri nomi

La confusione sui nomi dei magi e l’associazione ai singoli doni è antica, enorme e affascinante. Per averne un’idea, ecco quanto riportato in “Mystery of the Magi: The Quest to Identify the Three Wise Men” di Dwight Longenecker al capitolo 3:

 

Gli Excerpta Latina Barbari composti ad Alessandria, li chiamano Bitisarea, Melichiorre e Gathaspa o, come li conosciamo, Baldassarre, Melchiorre e Gaspar. Due secoli prima uno scrittore siriano li aveva nominati Ormizda, re di Persia, Yazdgard, re di Saba, e Perozadh, re di Sheba. Al contrario, i cristiani siriaci chiamarono Magi, Larvandad, Gushnasaf e Ormisda. I cristiani etiopi li chiamavano Hor, Karsudan e Basanater, mentre gli armeni dicevano che si chiamavano Kagpha, Badadakharida e Badadilma”.

 

La citata “Excerpta Latina Barbari Scaligerana” è una raccolta di testi e frammenti, descriventi una breve storia del mondo, scritti in greco e risalenti alla prima metà del VI secolo, tradotti in latino nel VII o VIII secolo da un anonimo poco istruito che conosceva poco il greco quanto il latino (“homo barbarus ineptus hellenismi et latinitatis imperitissimus”, scrive Joseph Juste Scaligero, da cui l’ormai tradizionale titolo di “Excerpta Barbari”). In questo testo compaiono, in una delle prime forme documentate giunteci, i nomi dei tre magi. I loro appellativi derivano probabilmente da trascrizioni greche e siriache e furono successivamente adattati nelle forme più conosciute nei secoli successivi.

La sequenza “Bithisarea, Melichior, Gathaspa”, ivi citata, sembra essere la più antica e si ritrova anche nei tre codici del Florilegium greco (Βαθησαρσάν, Μελχιώρ, Γαθασπά e loro varianti). I nomi Balthasar, Melchyor e Jaspar occorrono anche nel Rymkbybel di Jacob von Märlkent (da notare la variante Jaspar utilizzata in nord Europa).

Nel “Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis” di Andrea Agnello, risalente al IX secolo, al capitolo relativo alla “Vita del vescovo Agnello”, si tramanda una breve descrizione del mosaico dei magi, ancora presente nella basilica di “Sant’Apollinare Nuovo” a Ravenna, ridecorata dal vescovo quando venne riconsacrata al culto cristiano cattolico nel VI secolo.

Qui, per la prima volta, vengono menzionati i nomi dei tre magi nella forma che diverrà standard in Occidente, indicando anche i doni offerti e ai colori delle vesti di ciascuno:

 

Le vergini avanzano da Classe, dirigendosi verso la santa Vergine delle vergini; i magi a loro volta (le) precedono recando doni. Ma, tuttavia, perché costoro sono stati raffigurati con abiti variopinti e non tutti con un indumento dello stesso colore? Quindi, per il fatto che lo stesso divino pittore si e conformato alla divina Scrittura. Infatti Gaspar portò l’oro (presentandosi) in un abito del color del giacinto e con tale abito rappresenta l’unione. Balthasar portò l’incenso in un abito giallo, e con quello stesso abito rappresenta la verginità. Melchior portò la mirra in un abito multicolore e con quello stesso abito indica la penitenza.” (De Sancto Agnello XXVII 88,51)

 

Discorso particolare merita il “Vangelo dell’infanzia armeno” che porta la descrizione più dettagliata dei magi tra tutti i testi della tradizione cristiana. In esso si racconta che l’angelo annunziò a Maria il concepimento di Gesù il mercoledì 5 aprile alla “terza ora” (per cui il Natale sarebbe il 6 gennaio) e immediatamente furono avvisati i magi

 

E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre. … i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi. …e arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre.” (5,9). Questi magi erano accompagnati da “dodicimila uomini: quattromila per ciascun regno.” (9,1) gestiti da 12 comandanti e, benché fossero fratelli, “figli di uno stesso re, marciavano al loro seguito eserciti di lingua molto differente.”. “Melkon aveva con sé mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Il secondo, il re degli indi, Gaspar, aveva come doni in onore del bambino del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi. Il terzo re, il re degli arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini.” (11,3)

 

Infine re Melkon consegna a Gesù il “documento autentico” scritto da Dio e

 

scritto e sigillato di propria mano una pergamena, a caratteri d’oro, con queste parole: – Nell’anno 6000, il sesto giorno della settimana, io manderò il mio figlio unico, il Figlio dell’uomo, che ti ristabilirà di nuovo nella sua dignità primitiva. Allora tu, Adamo, unito a Dio nella tua carne resa immortale, potrai discernere il bene dal male.” (11,22)

 

 

Brano tratto dal libro “Il senso nascosto del Presepe” disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/

 

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Riccardo Agresti

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