1 Aprile, 2026
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L’Italia e l’Europa tra dazi e guerre: il nuovo disordine mondiale

Il mondo che ci sta davanti non appare razionale, né bello, né nobile; la sua condizione è il caos, caratterizzato dalla mancanza di un ordine definito e dall’assenza di prospettive per un futuro migliore.

Il “superuomo” Trump cerca di dominare lo scacchiere globale imponendo la propria  “verità”. Il mondo, dopo l’attacco all’Iran del 1° marzo 2026 e l’uccisione di  Ali Hosseini Khamenei, è entrato in una fase che ha archiviato per sempre l’illusione di un ordine internazionale basato su regole condivise.

I fatti di questi giorni confermano che il “nuovo scenario”  ci proietta in una realtà con cui ogni cancelleria deve fare i conti: è la fine del diritto internazionale e della diplomazia tradizionale. Il cuore pulsante di questa crisi è il Medio Oriente, che si aggiunge alle guerre già in corso. L’azione militare guidata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha segnato un punto di non ritorno, trasformando una tensione regionale in un test di tenuta per la sicurezza globale.

Siamo ormai consapevoli che, in un sistema frammentato, un singolo errore di calcolo può innescare una reazione a catena incontrollabile; una   preoccupazione, del resto, già espressa dal Presidente Mattarella in un suo intervento pubblico.

Se il decennio scorso è stato segnato dalla crisi della globalizzazione, oggi siamo immersi in quella che gli analisti definiscono “geoeconomia protezionista”, dominata da misure che limitano le importazioni e incentivano le esportazioni attraverso sussidi di vario genere. Viviamo in un sistema in cui il commercio, l’energia e la tecnologia non sono più strumenti di integrazione, bensì armi di pressione politica.

Al centro della scena dominano gli Stati Uniti con la dottrina “America First”, impegnati in una strategia aggressiva che non riguarda più solo la Cina, ma colpisce trasversalmente alleati e avversari. Le recenti operazioni in aree come il Venezuela e l’Iran hanno ridisegnato le mappe dell’energia, spostando la vulnerabilità europea dai gasdotti russi alle rotte marittime globali.

Lo Stretto di Hormuz è oggi il nuovo “tallone d’Achille”: ogni minima tensione si traduce subito in shock  petroliferi e conseguenti processi inflattivi. Inoltre,  la supremazia globale si gioca sul controllo delle terre rare e sull’accelerazione dell’intelligenza artificiale.

L’Europa si trova davanti a un bivio, schiacciata tra il gigantismo tecnologico di USA e Cina e la necessità di un riarmo interno. Deve decidere se diventare un polo industriale sovrano o restare un mercato di consumo, privo di reale peso geopolitico. Per l’Italia e per l’Europa, la sfida sarà navigare in questo “abisso oscuro” senza perdere la bussola dei propri valori democratici.

Franco Marzo

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