LAGONE

Lettera aperta di Riccardo Agresti, dirigente scolastico, a proposito degli ultimi episodi accaduti alla “C. Melone”

Lettera aperta di Riccardo Agresti, dirigente scolastico, a proposito degli ultimi episodi accaduti alla “C. Melone”
aprile 14
19:43 2018

Desidero condividere una piccola riflessione a seguito dell’ennesimo “bailamme” scatenatosi sui social dopo l’anticipazione di una decisione che sarà presa dalla “Melone”. Lo farò tralasciando le analisi professionistiche, che non sarei in grado di fare non avendone le competenze, ma ponendo il focus proprio sulla Scuola e chiedendo scusa a coloro i quali non sia riuscito a fornire una risposta chiara ai singoli post (in qualcuno posso essere stato poco chiaro altri rischio di averli “persi”: sono veramente tanti).

Partirei dalla cosa meno importante di tutte: il dirigente scolastico.

Il fatto che in una intervista, abbia anticipato la reazione cha avrà la Scuola, a seguito di una gravissima violazione commessa da uno studente, ha generato una miriade di “accuse” di volermi “mettere in mostra”.

In un Paese libero e democratico, è compito e dovere dei giornalisti approfondire e diffondere le informazioni su ciò che accade, mentre dovere e correttezza è rispondere alle domande in maniera chiara e senza nascondere nulla.

Obiettivo dei giornalisti e del dirigente scolastico era, e resta, far conoscere quali siano le conseguenze di certe “ragazzate”, allo scopo di evitare che altri ripetano l’atto. Il termine improprio riportato virgolettato, che altri, con meno eleganza, hanno definito altrimenti, non è “nostro”, ma proviene da persone che hanno fatto ben comprendere che quegli atti li hanno commessi in gioventù e, per discolparsene, ipotizzano, erroneamente, che li abbiano fatti tutti e, peggio, le permettono e perdonano adesso ai propri figli non riconoscendone neanche ora le conseguenze penali. Molti di costoro sono mie “vecchie” conoscenze: genitori di ragazzi sanzionati dalla Scuola di cui ne sono il responsabile ultimo.

Il cruccio di molti è che io mi “metta in mostra”. Purtroppo nessuno me ne spiega i motivi. Certamente concordo sul fatto che vedere la mia brutta faccia sui social o in TV non sia un grande spettacolo. Pazienza: questa ho ed il mio stipendio non è sufficiente per pagarmi una plastica facciale.

Tuttavia i social sono pieni di immondizia e fake news, oltretutto diffuse in maniera tale da creare sempre maggiore disinformazione ed ignoranza (cito a caso: le scie chimiche, la dannosità dei vaccini, l’esistenza delle sirene, l’arrivo del pianeta Nibiru, il Grande Puffo che si è dimesso e Biancaneve che a breve darà un erede al trono). Nella fattispecie, che una volta tanto si parli di fatti, pericoli e conseguenze reali, nonostante la mia indubbia brutta faccia, francamente non mi sembra sia una cosa che possa creare scandalo.

Un dubbio mi sovviene: ricordo che 8 anni fa un amministratore locale ipotizzò il pericolo che avessi mire politiche e potessi scardinare gli equilibri del tempo.

Premetto che ho le mie idee politiche personali, che un paio di volte mi hanno candidato (senza alcun successo, per mia fortuna), che altrettante ho rifiutato la candidatura, che (come dirigente) il mio partito ed i miei interessi sono unicamente i bambini ed il loro bene (cosa che mi ha creato nemici acerrimi nello stesso partito che voto), che se volessi mettermi in mostra a fini elettorali, avrei trascurato il mio lavoro facendo politica (notare la “p” minuscola) a tempo pieno (come peraltro fanno in tanti).

In realtà io, come molti di voi, faccio solo Politica (con la “P” maiuscola), cioè, in quanto cittadino attivo, la “faccio” nel senso gramsciano del termine: vivo nella società e la modifico con il mio lavoro ed il mio esempio. Faccio notare che, per far bene il mio lavoro, non ho necessità di risultare simpatico a tutti i costi, come, invece, devono fare i politici per avere i voti dagli elettori che imboniscono. Anzi, spesso risulto antipatico proprio perché devo e voglio applicare rigorosamente le norme. Tanti nemici me li sono creati rispondendo “picche” alle richieste di “aiutini” da parte politici di destra, di sinistra e di centro.

Mi domando quindi cosa faccia pensare che il mio ego possa gonfiarsi nel ricevere improperi, insulti, offese e minacce dai soliti leoni da tastiera. “Leoni” peraltro abituati a sentirsi “campioni del mondo” pur restando distesi sul divano a bere birra e mangiare patatine, guardando i veri campioni che sudano in campo o rischiano la vita su una monoposto. “Leoni” che credono di essere portatori di cultura, rispetto ai migranti, solo perché vivono per caso su una penisola che ha dato i natali a Michelangelo (che magari nemmeno sanno chi sia o cosa abbia realizzato). “Leoni” che gaserebbero gli stranieri che mendicano, ma che difendono a spada tratta chi sta imparando il mestiere del ladro e condannano chi cerca di fermarli.

Ora è vero che la notorietà sui social non si misura con i “like”, ma basandosi sul numero di haters (ed io, a quanto appare, ne ho veramente molti), ma contrariamente a quanto affermava un famoso statista, il quale diceva: “Molti nemici molto onore!”, io ritengo sia molto meglio la parafrasi: “Molti amici, molto amore!”.

 

Il punto un po’ più interessante è invece cercare di comprendere per quale motivo alcune persone attacchino con veemenza quella Scuola che voglia insegnare con i fatti, e non solo con le parole, il rispetto della legalità.

Gli adolescenti spesso violano le regole per comprendere quale sia il loro limite. Fino a poco prima, da bambini, per loro il Mondo consisteva solo in loro stessi (mamma e papà erano solo organismi necessari a soddisfare i loro bisogni). Invece ora, da adolescenti, sono immersi in una società dove esistono altri individui, aventi altrettante necessità che possono andare in contrasto con le loro. Allo scopo di eliminare gli inevitabili conflitti nel sovrapporsi di libertà opposte, questa società si è data delle regole che impongono limiti alla assolutezza della propria libertà, quella che giustamente si aveva da bambini i quali giustamente non hanno responsabilità di sorta.

Se molti riescono a comprendere quali siano questi limiti, altri, “santommasiamente”, vogliono “toccarli con mano”. In fondo non hanno torto: con l’esperienza diretta si impara di più e meglio. Quindi gli adolescenti che violano le regole, fanno benissimo a farlo: a ben pensarci, stanno studiando educazione civica in quanto violano le regole per avere esperienza diretta del limite esistente. Chi spesso non svolge bene il proprio “mestiere” sono invece gli adulti che hanno timore o ritrosia a mostrare ai propri figli il limite che è stato superato.

L’importante è avere conoscenza delle conseguenze dei propri atti, lasciando la libertà a ciascuno di compierli, salvo poi pagarne le conseguenze. Quando noi alla “Melone” allontaniamo temporaneamente dalla comunità alcuni studenti, cui ad inizio anno è stato letto e spiegato il regolamento vigente, questi, all’incirca nel 90% dei casi, diventano “ragazzi modello”, dimostrando che hanno capito dove sia il limite ed evidenziando che la famiglia ha compreso e collaborato. Nel 10% dei casi, invece, le risposte dei genitori sono: “Ma cosa avrà mai fatto mio figlio?”; “Ma avete le prove di ciò che dite?”, “Ma lei da piccolo non ha mai fatto ragazzate?”, “Ma lo sa che mio figlio è stato provocato?”, “Venga fuori che la aspetto!”, “Sentirà notizie dal mio avvocato!” e così via … quando non si arriva alle mani contro i docenti. Non bisogna condannare questi genitori, loro agiscono per amore vero (quello della mamma), solo che non si rendono conto che “amare” significa altro da quello che credono di fare. Significa far comprendere ai propri figli quanto sono veramente amati. Magari dimostrandolo offrendo loro un sorriso in più; una carezza o un abbraccio quando ne hanno bisogno; magari fermandosi ad ascoltare un loro bisogno o un loro dolore, proprio quelli che per noi adulti risultano sciocchi e banali, ma per loro sono fondamentali. Invece, il mettersi sulla difensiva, o peggio attaccare per difendere i propri figli che hanno violato le regole, provoca solo danni ai ragazzi i quali, non riconosceranno di avere superato il limite e purtroppo, prima o poi, quel limite non compreso potrà costare, loro e ad altri, veramente troppo e, purtroppo, non avranno nemmeno più i genitori a difenderli contro conseguenze ben peggiori di una “bocciatura”.

Chi pubblica post di “fuoco”, generalmente non ha l’esperienza di chi, come i docenti, che oltre ai figli “naturali” ne hanno migliaia “professionali”, possono vedere il marcio di certe famiglie che perpetuano la delinquenza grazie all’inefficienza del proprio operato e anche tante Scuole, i cui dirigenti non vogliono “rogne” e tantomeno vogliono che il proprio nome compaia sui giornali, insabbiano tutto, tanto che quei ragazzi prima o poi vadano in prigione non li interessa minimamente. Costoro urlano allo scandalo, all’incomprensione del “povero” ragazzino (autore di un furto o di una violenza commessa grazie alla “assenza” della propria famiglia), e denigrano chi, come noi alla “Melone”, non abbiamo altri interessi se non il bene dei ragazzi che ci vengono affidati, anche e soprattutto il “povero bambino” di 15 anni che non verrà ammesso agli esami di Stato.

Io non oso giudicare nessuno (non è il mio mestiere, né mia volontà, né tantomeno ne ho le competenze ed inoltre non mi permetto mai di discutere di ciò di cui ho basse competenze), né tantomeno condanno coloro che hanno gridato allo scandalo per la reazione della “Melone” all’azione del ragazzo. In realtà li comprendo: loro amano i propri figli e conseguentemente amano anche questo ragazzo, Il loro amore è ben fondato, sia relativamente ai loro figli sia su questo ragazzo, ma è un amore agito male e le conseguenze di questo malinteso “buonismo” spero non si attuino mai né per i loro figli né per gli altri.

 

Il terzo punto, più pregnante, è però un altro.

Un signore, al quale ho fatto notare che non agendo nella età dell’adolescenza, per mostrare i limiti della libertà del singolo, le conseguenze avrebbero potuto essere furti e violenza nella sua stessa casa, mi ha risposto candidamente che d’ora in avanti avrebbe chiuso a due mandate la propria serratura, allo scopo di prevenire danni.

Qui è l’errore che forse spiega il tutto. Molti non si rendono conto che la nostra forza non è nel singolo, ma nella nostra società. Nelle jungla gli uomini sono soli e deboli. Costituendosi in società sta dominando (anche se male) il Mondo. Ciò che protegge ciascuno di noi non è la porta di casa chiusa a due mandate, ma la società che permette che quella porta di casa possa restare aperta. Aperta perché non ci siano pericoli ed aperta perché si è “comunità” e quindi pronti ad accogliere in casa chi ne abbia bisogno.

Se ciascuno riuscisse a maturare dallo stadio di “bambino” a quello di adulto, ed aiutasse i giovani, amandoli sul serio, a crescere istruiti ed acculturati sul rispetto delle Leggi e quindi del prossimo, le porte potrebbero restare aperte giorno e notte. Il rispetto del prossimo si ottiene proprio attraverso il rispetto della Legge, cioè di quelle norme che noi, comunità civile, ci siamo democraticamente dati per difendere tutti (non solo noi stessi).

Questa comunità che difficilmente sarà realizzata, anche perché spesso le Scuole hanno paura ad agire, qualcuno la denigra chiamandola “utopia”. Io credo lo faccia perché gli fa comodo che nessuno si impegni a realizzarla, nemmeno in parte. Per questo, forse, dà fastidio quella Scuola che opera per insegnare ai ragazzi cosa significhi comunità e quale forza ne derivi per tutti e per ciascuno.

 

Riccardo Agresti

Share

0 commenti

Nessun commento ancora!

There are no comments at the moment, do you want to add one?

Scrivi un commento

Scrivi un commento

La tua e-mail non verrà pubblicata.
I campi obbligatori sono segnati *

LEGGI QUI IL NUMERO DI LUGLIO 2018!

Iscriviti alla Newsletter!