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Roma: La Fondazione Leone Moressa ha presentato oggi a Palazzo Chigi il Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione

Roma: La Fondazione Leone Moressa ha presentato oggi a Palazzo Chigi il Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione
ottobre 09
16:57 2019

La Fondazione Leone Moressa ha presentato oggi a Palazzo Chigi il Rapporto 2019 sull’economia dell’immigrazione che ha  per la prima volta affrontato anche il tema dei giovani italiani che emigrano.

I dati relativi alla loro emigrazione sono messi in parallelo con quelli dell’immigrazione straniera ed entrambi sono strettamente connessi al futuro del Welfare e del nostro Paese.

Dal 2009 al 2018 sono “fuggiti” dall’Italia 250mila giovani tra i 15 e i 34 anni, con una perdita potenziale di Pil di circa 16 miliardi (considerando il valore aggiunto che essi avrebbero potuto realizzare da occupati in Italia) pari all’1,1% del Pil. 

Sono andati principalmente in Inghilterra, Germania e Svizzera e tra le principali motivazioni del loro trasferimento hanno posto le scarse opportunità occupazionali.

Nella fascia d’età 25-29 anni il tasso di occupazione italiano è il più basso d’Europa (54,6% contro 75% di media europea) e il 31% dei giovani sempre 25-29 è neet (non lavora e non studia) a fronte di un 17% media Ue.

 

A far da contraltare a questi dati si pongono quelli relativi agli stranieri in Italia, che oggi sono  5.255.503, pari all’ 8,7% della popolazione, con un’età media di 34 anni.

La serie storica dei permessi di soggiorno segna però un vero e proprio crollo: dai 509mila del 2011 (il 47% dei quali era per lavoro) si è scesi a 239mila nel 2018 (di cui solo il 6% per lavoro), a fronte di una situazione assai differente in Europa dove i permessi di soggiorno regolari sono stati nel 2018 3,2 milioni, con 1/3 di quelli per lavoro in Polonia. L’Italia si pone al 14esimo posto e vede aumentare gli ingressi irregolari e quindi il lavoro nero.

Gli stranieri occupati in Italia sono 2.455.000, pari al 10,6% e producono una ricchezza stimata di 139 miliardi, pari al 9% del Pil. larga parte in lavori poco qualificati. Sono stranieri il 40% degli ambulanti, il 

68% dei domestici,  il 56% delle badanti e il 32% dei braccianti. Ad essi si aggiungono i 708.949 imprenditori, pari al 9,4% del totale attivi nei settori dell’edilizia, del commercio e della ristorazione che forniscono un significativo gettito fiscale e contributivo: 27,4 miliardi di redditi dichiarati, 3,5 miliardi di gettito Irpef e 13,9 miliardi di contributi previdenziali versati.

Dal punto di vista lavorativo sono due mondi che non si incrociano e non si “danno fastidio” : esportiamo lavoratori qualificati e importiamo (seppur in flessione) lavoratori -probabilmente altrettanto qualificati – ma disposti a fare lavori meno qualificati. 

Se però si considerano la forte denatalità, il rapido invecchiamento della popolazione (nel 2038 gli over 65 saranno 1/3 degli italiani) e che l’attuale rapporto di 3 occupati ogni 2 pensionati è destinato a diventare 1:1 nel 2038, é evidente che offrire maggiori opportunità ai giovani italiani e agli immigrati regolari appare come l’unico modo per sostenere nostro welfare nel breve e nel lungo periodo.

Paola Scarsi

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