LAGONE

FRANCA VALERI, OVVERO UN SECOLO DI SPETTACOLO, IRONIA E BUON GUSTO.

FRANCA VALERI, OVVERO UN SECOLO DI SPETTACOLO, IRONIA E BUON GUSTO.
agosto 01
09:08 2020
Pubblichiamo l’intervista a Stefania Bonfadelli, Soprano, figlia adottiva dell’attrice.

  

FRANCA VALERI, OVVERO UN SECOLO DI SPETTACOLO, IRONIA E BUON GUSTO

 di M.V.D.M.

“Una bravissima cantante lirica, un soprano di coloratura: dovreste ascoltarla nella Traviata, nella Lucia di Lammermoor, nel Rigoletto. Un prodigio”. Così la centenaria Franca Valeri parla di Stefania Bonfadelli, sua figlia adottiva. E lei, schiva e riservata, ci parla con affetto sincero della grande attrice italiana.

 

Come mai sua madre elesse Trevignano Romano a sua residenza?

 

“Franca ha una casa a Trevignano dal 1970. Ci era stata qualche volta a cena con amici, nel paese, e decise di acquistare un terreno e costruirvi una casa, una sorta di “buen retiro” che lei ha sempre molto amato. Qui ha scritto molte delle sue commedie, dei suoi libri, dei suoi sketch e ospitato molti amici. La villa sul lago è sempre stata piena di musica, di cani, gatti, di risate, di vocalizzi, di persone che hanno condiviso con lei periodi importanti delle loro esistenze”. 

 

Che rapporto aveva Franca Valeri con l’Opera?

 

“Gli ospiti erano spesso i vincitori del concorso per giovani cantanti lirici “Mattia Battistini”, fondato da Franca con il maestro Maurizio Rinaldi. Nella casa e nel teatrino di Don Carmelo si svolgevano le prove delle opere che poi sarebbero andate in scena al teatro di Rieti, sede del concorso. La grande passione di Franca è sempre stato il melodramma e fare le regie delle opere l’ha divertita sempre molto. Con i Battistini si sono create amicizie vere e durature che non si sono mai logorate negli anni. Condividere un percorso di creazione artistica insieme fa questo effetto: crea amicizie stabili o rancori perenni. E’ una questione di scelta. Dipende da come è andato il lavoro. Nel caso del Battistini evidentemente, sempre bene”.

 

La villa è cambiata, adesso? 

 

“Ora la villa ospita quattro cani meravigliosi, tutti rigorosamente trovatelli, Heidi, Peter, Sophie e Tunder. Molti anni fa, fu proposto a Franca di formare un’associazione di volontari per la difesa dei cani abbandonati. Fu così che nacque la “Franca Valeri onlus” presieduta ora da Giulia Negri e che negli anni ha permesso a centinaia di trovatelli di trovare una degna famiglia. Franca tiene moltissimo sia al rifugio che all’associazione. Ha sempre amato molto gli animali, e ha scritto anche un libro delizioso un po’ alla “Colette”, che si chiama “Animali e altri attori”.

 

Caratterialmente com’è Franca Valeri?

 

“E’ una donna fedele, in tutto, al teatro, ai suoi amici, ai suoi cani, e soprattutto a se stessa. Ha sempre voluto fare l’attrice, non ha mai pensato a nessun’altra possibilità di vita se non su quelle tavole. Una donna sicura di sé del suo talento. La sua arma più forte è sempre stata l’ironia, lo sappiamo, la capacità di vedere i comportamenti umani soprattutto femminili, nelle loro balordaggini, con un grande acume che è la sua caratteristica più spiccata. Si è sempre definita un comico: rigorosamente al maschile, non è una questione di genere ma di appartenenza a una maschera”.

 

Come nascevano le sue interpretazioni?

 

“I suoi personaggi nascono sempre dall’osservazione delle persone nella vita privata. E’ un’osservatrice incredibile. Non le sfugge nulla anche nella vita privata. “La signorina snob” è nata andando al teatro alla Scala, e imitando le amiche della madre. Oppure lo sketch della moglie del tenore, inventato guardando la moglie di un celebre tenore o Cesira la manicure o ancora la Sora Cecioni. Figlia della buona borghesia ebraica lombarda ha sempre guardato con ironia chirurgica la sua classe sociale di origine”. 

 

E nel privato, com’è Franca Valeri?

 

“Nella vita non si arrende mai: “perché dovrei?”, dice. Parla spesso dei suoi anni più felici, ma senza malinconia, con la silenziosa certezza del privilegio di averli vissuti. E’ taciturna perché pensa molto. Piange difficilmente, solo per la morte di un cagnolino. Non per aridità nei confronti degli uomini ma per tenerezza verso creature indifese e spesso bistrattate dagli esseri umani. Trova sempre il modo per darsi un momento di gioia anche nei momenti più bui. Le gioie possono essere, tante e piccole, come accarezzare il suo cane, un bacino alla nipotina, ascoltare la Callas, mangiare qualcosa di buono (è sempre stata piuttosto golosa anche se attenta a non ingrassare), telefonare ad un amico”.

 

Qualche tic?

 

“Si arrabbia quando vede una donna spettinata o malvestita. Trova il modo di oggi molto volgare, superficiale, cinico e noioso. Le manca molto recitare. Non si è mai chiusa dietro la porta di un camerino “è una cosa che non riesco a fare”, nemmeno l’ultima volta al teatro Argentina… e ha ragione, meglio lasciare sempre uno spiraglio per riaprire le porte, anche quelle che non ci interessano. Non si sa mai”.

 

Qual è l’eredità morale e artistica che lascia sua madre?

 

“Sicuramente Franca lascia una grande eredità, soprattutto nei suoi scritti e nelle sue commedie perché è innanzitutto una grande scrittrice che recita meravigliosamente. Non ha eredi, almeno finché non ci sarà un’altra come lei che genialmente saprà scrivere, recitare, fare sceneggiature, regie, capire gli atteggiamenti umani come lei e quanto lei. Del resto come dice nella sua commedia “Il cambio dei cavalli” ogni essere umano è un pezzo unico. E Franca unica lo è. Unica ed irripetibile”.

 

 

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