Parla Marianna Madia, candidata alla Camera dei Deputati

La redazione de L’agone ha rivolto alcune domande a Marianna Madia, già ministro e candidata alla Camera dei Deputati.

E’ candidata al plurinominale Lazio 2, un territorio legato alla logistica, ma anche al turismo di prossimità, all’agricoltura; un tessuto produttivo eterogeneo ma colpito dalla crisi post Covid. Come ha scelto di parlare agli elettori ?

«Nel modo che sento più opportuno in questa fase complessa per questo territorio come per tutto il Paese. Credo che le persone vivano un tempo di grande fatica, di grandi timori. Gli anni della pandemia, ora la guerra e la crisi economica lasciano addosso alle persone un senso di precarietà, timore e incertezza. Per questo ho voluto fare una campagna parlando del “prendersi cura”. Penso che per chi si candida a rappresentare le nostre comunità il tentativo, certamente complesso, debba essere quello di un segnale di “presa in carico”, di comprensione delle difficoltà, spesso dei drammi delle persone e credo che la risposta della sinistra, del nostro partito, debba essere una risposta che dia un segnale su tutti: adesso occorre protezione. Ora più che mai è il momento di offrire tutele a chi non ne ha, offrire soluzioni a chi è più esposto nella crisi: lavoratori precari, le donne su tutti».

Quali segnali ha colto da parte dei cittadini? C’è timore per il futuro dopo la caduta anticipata del Governo?

«Come credo ovunque, mi sembra si sia passati dalla fase di incredulità a una fase di grande preoccupazione e incertezza. Il timore per il futuro è grande. Penso che ci vorrebbe un vento di speranza, di slancio, un messaggio rassicurante che aiuti a recuperare il sorriso quando si pensa al domani. Temo il messaggio della destra che, come tradizione recente, cavalca le paure, le utilizza, spesso le alimenta. Un consenso facile in questa fase che nasconde il vuoto più assoluto di idee per l’economia, il lavoro, l’occupazione. Nel mondo che viviamo, un Paese che si isola, che predilige il sovranismo ideologico all’impegno in Europa è un Paese che fa danno anzitutto alla propria economia, ai propri imprenditori e di conseguenza ai lavoratori. La destra di Giorgia Meloni è un mix tra regressione sui diritti, ideologismo populista vuoto di contenuti sull’economia».

Sondaggi alla mano la destra sembra avanti in questa partita elettorale, c’è rimpianto per non essere riusciti ad ampliare la coalizione ai 5 Stelle o ad Azione tenendo presente che nel centrosinistra sono già presenti contemporaneamente forze politiche liberali di stretta osservanza “draghiana” (+Europa) e che erano all’opposizione del premier dimissionario (alleanza Verdi-Sinistra) ?

«Non mi pare il momento dei commenti su ciò che è stato. Manca poco al voto e per il momento la percentuale più alta è quella degli astenuti. Possiamo fare ancora moltissimo per convincere milioni di italiani indecisi che il Partito Democratico è ancora oggi la scelta migliore per l’economia del Paese, per le lavoratrici e i lavoratori e per tutti coloro che credono nel progresso sui diritti civili».

Se il centrosinistra dovesse vincere le elezioni qual è secondo lei un punto qualificante del programma da realizzare immediatamente con cui invitare al voto gli elettori?

«Ne dico quattro: salario minimo, ampliamento delle tutele sociali per le donne a partita Iva, diritto al tempo pieno nella scuola pubblica e rafforzamento della sanità pubblica con più risorse. Ovviamente, prima di tutto, dovrà essere gestito, a livello nazionale ed europeo, il tema dell’aumento dei prezzi energetici».

 

 

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