3 Aprile, 2026
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La Costituzione non si piega: il referendum che ha fermato la riforma

Il referendum costituzionale sulla giustizia si è chiuso con un risultato che segna un passaggio rilevante nel dibattito sulle riforme istituzionali ma soprattutto nella vita politica del nostro Paese. Un risultato che appare sorprendente, in parte per il risultato, perché quel 53,7% dei NO contro il 46,3 % dei SI non era facile da prevedere, al massimo, per chi scrive, poteva essere auspicabile, ma l’elemento che più colpisce e deve far riflettere è che questo straordinario risultato si è verificato con una percentuale di votanti inaspettata. Una percentuale di affluenza di quasi il 60% si avvicina alle percentuali delle ultime consultazioni politiche, supera di molto le percentuali delle ultime elezioni regionali e per quanto riguarda le ultime consultazioni referendarie, i referendum abrogativi non hanno quasi mai raggiunto il quorum del 50%. Eppure gli elettori, in occasione di questo referendum costituzionale, erano chiamati a esprimersi su una revisione dell’assetto della magistratura, dalla separazione delle carriere ai meccanismi di valutazione dei magistrati, voluta dal governo Meloni. Temi che, per il loro carattere molto tecnico, non avrebbero dovuto  invitare le masse ad esprimersi e invece, fin dalla giornata di domenica, si era capito che la maggior parte della popolazione aveva la necessità di esprimersi. Come? È stato il dubbio che ci ha accompagnato fino al primo exit-poll delle ore 15,00, poi i dati ufficiali sarebbero stati, per chi ha approvato la riforma Nordio, ancora più severi.

Immediato il rimbalzo politico. Le associazioni e le forze politiche contrarie alla riforma hanno parlato di un segnale chiaro, interpretando il voto come un mandato a proseguire sulla strada del cambiamento, per costruire un’alternativa.

Soltanto in tre regioni: Lombardia, Veneto e il Friuli-Venezia Giulia ha prevalso il Sì alla riforma, indubbiamente è stata la prima sconfitta nazionale di una Presidente del Consiglio, e della sua coalizione, che sembrava invincibile. Ancora una volta gli italiani hanno ricordato che la Costituzione non è un terreno di conquista, né un trofeo da esibire. Si può modificare, certo, nulla è intoccabile, ma si fa con metodo, con equilibrio, con il contributo di tutte le forze disponibili. Esattamente come insegnarono i Costituenti.  Credo che questa, per chi riconosce e ha a cuore la Costituzione, sia stata la più grande lezione che ci hanno consegnato i cittadini, con la loro chiara espressione di voto, e soprattutto i giovani, che ho visto, numerosi, tornare ad aggirarsi per i seggi. Il futuro ha radici antiche ma ha bisogno di foglie nuove per interpretare il presente.

Lorenzo Avincola

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