7 Dicembre, 2022
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“Giovani e futuro”, parla la psichiatra Adelia Lucattini

Nel rapporto curato dall’Osservatorio dell’Istituto Toniolo, l’impatto della pandemia da Covid-19 sulle nuove generazioni rischia di incidere sulle prospettive di vita ma anche sulle aspettative dei giovani spingendoli ad una rimodulazione al ribasso dei percorsi di vita, dalla professione alla scelta di formare una propria famiglia ed anche delle possibilità di avere figli. L’emergenza da Covid-19 sta in ogni caso, avendo un impatto sulla progettualità delle giovani generazioni, portando a una sospensione di scelte importanti legate al passaggio e alla transizione verso la vita adulta. Quali sono le loro aspettative? Quali prospettive si prefiggono in questo momento i giovani? Lo abbiamo chiesto alla Dott.ssa Adelia Lucattini, psichiatra e psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International

In questo “periodo storico di covid-19”, cosa sono le aspettative dei giovani per il futuro?

Nello studio del British Council, il Next Generation Italy Report, sui bisogni, le aspirazioni e le possibilità dei giovani, sono state evidenziati alcuni aspetti positivi.
I giovani italiani tra i 18 e i 30 anni, intervistati sulle proprie ambizioni di crescita professionale e sull’importanza della formazione per raggiungere gli obiettivi e i risultati sono confortanti. Infatti, il 65% dei giovani italiani ritiene di avere voce in capitolo nel determinare il proprio futuro, il 77% si dichiara soddisfatto della formazione ricevuta, il 40% degli intervistati aveva pianificato di vivere all’estero o era aperto all’idea di farlo, il 7% aveva già fatto questa esperienza. Il 40% degli intervistati tra i motivi principali per andare all’estero, ha indicato la crescita personale che non sente di poter avere in Italia, negli stessi tempi.
Il 31% ha indicato come fondamentale per l’apprendimento di una o più lingue e il 22% ritiene che offrano più opportunità di studio.

Quali le preoccupazioni?

Secondo lo studio dell’Osservatorio Open Up 2021 dell’Associazione nazionale giovani innovatori (Angi), i giovani hanno come prima preoccupazione quella di avere difficoltà nel trovare lavoro soprattutto per due ragioni: di non avere la preparazione e l’esperienza minima richiesta dal mondo del lavoro (il 64,8%); la preoccupazione che le aziende abbiano difficoltà ad assumere (il 51,8%). I giovani che desiderano aprire una propria attività hanno timori soprattutto per le scarse risorse per avviare un’attività o un’impresa, e per la difficoltà ad accedere al credito bancario.
Un capitolo a sé sono le donne, che dichiarano di avere minori opportunità nel mondo del lavoro a parità di età e titolo di studio, un secondo elemento che evidenziano, sono gli scarsi riconoscimenti nel mondo del lavoro (64,4%).

Quali prospettive e progetti hanno gli adolescenti?

Gli adolescenti vivono ancora in una sorta di sospensione, sono molto focalizzati sul presente in attesa della fine della pandemia. Nel frattempo, cercano di andare avanti nelle loro attività, lo studio, lo sport, la professionalizzazione e al tempo stesso di riuscire a vivere la vita sociale e sentimentale, grazie anche ai vaccini in cui i giovani hanno molta fiducia, e ai dispositivi di protezione individuale che portano ormai con una certa disinvoltura “modaiola”.
Se nel primo anno della pandemia, gli adolescenti erano soprattutto spaventati e sconcertati, col tempo, hanno poi interiorizzato, ciascuno dentro di se’, la scelta di imparare a vivere, anche adottando nuove abitudini. D’altro canto, i giovani sono generalmente aperti al nuovo, incuriositi e adattabili, purché comprendano le motivazioni degli sforzi che vengono loro richiesti e che siano coinvolti da protagonisti, nei progetti, nelle sfide, “nell’impresa”. Per gli adolescenti della “Covid-19-Generation” le priorità sono comunque quelle in linea con la propria età: fare le esperienze con il gruppo dei pari, frequentare gli amici, vivere pienamente e liberamente la vita sentimentale. Inoltre, è diventato più forte il desiderio di viaggiare, per studio o divertimento, e di costruirsi il proprio futuro lasciandosi aperte un ventaglio più ampio di possibilità, proprio per le maggiori incertezze della situazione attuale.

E i trentenni?

La situazione dei giovani della fascia 30-35 anni è diversa. Il Rapporto Giovani dall’Osservatorio dell’Istituto Toniolo ha analizzato le scelte dei giovani di questa fascia d’età sull’autonomia abitativa e sulla decisione di avere un figlio. I dati raccolti hanno rilevato una ricaduta negativa su queste aspettative, a causa dell’aumentata incertezza lavorativa e della preoccupazione di un futuro, peggioramento della situazione economica. La sicurezza di avere un buon reddito che viene correlata all’avere un lavoro stabile, è considerata un prerequisito indispensabile per formare una famiglia. A causa dell’incertezza accresciuta con la crisi sanitaria, i giovani riferiscono un profondo senso di insoddisfazione nel trovarsi a dover ridimensionare le proprie aspettative sull’avere una famiglia e soprattutto i figli. I giovani hanno piena coscienza delle necessità di una famiglia e del fatto che, offrire ai propri figli delle opportunità di studio e formazione, richiede anche un’importante impegno economico. Certamente il “gap”, lo scarto, tra aspettative e desideri, può generare disagio e anche uno scivolamento depressivo più o meno consapevole che ha sempre delle conseguenze non solo sul benessere personale, ma anche nelle interazioni sociali e nella vita lavorativa.

Quali i rischi per il benessere psicologico?

Il rischio di un’eccessiva distanza tra desideri, aspettative e loro realizzabilità, può portare ad ansia e a conflitti interiori, intrapsichici, emotivi e razionali. Questa dissonanza interna, unita alla preoccupazione di non poter realizzare i propri piani personali e progetti familiari, può causare scoraggiamento, indebolire la struttura dell’Io, attivare una sensazione di persecutorietà, abbattere, affaticare mentalmente e fisicamente, e infine portare inconsciamente ad abbassare le proprie aspettative.
Una revisione al ribasso di ideali e preferenze è sempre rischiosa, soprattutto quando non c’è una piena consapevolezza. Può infatti, portare a negare i propri desideri e ad illudersi di potersi sentire realizzati anche con un lavoro meno qualificato, senza una famiglia propria o senza figli. Il rischio in tutti i periodi di incertezza e di crisi economica e certamente la pandemia è proprio questo: in assenza di una piena consapevolezza di quello che sta accadendo, ma anche di politiche sociali ed economiche adeguate, può portare nel periodo
post-pandemico ad una situazione individuale e collettiva di un adattamento inconscio al ribasso in tutti gli ambiti. Adattamento che ha un costo in termini di fatica mentale, che quindi non è privo di conseguenze dal punto di vista del benessere psicologico di questa generazione.

Quali i suggerimenti?

Come sempre in tutti i periodi di “fermo”, è bene studiare e professionalizzarsi. Nel nostro mondo occidentale, non è possibile avere un buon lavoro senza una specializzazione adeguata, qualunque sia l’ambito a cui si è interessati.
Investire sull’apprendimento e la conoscenza di nuove lingue.
Essere aperti all’innovazione tecnologica e aprirsi al mondo del digitale con l’aiuto di professionisti che possano dare indicazioni su studi, stage e apprendistati di qualità.
Fare gruppo. In una società complessa il lavoro di gruppo con un obiettivo specifico e il pensare insieme sono sempre un’arma vincente.
Vivere il tempo presente come una sfida. Ogni sfida implica certamente uno sforzo, ma è anche stimolante, molto spesso è alla base creatività ed evoluzione.
Non scoraggiarsi di portare avanti i propri desideri e le proprie ambizioni. Se i bisogni possono essere solo soddisfatti, i desideri hanno bisogno di essere sostenuti emotivamente avendo uno più alleati, nella propria famiglia, nel proprio partner, negli amici.
Non rinunciare mai ai propri ideali. Gli ideali sono quelli che sostengono la volontà e danno la forza di sostenere la fatica e sopportare l’attesa tra i tempi del desiderio e i tempi della realtà.

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