LAGONE

Legambiente Lazio, i numeri del rapporto acquedotti colabrodo

Legambiente Lazio, i numeri del rapporto acquedotti colabrodo
luglio 28
16:49 2017

Riceviamo e pubblichiamo:

Legambiente Lazio, raccogliendo i numeri delle ultime 6 edizioni di Ecosistema Urbano dal 2011 al 2016, presenta il rapporto Acquedotti Colabrodo, da cui emerge un peggioramento repentino e costante in questi anni. Se infatti era chiaro a tutti l’enorme portata di acqua dispersa dalle reti, il trend in peggioramento mette ancora più in chiaro alcune dinamiche, ed emerge che negli ultimi anni i gestori in determinati territori, hanno smesso di investire causando un sostanziale raddoppio della dispersione.

Se la dispersione idrica a Roma era al 27% nel 2011, arriva al 44,4% con un costante peggioramento anno dopo anno. Dato ancor peggiore quello di Frosinone, ambito gestito da AceaAto5 da 5 anni, che passa dal 39% nel 2011, ad un impressionante 75,4% del 2016. Diverso il discorso per gli altri capoluoghi con dispersione grave ma più stabile, la perdita a Rieti che passa dal 45% al 53,8% e Latina dal 62% al 67%. Viterbo la miglior provincia fino al 2013 con il 14% di dispersione, ha cessato di inviare i dati negli ultimi 3 anni.

“I dati sulla dispersione sono raddoppiati a Roma e Frosinone negli ultimi 6 anni, ed è vergognoso se si pensa alla crisi idrica attuale che nasce da mancati investimenti del recente passato – commenta Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – se infatti era chiaro a tutti che gli acquedotti perdono una quantità indecente di acqua, si aggiunge il fatto che solo pochi anni fa i numeri erano ben altri. Sembra come se i gestori abbiano smesso completamente di investire nella manutenzione acquedottistica e a fronte di ciò cerchino di emungere più acqua possibile dalle risorse naturali straordinarie del Lazio come il Lago di Bracciano, il Peschiera nel reatino, l’Acqua Marcia dai Simbruini o la captazione del Pertuso che ha fornito acqua alle tubature colabrodo, mandando il fiume Aniene sotto la soglia minima vitale di portata.

Stiamo in queste ore difendendo il Lago di Bracciano, sostenendo i Comuni rivieraschi e il provvedimento di blocco delle captazioni di Regione Lazio, e siamo convinti che se i gestori del servizio idrico avessero con urgenza messo mano alle condutture ad inizio della crisi, quando non pioveva o nevicava lo scorso inverno, tutto questo non sarebbe successo. Gravi responsabilità ha quindi Acea ma anche il Comune di Roma che da proprietario dell’azienda, non ha mai inciso, tanto più nell’ultimo anno, con la politica aziendale, e continua a non incidere anche in queste ore. Da Dicembre scorso era chiaro a tutti gli operatori del settore, gli ambientalisti e gli abitanti di Anguillara, Bracciano e Trevignano, che iniziava una captazione drammatica dell’acqua del lago; invece di fare scelte concrete e strutturali, chi poteva evitarla, ha iniziato a fare la danza della pioggia, evidentemente poco efficace e con conseguenze drammatiche per Roma. Invece di rivolgersi alle istituzioni minacciando blocchi dei flussi o aumento delle tariffe se non ci saranno investimenti, Acea ripari le condotte con i dividenti che sono andati evidentemente ovunque tranne che in manutenzione”.

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