Roma: la maestosità delle Terme di Caracalla volute da Settimio Severo

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Le Thermae Antoninianae (Terme di Caracalla) sono uno dei più grandi (secondo per grandezza solo a quello delle Terme di Diocleziano inaugurate nel 306 d.C.), e meglio conservati complessi termali dell’antichità. Volute da Settimio Severo, furono inaugurate nel 216 d.C., sotto il regno del figlio, Marco Aurelio Antonino Bassiano detto Caracalla, nella parte meridionale della città precedentemente restaurata e monumentalizzata dai Severi con la via Nova e la grande costruzione scenografica detta ‘Settizonio’ (Il Settizonio o Settizodio era una facciata monumentale di un ninfeo, dall’aspetto di scena teatrale vitruviana, a più piani di colonne, fatta innalzare dall’;imperatore Settimio Severo nel 203 ai piedi del colle Palatino, a Roma.) purtroppo andata perduta in epoca medioevale. Le dimensioni dell’edificio e la monumentalità degli ambienti, conservati per due piani in alzato, e per due livelli in sotterraneo, ci permettono di immaginarne la fastosità, queste potevano accogliere più di 1.500 persone contemporaneamente (si è calcolato che in media erano visitate da circa 8000 persone al giorno). Le Terme di Caracalla sono uno dei rari casi in cui è possibile ricostruire, sia pure in parte, il programma decorativo originario. Le fonti scritte parlano di enormi colonne di marmo, pavimentazione in marmi colorati orientali, mosaici di pasta vitrea e marmi alle pareti, stucchi dipinti e centinaia di statue e gruppi colossali, sia nelle nicchie delle pareti degli ambienti, sia nelle sale più importanti e nei giardini.

L’approvvigionamento idrico era assicurato dall’acquedotto fatto costruire da Caracalla come derivazione, forse, dell’Aqua Marcia e prese il nome di Aqua Antoniniana dal nome della famiglia dell’imperatore. L’intero complesso rimase in funzione ininterrottamente (con interventi migliorativi successivi) fino al 537, in seguito al taglio degli acquedotti di Vitige, re dei Goti. La pianta rettangolare è tipica delle “grandi terme imperiali”. Le terme non erano solo un edificio per il bagno, lo sport e la cura del corpo, ma anche un luogo per il passeggio e lo studio. Si entrava nel corpo centrale dell’edificio da quattro porte sulla facciata nord-orientale. Sull’asse centrale si possono osservare in sequenza il calidarium, il tepidarium, il frigidarium e le natatio; ai lati di questo asse sono disposti simmetricamente attorno alle due palestre altri ambienti. Le terme furono oggetto di scavo sin dal XVI secolo, quando vennero alla luce statue famosissime come l’Ercole Farnese e il colossale gruppo scultoreo del Toro. Molte di queste opere, entrate nella collezione Farnese, furono poi trasferite a Napoli, in seguito a vicende ereditarie e dinastiche. Anche nel XIX secolo vi ebbero luogo numerosi scavi proseguiti fino ai primi anni del ‘900. La parte senz’altro più sconosciuta delle Terme di Caracalla è costituita dai sotterranei di servizio, un dedalo di grandi gallerie carrozzabili (6 metri di altezza per 6 metri di larghezza in alcuni punti) che corre sotto buona parte dell’edificio, dove si trovavano tutti i depositi di legname, i forni e le caldaie, ma anche un mulino, il mithraeum (scoperto nel 1912 e risultante il più esteso di Roma) e una fitta rete di gallerie più piccole che serviva per la posa delle tubazioni in piombo e la gestione dell’adduzione e della distribuzione dell’acqua. Molto lavoro ci sarebbe da compiere nei sotterranei per conoscerli appieno, poiché essi non sono ancora completamente scavati e in alcuni punti le gallerie sono interrotte dai crolli antichi con stratigrafie intatte. L’attività di scavo cominciata nel marzo del 2010 tramite un accordo di collaborazione con la Sovrintendenza Archeologica di Roma, si è concentrata, nella fase preliminare, nell’esplorazione del primo livello sotterraneo con l’individuazione del tratto terminale delle condotte di scarico e il collegamento con il grande collettore fognario. Inoltre si sta procedendo nel documentare, con ampio supporto fotografico e cartografico, l’intera planimetria del complesso ipogeo sottostante gli impianti.

Gloria Donati

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