22 Marzo, 2026
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Fbi: “Mosca vuole ancora interferire nelle elezioni”

Mosca colpisce ancora, sostiene l’Fbi. La storia si ripete e proprio come nel 2016 i russi stanno provando anche stavolta a influenzare le elezioni americane: e con gli stessi metodi di allora. Ovvero, attraverso una rete di account falsi e un sito civetta, dai quali diffondere disinformazione e malcontento, spacciandosi per un’associazione politica democratica. A muovere le fila cโ€™รจ nuovamente la Internet Research Agency di San Pietroburgo, quella dellโ€™oligarca Eugeny Prigozhin, il cosiddetto โ€œcuoco di Putinโ€ per i suoi interessi in aziende di catering, giร  ampiamente indagato (e messo sotto accusa) dal superprocuratore Richard Mueller nellโ€™ambito delle indagini sul Russiagate.

รˆ stata appunto lโ€™Fbi ad allertare i colossi dei social Facebook e Twitter segnalando le attivitร  anomale.

Dโ€™altronde, lโ€™intelligence giร  a febbraio aveva avvisato il Congresso sul rischio di nuove interferenze russe, ma allโ€™epoca la risposta era stata di concentrarsi piuttosto sulle cyber attivitร  cinesi, ritenute un problema piรน grande dallโ€™Amministrazione Trump.

Rispetto alle interferenze del 2016, questa volta i russi si sono perรฒ mossi in maniera diversa: ingaggiando persone reali affinchรฉ elaborassero i contenuti del sito specificamente realizzato e chiamato Peace Data โ€“ con tanto di false foto e identitร  dei curatori – mirati a esaltare la delusione dei democratici su temi ambientalisti e di politica estera nei confronti del ticket Joe Biden-Kamala Harris. Lo ha svelato alย New York Timesย un freelance che era stato ingaggiato dal gruppo e ha preferito perรฒ restare anonimo: l’uomo ha confermato di essere stato pagato 75 dollari al pezzo.

Questa volta รจ andata bene. Peace Data aveva appena cominciato a lavorare e gli account falsi a questa legati non erano riusciti ancora ad attrarre alti numeri di followers come invece avvenuto nel 2016. Quasi certamente ce ne sono in giro altri. Mosca sembra insomma ancora determinata a mettere lo zampino in quel che succede in America.

(La Repubblica)

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