20 Maggio, 2024
spot_imgspot_img

Covid. Londra approva il vaccino AstraZeneca. Ma per l’Europa i tempi si allungano

L’Ema annuncia che questo prodotto non sarà autorizzato entro gennaio: «Mancano i dati». Bruxelles acquista 100 milioni di dosi in più da Pfizer. E l’Italia ora è in difficoltà

L’Agenzia regolatrice inglese dei farmaci (Mhra) ha autorizzato l’uso di emergenza di un secondo vaccino contro il Covid-19, quello prodotto da AstraZeneca e università di Oxford. Il governo britannico ha comprato 100 milioni di dosi del vaccino e ha annunciato che il 4 gennaio inizierà la vaccinazione. Nel frattempo, a centinaia di migliaia di britannici è stato somministrato un altro farmaco, quello sviluppato da Pfizer e BioNTech.

Intanto nel resto d’Europa e negli Stati Uniti si fanno i conti con ritardi nelle forniture da parte delle aziende farmaceutiche e problemi di pianificazione. Ieri un tweet della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha annunciato: «Abbiamo deciso di prendere altre 100 milioni di dosi aggiuntive del vaccino BioNTech-Pfizer, già in uso per vaccinare gli europei. Avremo quindi 300 milioni di dosi di questo vaccino, che è stato valutato sicuro ed efficace. Altri vaccini seguiranno».

Il problema riguarda soprattutto il vaccino AstraZeneca-Oxford. L’Agenzia regolatoria del farmaco europea (Ema) giusto ieri ha infatti avvertito per bocca del vice direttore esecutivo Noel Wathionche che è «improbabile» che l’Ema riesca a dare il via libera al farmaco entro gennaio poiché «servono altri dati sulla sua qualità». Un ritardo dovuto, viene poi specificato, ad errori metodologici nella prima sperimentazione del candidato vaccino.

Senza contare – e anche questo sorprende – che la stessa AstraZeneca «non ha ancora fatto domanda ufficiale di autorizzazione». Segno più che mai tangibile del ritardo nei tempi previsti inizialmente. La notizia non è affatto buona, in particolar modo per l’Italia che – stando a quanto stipulato, al momento, all’interno del piano europeo — dovrebbe ricevere oltre 40 milioni di dosi da Oxford (contro le 27 circa del già approvato Pfizer e le appena 10,7 di Moderna, quasi certamente pronto al via libera dell’Ema il 6 gennaio).

Gli altri “cavalli” su cui ha puntato il nostro Paese sono poi Johnson&Johnson («Mi risulta che al massimo a marzo dovrebbe essere disponibile, anche se credo che stia accelerando e concludendo la terza fase di sperimentazione: a fine gennaio-metà febbraio dovremmo sapere qualche data certa», ha detto ad Agorà Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco) e Sanofi (in clamoroso ritardo, visto che in questo caso le sperimentazioni si concluderanno non prima dell’estate). Ed ecco perché la Germania si è anche mossa autonomamente con l’acquisto, reso noto lunedì, di 30 milioni di dosi di vaccino da BionTech-Pfizer che si aggiungono ai 55,8 milioni destinate alla Repubblica Federale nella ripartizione fatta dall’Ue.

Neppure negli Usa le cose vanno meglio, tanto che a intervenire sulla questione è stato il presidente eletto Joe Biden, che ha lanciato un monito all’amministrazione Trump per i ritardi sul fronte della distribuzione dei vaccini. A rallentare le operazioni oltreoceano c’è stata anche la richiesta dell’Fda di ulteriori controlli di qualità su ogni spedizione di vaccini. Intanto secondo il sito “Our world in data” al momento sono 4,6 milioni le dosi di vaccino inoculate nel mondo, quasi metà negli Usa. Il Paese che ha fatto più vaccini in rapporto agli abitanti è Israele, che ha somministrato 5,7 dosi ogni 100 abitanti, seguito da Bahrein (3,2) e Gran Bretagna (1,2).

In Italia i vaccinati sono arrivati appena a quota 8mila: uno slittamento sulla consegna delle dosi causato non solo dal maltempo, ma anche dal cambio di programma da parte della Pfizer, ha inciso sulla partenza della “fase 1” della campagna vaccinale di massa nostrana anche se adesso – ha assicurato anche ieri il commissario Arcuri – in tutto il Paese la macchina della somministrazione dal 31 dicembre è pronta ad entrare in moto. In queste ore «arriveranno sul territorio italiano le 469.950 dosi di vaccino» ha proseguito Arcuri, precisando che Pfizer ha comunicato agli uffici della sua struttura «un diverso calendario per la consegna dei vaccini in Italia, previsti per questa settimana dal contratto sottoscritto con l’Unione Europea».

Unica buona notizia, quella arrivata da Aifa, secondo cui da ogni flaconcino di vaccino anti-Covid Pfizer è possibile ottenere 6 dosi invece che le 5 previste. In questo modo, dalle 27 milioni di dosi previste si potrebbe arrivare a 32.

(Avvenire)

Ultimi articoli