Scuola, università e ambiente: cosa voteranno i giovani?

Dal Tik Tok dei politici al reale interesse delle nuove leve

Da Berlusconi a Renzi passando per Calenda, ormai quasi tutti i leader politici più quotati sono sbarcati su Tik Tok, il social utilizzato per la condivisione di brevi video che, in pochi secondi, riescono a fare il giro del mondo e a ottenere migliaia di visualizzazioni.

In campagna elettorale anche i nostri politici non potevano esimersi dal pubblicare video diretti, almeno secondo le loro parole, ai più giovani.

Ci si è spesso chiesti se la classe dirigente di oggi sia in grado di dare la giusta attenzione ai giovani di questo Paese, che hanno difficoltà a seguire con interesse la politica nazionale (d’altronde… se sono questi i nostri rappresentanti in parlamento).

Programmi elettorali

Se guardiamo i programmi elettorali delle varie coalizioni, non si può dire che la priorità venga data alla classe più giovane: qualche volta si ha voglia di menzionare la scuola (senza un vero programma di ristrutturazione organizzativa del sistema scolastico italiano, in difficoltà da anni a causa di una sconfinata burocratizzazione del lavoro degli insegnati e ancora di più in affanno con l’emergenza sanitaria) mentre totalmente scomparsa dai riflettori e dal palcoscenico è l’università.

D’altronde, come direbbe l’ex senatore Tremonti, “con la cultura non si mangia”, pensiero ancora ampiamente diffuso nel nostro Paese.

Differenze europee

Peccato che i nostri alleati in Europa, che spesso tanto invidiamo, e le grandi potenze, dagli alleati americani ai nemici (o presunti tali) cinesi, continuino a destinare un ingente quantità di risorse economiche alle loro università, nella ricerca e nel far crescere il più possibile i loro futuri tecnici e dirigenti.

Sia politici che imprenditori hanno spesso tenuto a ricordare il loro disprezzo per i giovani, definiti spesso pigri e svogliati di lavorare, quando la realtà è ben diversa da queste parole: fondi e risorse per scuole e università mancano, lavorare in giovane età (che sia un lavoro estivo o un impiego a tempo pieno) significa addentrarsi in una odissea fatta di precariato, lavoro in nero e pagamenti ridotti delle volte neanche al minimo indispensabile.

Poche speranze

In un mondo e in un sistema che non regala speranze e neanche certezze, i giovani si sono dimostrati spesso tutto tranne che svogliati.

Essenziale è stata per noi la loro attenzione su alcuni specifici temi: dalla contestazione della fallimentare scuola lavoro, passando per le tematiche dell’omofobia (spesso non riconosciuta dalla classe politica di questo Paese), per giungere alla grande attenzione posta sull’emergenza climatica.

Proprio in questi giorni c’è stato lo sciopero mondiale per il clima e anche gli studenti italiani si sono impegnati a scioperare per chiedere urgenti misure per provare ad arginare la crisi climatica.

I sondaggi

É dunque legittimo chiedersi: cosa voteranno i giovani?  Ovviamente non possiamo fornirvi una risposta certa, ma è interessante osservare i sondaggi pubblicati dall’Istituto Demoscopico SWG,: fanno sapere che, mentre la destra vola nei sondaggi nazionali, i giovani vedono come primo partito il PD di Letta al 19% e al secondo posto il Movimento 5stelle al 17%, mentre la colazione di Meloni, Salvini e Berlusconi vede un netto calo di oltre il 10% fra le ragazze e i ragazzi.

È inoltre interessante vedere come oggi i giovani si definiscano: 29% ambientalisti, 27% progressisti, 27% europeisti, 25% antifascisti, mentre solo il 3% si definisce sovranista e il 2% fascista.

Abbiamo infine raccolta la testimonianza di una giovane attivista del movimento ambientalista FFF, la quale ci ha detto:

«Il 25 settembre è sempre più vicino, e tutto ciò che i politici sono stati in grado di offrirci, in quanto giovani, sono state battutine e contenuti sui social. Nessuna garanzia lavorativa, nessun reale provvedimento per il futuro: la campagna elettorale propugnata dai vari partiti è risultata poco seria anche a noi giovani. Il dibattito politico dei grandi partiti si è incentrato solo e unicamente su questioni marginali, tralasciando i temi sociali e le questioni più spinose, come la crisi climatica. La mia speranza per queste prossime elezioni è che si ristabilisca un certo dibattito politico in Italia, che si ritorni a un reale scontro democratico: allora si potrebbe parlare veramente di “voto utile” ».

Simone Savasta

 

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