Ansia e depressione, aggravate dal Covid: i sintomi

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Sia l’ansia che la depressione possono manifestarsi con sintomi sia psichici che somatici, che spesso possono essere associati.

Fra i disturbi somatici abbiamo: i disturbi digestivi con inappetenza o, al contrario, iperfagia con abbuffate; disturbi cardiaci come extrasistoli, accelerazione dei battiti o avvertire il battito cardiaco in gola; debolezza o iperattività anche se si è stanchi; cefalea; perdita dei capelli e una sensazione generale di malessere non sempre definibile.

Tali disturbi conducono spesso le persone dal proprio medico per effettuare analisi del sangue o altri approfondimenti diagnostici, alla ricerca di eventuali malattie organiche. Un check up generale andrebbe effettuato almeno una volta l’anno, e in ogni caso in tali condizioni è opportuno eseguirlo proprio per escludere problemi internistici concomitanti.

Se inizialmente questi sintomi che simulano problematiche organiche possono comparire da soli, gradualmente si  associano a disturbi  specificamente psichici. Pertanto compariranno disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia, risvegli notturni, difficoltà all’addormentamento, risvegli precoci, o un sonno non ristoratore), ansia libera, senso di irritazione, facilità al pianto, riduzione o mancanza della libido, disinteresse per attività precedentemente ritenute gradevoli, e così via.

Molto spesso le persone, per timori e pregiudizi, attendono prima di consultare un medico o uno specialista sperando che la sintomatologia regredisca. È importante che tale periodo non sia troppo lungo: la tempestività dell’intervento facilita una guarigione. Anche l’assunzione di ansiolitici (che hanno un effetto sui sintomi, ma non sulla risoluzione della problematica) senza una diagnosi ed un progetto terapeutico, fanno sì che la patologia si cronicizzi e il percorso di guarigione diventi poi più lungo.

Trattiamo a parte l’attacco di panico che per la sintomatologia somatizzata e la violenza del disturbo, risulta, per la persona che ne soffre, particolarmente impegnativo.

L’attacco di panico può insorgere in modo improvviso e con una sintomatologia che simula un grave disturbo organico. La persona inizia a presentare sudorazione, brividi, tremore, senso di soffocamento, vertigini, nausea. Il vissuto è violento e la sensazione che si prova è quella di una morte imminente. Per questo motivo, quasi sempre, la prima diagnosi viene effettuata presso un Pronto Soccorso. Anche se il primo intervento viene ben effettuato, la persona potrebbe avere necessità di ricorrere altre volte alle cure in emergenza. È indispensabile quanto prima rendere consapevole il soggetto sull’origine del suo disturbo e impostare una terapia psicofarmacologica per alleviare la sua sofferenza, evitando così la cronicizzazione.

Negli stati ansioso depressivi non sempre viene prescritta una terapia psicofarmacologica. Le valutazioni verranno fatte dallo specialista in accordo con il paziente. Dovrà essere, invece, sempre fatta una psicoterapia, anche se breve.

La terapia psicofarmacologica sarà comunque a termine con un periodo che varia da pochi mesi a uno o due anni. Ugualmente dicasi per un trattamento psicoterapeutico. Spesso il periodo del trattamento (sia psicofarmacologico che psicoterapeutico) è determinato più che dalle condizioni psicologiche del soggetto, dalle situazioni di vita in cui si trova e alle quali non può sottrarsi (per esempio la malattia cronica di una persona cara convivente o situazioni molto difficili in ambito lavorativo).

Vorrei qui far presente che non è mai opportuno paragonare le proprie terapie a quelle di conoscenti o familiari e tantomeno assumere psicofarmaci su consiglio di familiari o di amici, poiché il termine “Depressione”, usato spesso in modo generico, comprende una vasta gamma di disturbi psichici che variano molto per qualità e per intensità.

Dott.ssa Dianella Viola medico psichiatra psicoterapeuta

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