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«Lo Scorpione Dorato», il romanzo di Marika Campeti che colpisce dritto al cuore

«Lo Scorpione Dorato», il romanzo di Marika Campeti che colpisce dritto al cuore
Novembre 26
06:00 2020

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Presentiamo questo bellissimo romanzo di una bravissima autrice, che si distingue anche per il suo impegno nel lavoro e nella società. Lettura da non perdere

Ognuno ha i propri gusti in fatto di storie, generi e autori, ma ci sono alcuni libri che superano queste categorie e restano nel cuore dei lettori a prescindere dalla data di uscita, dalla notorietà dell’autore o della casa editrice che li pubblica.

Tra le tante novità letterarie in uscita, oggi vogliamo consigliare ai nostri lettori un libro che abbiamo trovato molto emozionante,

una  storia  incentrata sul coraggio femminile, ambientato principalmente nella città di Istanbul.

Parliamo del nuovo romanzo «Lo scorpione dorato» della scrittrice romana Marika Campeti, edito da Augh Edizioni.

Dopo il successo del  «Il segreto di vicolo delle Belle», l’autrice racconta nel nuovo romanzo la vicenda di Chiara, una donna dalla vita apparentemente perfetta che arriva in Turchia, si intreccia con quella di Beyan, profuga curda con un passato di abusi e indifferenza, anche lei custode di un doloroso segreto. In un viaggio tra povertà e assenza di umanità di un campo profughi turco siriano, gli scenari maestosi della città di Istanbul si trasformano lungo il cammino in una distesa di polvere dove le due donne compiranno il loro destino, in un continuum tra presente e passato, fino alla scoperta della verità.

Il titolo  prende spunto dalla simbologia dell’aracnide e del segno zodiacale. Questo scorpione, di cui solo alla fine verrà rivelata l’identità, rappresenta ciò che sta sotto, nella psiche e nell’inconscio della protagonista occidentale Chiara.

«Per scrivere lo Scorpione dorato – commenta Campeti – mi sono avvalsa della collaborazione dell’associazione umanitaria Support and Sustain Children che opera da diversi anni al confine turco siriano. Con la presidente Arianna Martini, ci siamo sentite per sei mesi. Lei mi ha raccontato tutto ciò che ho riportato nel romanzo sotto forma di ambientazione realistica, dalla descrizione dei campi, alla vita quotidiana dei profughi, ai soprusi che subiscono donne e bambini costretti a lavorare nei campi coltivati, alla descrizione dell’attività quotidiana dei volontari che si recano sul posto».

«Tutta la parte ambientata nel campo profughi è realistica – aggiunge l’autrice –  anche il campo stesso lo è, e proprio in questo campo spontaneo Arianna ha fatto partire da qualche settimana un progetto per la costruzione di un pozzo d’acqua potabile, in quanto i bambini bevono l’acqua del fiume. Anche i miei lettori hanno in piccola parte contribuito al progetto, in quanto ho potuto fare una piccola donazione con i primi proventi della vendita del romanzo. La decisione di inserire nel romanzo una realtà così distante dalla nostra ma che ci riguarda da vicino, deriva dalla consapevolezza di essere nata e cresciuta in una realtà privilegiata e fortunata».

«Non posso, come madre, ignorare le condizioni disumane in cui vivono quei bimbi – conclude Campeti – Per dare voce a una realtà che concretamente si occupa di aiutare sul posto, ho voluto usare ciò che so fare meglio: scrivere. Il messaggio sociale di questo romanzo è inserito in una trama ricca di colpi di scena. Regalo al lettore una storia densa di emozioni, e spero che sul finale, chiusa l’ultima pagina, la lettura possa indurre a una profonda riflessione».

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Piuttosto che commentare il romanzo, vogliamo fare una breve riflessione su Erika Campeti.

Che una donna brillante, sempre puntuale, dedita con passione al proprio lavoro, sia responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione di una ASL non può che darci tranquillità; viviamo in un periodo veramente difficile e complicato, nel quale un’informazione completa e trasparente è elemento essenziale per dare fiducia ai cittadini, ridurre quella distanza che li separa dalle Istituzioni che è uno dei mali del nostro tempo.

Poi scopriamo che Marika, fra le altre cose, fa volontariato e scrive poesie e romanzi. E si apre un orizzonte. La Asl, che siamo abituati a vedere come una struttura burocratica, piena di difetti e contraddizioni, in realtà è un organismo vivo, dove le donne e uomini che ci lavorano sono la vera ricchezza: per le loro competenze tecniche, l’impegno, ma anche  l’umanità ed il bagaglio culturale che fanno la differenza, consentono di sopperire – seppure in parte – alle carenze strutturali di cui soffre il nostro sistema sanitario pubblico sempre più compresso e penalizzato a favore del settore privato. E’ proprio vero che la cultura è un “bene” essenziale. Grazie a lei e a tutti i suoi colleghi, e buon lavoro.

L’agone

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Marika Campeti

Marika Campeti è nata a Roma nel 1979. Nel 2002 si è laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo. Dopo gli studi ha svolto i suoi primi lavori nella post-produzione televisiva e cinematografica come rilevatrice dialoghi e assistente al doppiaggio.

Attualmente è responsabile dell’ufficio comunicazione e dell’ufficio stampa della ASL Roma 4.

Madre di un bambino di quattro anni e mezzo, si dedica alla passione della danza orientale con il suo gruppo “Le Danzatrici di Miral” e dal 2002 è operatrice reiki di secondo livello, metodo Usui. La sua prima pubblicazione è nell’antologia di poesia erotica femminile Ti bacio in bocca (LietoColle, 2004), mentre è del 2018 il suo romanzo d’esordio Il segreto di Vicolo delle Belle (Apollo Edizioni). A seguire ha pubblicato poesie e racconti in Le radici di Terracina (Innuendo Editore, 2019), Ninna nanna… ti racconto una favola (Apollo Edizioni, 2019) e Vivere per amore (Apollo Edizioni, 2020).

 

(Meridiana notizie)

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