2 Marzo, 2024
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Parla Mario Luciano Crea, presidente V Commissione cultura, spettacolo, sport e turismo

Presidente Crea, proprio la scorsa settimana è stata approvata in Consiglio regionale la proposta di legge sul turismo equestre. Cosa ci può dire?

Con questo provvedimento la Regione Lazio si concentra non solo sul turismo equestre e sui centri ippici, ma anche all’ippoterapia e sull’attività assistita con gli equidi. Promuove, inoltre, la realizzazione di ippovie mediante la riapertura e la manutenzione delle strutture esistenti, di sentieri, carreggiate o qualsiasi altro percorso collocato anche sugli argini di fiumi e laghi. Non solo: favorisce anche il completamento di tracciati già esistenti o di collegamenti. Ricordo che lungo le ippovie sono utilizzabili punti di sosta e di ristoro opportunamente attrezzati. Non va dimenticato che i borghi e i paesaggi del Lazio sono collegati tra loro da una rete di vie che sono il fiore all’occhiello del segmento turistico locale. Ancora: accanto alla promozione turistica, la legge disciplina la terapia, l’educazione e l’attività assistita con gli equidi quali strumenti finalizzati alla cura e al recupero delle persone affette da disagio comportamentale o sociale o da limitazioni fisiche o sensoriali.

Presidente colgo la palla al balzo per chiederle il futuro delle Dmo, compresa “Borghi e laghi della Tuscia romana e dei monti Sabatini”, zona che lei ha voluto recentemente visitare.

Inizio col dire che questo tipo di istituzione, ma questo vale per tutte le Dmo, nasce soprattutto per mantenere sotto i riflettori la zona turistica di riferimento. Certo non basta. Dobbiamo tener presente, però, che tale modello sovraordinato non si può sostituire al campo di azione dei singoli protagonisti: senza efficaci strategie competitive delle Amministrazioni locali, unite all’attività delle imprese territoriali, non sarà possibile costituire un posizionamento di successo. In poche parole per raggiungere il pieno sviluppo turistico occorre fare rete. E fare rete significa trovare le giuste sinergie tra operatori o enti turistici, coinvolgendo tutto il territorio a tutti i livelli.

Cosa manca secondo lei per un rilancio vero del turismo locale?

Nel Lazio abbiamo già tutto ciò che serve. E qui voglio mettere da parte, per una volta, la Capitale, soffermandomi sul resto del territorio regionale che non ha nulla da invidiare a Roma. Mi riferisco a musei, siti archeologici, parchi, paesaggi mozzafiato, bellezze naturali, culturali e artistiche. Per rispondere alla sua domanda, ciò che è opportuno e auspicabile potenziare è la cultura dell’accoglienza che deriva da una corretta formazione degli operatori. Come Regione vogliamo farci trovare pronti. E in questa direzione si colloca Confluenze, il bando della Regione Lazio per la realizzazione di percorsi integrati formativi e di aggiornamento professionale. Lo stanziamento previsto è di 5 milioni di euro a sostegno dell’investimento nella formazione per la qualificazione e riqualificazione di cittadini in situazione di marginalità dal mercato del lavoro, quale priorità strategica nell’ambito della programmazione regionale a supporto del settore turistico.

Quindi, secondo lei, c’è spazio per altre mete turistiche della nostra regione?

Certamente sì. Per cogliere i nuovi flussi turistici derivanti dai Grandi Eventi (mi riferisco al Giubileo, vista lo sfortunato esito dell’Expo 2030) e soddisfare i nuovi clienti, sempre più attenti al dettaglio e alla qualità, la chiave del successo risiede, mi devo ripetere, nell’accoglienza del turista. Non bisogna dimenticare che tutte le persone sul territorio regionale, direttamente o indirettamente, sono coinvolti nell’accoglienza e nel contribuire al ricordo che il turista avrà della sua visita. Per questo sono convinto che l’intero territorio regionale potrà beneficiarne.  Ricordo che nel mese di luglio la Regione Lazio ha avviato una campagna di promozione turistica per accogliere a braccia aperte chi arriva per vivere una vacanza in un territorio ricco di arte, tradizioni, storia, paesaggio e suggestive scenografie naturali.

Giovanni Furgiuele
Presidente L’agone nuovo

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