22 Marzo, 2026
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Maledetta Livorno: aveva ragione Turati, non Gramsci

Il 21 gennaio del 1921, a Livorno, il Congresso del Partito Socialista si concluse con una scissione.

La frazione comunista, guidata da Amedeo Bordiga e Antonio Gramsci, si staccรฒ dal partito e fondรฒ il Partito Comunista.

โ€œE quando avrete fatto ilย Partito Comunista Italiano,ย quando avrete impiantato iย Sovietย inย Italia,ย se vorrete fare qualcosa che sia rivoluzionaria per davvero, che rimanga come elemento di civiltร  nuova, voi sarete forzati, a vostro dispetto, perchรฉ siete onesti, a percorrere la via deiย socialtraditori, e questo lo dovrete fare perchรฉ questo รจ il socialismo che รจ solo immortale, che รจ solo quello che veramente rimane di vitale in tutte queste nostre beghe e diatribeโ€ฆโ€.

Filippo Turati,ย il leader della corrente di minoranza delย PSI,ย sconfitto ma non domo ammoniva i compagni della correnteย โ€œcomunista unitariaโ€ย nel tumultuosoย Congresso del 1921,

e profetizzava che presto o tardi lโ€™illusione di poter fareย โ€œcome a Moscaโ€ย e trasferire la rivoluzione proletaria si sarebbe trasformata in una catastrofe proprio per coloro nel nome della quale essa si era compiuta, e che ilย Socialismoย si sarebbe potuto inverare attraverso altre strade e altri mezzi. Cโ€™รจ dellโ€™altro da considerare. Il Congresso si tiene nel momento del fascismo nascente. La strage diย Palazzo dโ€™Accursioย del novembre 1920, aย Bologna, rappresenta lโ€™aurora dello squadrismo armato. Eppure, a Livorno, solo in pochi si avvedono del cambio di passo.ย Matteotti, Vacirca, Turati. La corrente comunista giudica il fenomeno passeggero, il singulto della borghesia, la dimostrazione della crisi irreversibile del capitalismo. Anche Gramsci la pensa cosรฌ. Siamo allโ€™esordio di una storia nuova, terribile, e solo un pugno di delegati, tutti riformisti, ne ha piena contezza. Superfluo ricordare chi avesse ragione.

Non fu una rottura ideologica, Turati continuava a professare e ad attuare una inclinazione marxista adattata ai tempi e alle condizioni del Paese ma assieme alla sua correnteย โ€œriformistaโ€ย delย PSIย si differenziava nella valutazione dei processi che avrebbero condotto a maturazione la societร  socialista. E la sua fu una differenza radicale che condusse i riformisti, molto tardi nella Storia, ad avere ragione e gli scissionisti che generarono ilย Partito Comunista Italianoย torto. Si contestavano tre punti essenziali:ย 1)ย lโ€™uso della violenzaย 2)ย la dittatura del Proletariatoย 3)ย la coercizione del dissenso.

In sintesiย โ€œil culto della violenzaโ€ย eretto a prassi e dottrina politica, cultura che si รจ tramandata a lungo nella storia della sinistra italiana che prese le mosse dalla scissione delย Partito Socialistaย aย Livorno. La vecchia mentalitร  insurrezionalista, blanquista, giacobina che si era riaccesa durante laย Prima guerra mondialeย e che fu indiretta causa della illusione rivoluzionaria che causรฒ la prevedibile reazione. (Non sappiamo giudicare se la cosiddettaย โ€œrivoluzione italianaโ€ย degliย anni Novantaย abbia prodotto il medesimo effetto, vista lโ€™insorgenza di una robusta destra reazionaria ai giorni nostri: perรฒ qualche sospetto ci รจ venuto). Turati non potรฉ che ribadire a Livorno nel 1921 il valore del riformismo e del gradualismo come metodo, di fronte a un mito, quello dellaย Rivoluzione russa,ย destinato prima o poi a svanire come tutte le illusioni, e le sue solenne considerazioni rimangono scolpite come una delle piรน grandi profezie dellaย Storia politica italiana.

Le pagine della Storia devono essere rilette perchรฉ esse illuminino il futuro, dโ€™altronde รจ cambiato il secolo, si รจ trasformata la politica e potremmo dichiarare definitivamente tramontata la stagione delle diatribe e delle divisioni nel campo della sinistra italiana. Tuttavia, se non fossero perdurati a lungo i miasmi della lunga stagione di divisione storica fra ilย socialismo democraticoย e ilย comunismo, in Italia si potrebbe affermare che da tempo la cosiddetta scissione di Livorno sta alle nostre spalle. La veritร  รจ che stanno alle nostre spalle le ragioni contemporanee che la produssero ma non le identitร  che da essa generarono quella scissione che fu un atto di nascita, quello delย Comunismo italianoย e la sua separazione dalย Socialismo.ย E se lo strappo dal Comunismo mondiale, un minuto dopo e non un minuto prima che accadesse il drammatico decesso, vide la nascita di unโ€™esperienza politica che ne cancellรฒ le insegne, tuttavia non si sanรฒ mai la frattura consumatasi allโ€™interno del percorso materno che resta quello del Socialismo italiano.

Rifiutata lโ€™ipotesi delย โ€œritorno al futuroโ€ย ovvero del ricongiungimento formale e sostanziale nellโ€™alveo del Socialismo italiano, ciรฒ che fu generato attraverso il mancato superamento e revisionismo della scissione comunista di Livorno fu una perpetua partenogenesi di organizzazioni e movimenti politici senza definita identitร  e per giunta progressivamente annacquati nellโ€™alleanza e fusione con gruppi e movimenti non consanguinei della storia delย Movimento operaio e socialista.ย Ora la questione che si pone nella sinistra democratica, che si definisceย โ€œriformistaโ€ย nel mondo moderno, riguarda ancora questioni di fondo, di metodo e di prassi nella lotta politica e di interpretazione dei modelli di societร , a maggior ragione oggi che nella societร  globale aggredita dal medesimo incubo pandemico si stagliano allโ€™orizzonte delle esperienze che riecheggiano le mitologie dei primi del secolo scorso.

Non รจ forse โ€œcomunistaโ€ la potenza che si รจ affacciata nel mondo con il suo dinamismo e approccio truffaldino, ovvero quel vero e proprio ircocervo ideologico che รจ rappresentato dalla sintesi cinese di un turbo-capitalismo liberista per giunta guidato dal partito unico e dal suo comitato centrale? E quale rapporto si intende instaurare con le nuove esperienze che non nascondono la propriaย identitร  โ€œsocialistaโ€, che sono state decisive nella vittoria dei democratici americani, attardatisi negli anni a difendere fallimentari โ€œterze vieโ€ che avrebbero dovuto superare i modelli socialdemocratici e le virtรน piรน che mai attuali della capacitร  dello stato di essere decisivo negli orientamenti economici, proprio in presenza di unโ€™aggressiva e onnivora ondata capitalista?

Affrontiamo quindi lโ€™occasione della celebrazione della nascita delย PCIย come unโ€™occasione di riflessione politica e ideologica opportuna, nel rispetto e nella considerazione che si deve a una forza politica che รจ stata essenziale nellโ€™affermazione dei valori nazionali e nella costruzione dellaย Repubblica italiana, che รจ stata tanta parte della sinistra e che orienta ancora a un secolo di distanza una fetta consistente del suo popolo, dei lavoratori e delle giovani generazioni. La sua attualitร , oggi come allora, sta nellโ€™essere argine al populismo e ai nuovi autoritarismi, purchรฉ non ne assuma, come รจ accaduto in diverse fasi della politica del Paese, delle sembianze spurie.

Non diciamo che il vento del populismo che spazza lโ€™Europaย e leย Americheย sia fascismo tour court. No. E perรฒ esso va combattuto con tenacia e determinazione correggendo anzitutto gli errori che anche la sinistra ha commesso al tramonto del secolo scorso. Pensiamo allโ€™Italia.ย La vulgata che lo Stato fosse onnivoro non era una falsitร , e perรฒ una cosa รจ limarne le unghie, altro รจ smantellare pezzi di sanitร  pubblica e svendere aziende di Stato in settori strategici come รจ stato fatto dalla Sinistra alย Governo. Una cosa รจ tagliare sedi universitarie in eccesso, altro non scommettere fino in fondo su ricerca e istruzione. Una cosa infine รจ il rispetto della legalitร , altro รจ lโ€™esaltazione dellโ€™arbitrio giudiziario senza garanzie per gli imputati e lโ€™utilizzo sistematico delle vicende giudiziarie per annientare e umiliare lโ€™avversario politico.

Quel che serve oggi, tanto piรน di fronte allโ€™emergenza da pandemia, รจ unoย Stato umanizzato, un canone sรฌ riformista, dunque quanto mai rivoluzionario, che corregga le distorsioni della globalizzazione guidata da multinazionali e alta finanza, che restituisca allโ€™Europa il ruolo che ebbe al tempo dei pionieri perchรจ possa inserirsi a pieno titolo nella competizione mondiale arrecandovi i valori del suo canone secolare: libertร , welfare, conoscenza, che, infine, si preoccupi di creare ricchezza senza dimenticare la massa crescente e disperata degli ultimi.

Padre di questa storia e di questo futuro รจ ilย Socialismo umanitario. Per questa ragione, da socialisti ribadiamo le attualitร  prevalenti delย metodo riformista,ย e intendiamo continuare a riflettere assieme a tutti coloro che mantengono vivo lโ€™ideale e lโ€™obiettivo di una societร  piรน giusta, piรน libera, solidale e moderna e vogliono richiamarsi ai valori piรน alti di unย Umanesimo socialistaย adatto ai nostri tempi di cui piรน che mai sentiamo il bisogno.

(Bobo Craxi e Riccardo Nencini, Il Riformista)

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