14 Giugno, 2024
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A proposito di spreco alimentare

Ogni anno nel mondo vengono buttate enormi quantità di cibo. Si pensa che, secondo i dati più recenti, nell’Ue vengono buttati in media 131 chili di cibo pro capite ogni anno, mentre quasi 33 milioni di cittadini europei non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni. Gli ultimi dati pubblicati da Eurostat relativi al 2021 hanno evidenziato come le famiglie buttino nei rifiuti gli scarti domestici che sono il 54 per cento del totale. Tutto questo costa per il pianeta: infatti lo spreco di cibo genera l’8-10% delle emissioni globali di gas serra, pertanto lo spreco alimentare è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico.
Le Nazioni Unite hanno fissato l’obiettivo di riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari come uno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del mondo. Ma l’obiettivo di dimezzare gli sprechi alimentari appare ancora lontano in ogni regione del mondo. Lo spreco avviene su più livelli. Nelle singole famiglie, per vari motivi, come l’acquisto o la preparazione eccessiva di cibo, ma soprattutto lungo la catena industriale globale dove si perdono enormi quantità di frutta e verdura, data la loro natura deperibile.
La perdita di cibo lungo la filiera dei prodotti alimentari freschi varia notevolmente da una regione all’altra. Ciò è spesso dovuto alle diverse tecniche di raccolta, stoccaggio e trasporto. Nei vari paesi del mondo la situazione varia: in Australia e Nuova Zelanda il 5-6% di tutti gli alimenti va perso prima ancora di arrivare al consumatore; in Asia centrale e meridionale, questa percentuale sale al 20-21%, mentre in Europa e Nord America la perdita di cibo si aggira intorno al 16%. Queste differenze indicano che il problema deve essere affrontato maggiormente a livello nazionale e regionale. Le soluzioni devono dipendere dalle condizioni locali, dai prodotti, dalle infrastrutture di trasporto e dal comportamento dei consumatori. La perdita di cibo produce non solo uno spreco di risorse, ma anche impatti ambientali negativi, come emissioni di gas serra dovute alla decomposizione dei rifiuti. Nei paesi occidentali i consumatori sono responsabili della maggior parte degli sprechi alimentari, sia all’interno delle case quotidianamente che durante la produzione e la distribuzione. Una riduzione degli sprechi alimentari durante la prima fase di raccoglimento e di distribuzione, oltre che in famiglia, può determinare risultati vantaggiosi per tutti, tra cui un drastico calo della domanda di cibo della popolazione che si trova in notevole crescita. In più tutto ciò comporterebbe la riduzione degli effetti negativi dell’agricoltura sull’ambiente.
Francesco Benedetti 

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